Funerale mons. Ceccarelli. L’Arcivescovo: «In tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, sono certo che starà raccontando qualcosa di allegro anche in Cielo».

Funerale mons. Ceccarelli. L’Arcivescovo: «In tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, sono certo che starà raccontando qualcosa di allegro anche in Cielo».

Funerale mons. Ceccarelli. L’Arcivescovo: «In tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, sono certo che starà raccontando qualcosa di allegro anche in Cielo».

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Nel pomeriggio di martedì 23 marzo 2022 nella Cattedrale di Spoleto si è tenuta la liturgia funebre per mons. Giampiero Ceccarelli. È stata presieduta dall’Arcivescovo e c’erano numerosi presbiteri. Hanno assistito la liturgia due vescovi: mons. Riccardo Fontana Arcivescovo-Vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e mons. Gino Reali vescovo emerito di Porto-Santa Rufina. Presente il sindaco di Spoleto Andrea Sisti, il vice sindaco di Norcia Giuliano Boccanera e altri primi cittadini del territorio della Diocesi. Accanto ai nipoti, alla cognata e ai parenti, c’erano molti fedeli e amici di don Giampiero. Lunedì prossimo, 28 marzo, alle ore 18.00 in Duomo mons. Boccardo presiederà la Messa in die septimo.

Chi era don Giampiero Ceccarelli

Pubblichiamo l’omelia dell’Arcivescovo.

Di fronte al mistero della morte non c’è che il silenzio, come il silenzio e il pianto di Gesù alla notizia della morte dell’amico Lazzaro (cf Gv 11, 35); come il silenzio del Sabato santo, dopo la morte di Gesù; come il silenzio di ognuno di noi di fronte al mistero della vita e della morte; come il nostro silenzio per il vuoto che la dipartita di don Giampiero genera tra i suoi famigliari, nella nostra Chiesa diocesana e nella comunità di Eggi, che lo ha visto nascere e lo ha avuto come padre e pastore.

Ma come Gesù ruppe il silenzio quando incontrò Marta e le annunciò il Vangelo della risurrezione: «Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me avrà la vita eterna» (cf Gv 11, 26); come l’Angelo, il mattino di Pasqua, sciolse il silenzio chiedendo alle donne: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» (Lc 24, 5), anche noi siamo chiamati a sciogliere il silenzio aprendoci alla novità pasquale: con la fede nella risurrezione e nella vita eterna dobbiamo vivere questo momento di separazione in una dimensione nuova, accogliendo la morte di don Giampiero come il suo passaggio dalla precarietà dell’esistenza terrena alla beatitudine della vita che non muore, dove il Signore lo ricompenserà di quello che è stato e di quanto ha fatto e ha dato. Vogliamo dunque affermare, pur nella tristezza ma con la forza della fede, che don Giampiero sta nel cuore di Dio. L’intensità delle emozioni, i sentimenti più profondi, la memoria che abbiamo di lui sono sostenuti dalla certezza che egli non è svanito nelle ombre della morte ma che, come dice il libro della Sapienza, «le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà» (3, 1).

Abbiamo posto sopra la bara il libro delle Sante Scritture. Con questo libro don Giampiero ha preso confidenza, ne ha letto e meditato le pagine per comprenderle e gustarle. Dalle pagine di questo libro si è lasciato educare come cristiano. Questo libro ha ricevuto dal Vescovo il giorno della sua ordinazione diaconale, con il mandato di diventarne l’annunciatore convinto e credibile. Quante volte lo ha letto, spiegato e commentato alla sua gente, invitandola a prestarvi ascolto attento e docile! Ora faremmo torto a don Gianpiero se non cercassimo, anche noi, di vivere l’evento della sua morte improvvisa e crudele lasciandoci illuminare e confortare dalle verità contenute in queste pagine.

«Nessuno di noi vive per se stesso…se noi viviamo, viviamo per il Signore». La parola di Paolo ci fa capire che noi siamo costituzionalmente fatti per Dio: veniamo da Lui e a Lui stiamo andando nei nostri giorni brevi, fino a quando di Lui per sempre vivremo e gioiremo. La vita è un dono di Dio. A Lui appartiene l’ora e la modalità della nostra morte. «Chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?» (cf Mt 6, 27), chiede Gesù. Anche l’ora della nostra morte è nelle sue mani, dentro un suo progetto che è sempre e solo un progetto di amore, giacché «tutto concorre al bene per quelli che amano Dio» (Rm 8, 28). Forte di queste certezze, don Giampiero ha accettato di seguire Gesù, di rispondere generosamente alla sua chiamata e di far proprio il suo stile di obbedienza e di servizio, arricchendo il proprio ministero con un parlare schietto, diretto, con immagini tratte dal reale, dal mondo contadino, fuori di ogni rigido schema di appartenenza, serio e nello stesso tempo un po’ burlone, colorando il suo dire con il più autentico dialetto spoletino. Pur se spesso appariva in vesti dimesse, era un grande ed apprezzato studioso, di arte, di storia, di tradizioni. La sua semplicità, la sua modestia, la sua affabilità, la sua disponibilità, la sua capacità di guadagnarsi l’amicizia e la stima di tutti coloro che, in modi diversi, entravano in contatto con lui, quasi celavano la immensa cultura e la viva memoria storica del patrimonio artistico, che superava abbondantemente i confini del nostro territorio. Anche per questo la sua morte costituisce per tutti una grave perdita.

È consolante l’immagine di Gesù, il pastore buono e bello delle pecore, descritta dalla pagina evangelica che è stata proclamata. Il cristianesimo è tutto qui: consiste nel lasciarsi condurre docilmente dal Signore, nel seguire giorno per giorno Colui che ci precede, nel mettere le nostre orme nelle sue. Prima di essere pastori, noi sacerdoti siamo sue pecore e tali rimaniamo anche quando riceviamo il ministero presbiterale: è Lui, infatti, il solo, l’unico, grande Pastore del gregge, che riversa la sua attenzione e le sue sollecitudini su quanti sceglie e chiama. Don Giampiero aveva chiara coscienza di essere stato scelto e riconosceva che questa era la più grande grazia che il Signore gli aveva concesso. Era felice di essere prete, e questa felicità traspariva dalle parole e dalle azioni. Con questo spirito ha vissuto il ministero sacerdotale: ha amato e servito la nostra Chiesa diocesana e il popolo che gli è stato affidato prima a Borgo Cerreto, poi successivamente all’Abbazia di S. Eutizio in Preci, a S. Domenico in Spoleto e, negli ultimi dodici anni, a Eggi e Bazzano: un prete vicino alla gente, che ha saputo intrecciare un autentico ministero pastorale con un intelligente servizio in Curia, specialmente come Cancelliere e come Vicario Episcopale per la ricostruzione prima del 1997 e poi del 2016.

Mentre, insieme con la sua mamma, la cognata e gli amati nipoti, gli diciamo un affettuoso “arrivederci”, mi piace pensare a don Giampiero con la sigaretta in bocca, in compagnia degli Angeli e dei Santi: in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, sono certo che starà raccontando qualcosa di allegro anche in Cielo. Grazie, don Giampiero, per quello che sei stato e per quello che ci hai dato. Il Signore ti accolga nelle sue braccia di Padre misericordioso e ti doni il frutto delle tue fatiche: la beatitudine, la pace e la vita eterna. Amen.

 

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