Dal convegno degli operatori delle Caritas parrocchiali è emersa la necessità di costituire le Caritas inter-parrocchiali al fine di individuare meglio i bisogni della gente e, conseguentemente, tentare di affrontarli

Dal convegno degli operatori delle Caritas parrocchiali è emersa la necessità di costituire le Caritas inter-parrocchiali al fine di individuare meglio i bisogni della gente e, conseguentemente, tentare di affrontarli

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Venerdì 24 maggio a Cannaiola di Trevi, presso i locali del Santuario del beato Pietro Bonilli, si è tenuto il convegno diocesano degli operatori delle Caritas parrocchiali sul tema “Sulla tua parola getterò le reti (Lc 5, 1-11) – la collaborazione tra le Caritas parrocchiali e l’animazione della carità nell’Archidiocesi”. Davvero numerosi gli operatori Caritas che hanno accolto l’invito. I lavori sono stati aperti dal direttore della Caritas diocesana, avv. Giorgio Pallucco. Con un caloroso applauso gli operatori hanno manifestato a quest’ultimo la gioia per la sua nomina a Delegato regionale di Caritas Umbria. «Chiedo umilmente – ha detto il Direttore – di condividere con voi questo servizio che i Vescovi umbri mi hanno affidato».

Dopo aver ricordato un’operatrice della Caritas parrocchiale di S. Giacomo di Spoleto deceduta da pochi giorni e tutti quei volontari tornati alla Casa del Padre, Pallucco ha ancora una volta sottolineato come lo stile dell’operatore Caritas è quello di evangelizzare attraverso i segni, quello di dare all’altro, oltre al pacco alimentare o ad altro tipo di aiuto, se stesso. Infine, ha ribadito l’importanza per le Caritas parrocchiali di un territorio omogeneo di unire le forze e creare quella che viene definita Caritas inter-parrocchiale: ciò è garanzia di un servizio più efficiente e qualificato.

Poi, è stata la volta dell’Arcivescovo che ha tenuto una Lectio Divina sul tema della giornata: “Sulle tua parola getterò le reti”. Prima di analizzare il brano evangelico di Luca, però, mons. Boccardo ha tenuto a precisare come la creazione delle Caritas inter-parrocchiali sia una sua richiesta specifica. «Non è più pensabile – ha detto – che ogni parrocchia sia autosufficiente. So che c’è qualche resistenza, ma questa è la linea e non si torna indietro. Continuate, dunque, con determinazione nel favorire la comunicazione e la comunione». Non è mancato da parte del Presule un passaggio sul ruolo dell’operatore Caritas: «Fare il bene – ha detto – è la tessera di identità del cristiano e questo ce lo ha ricordato pochi giorni fa anche il Papa. Cari operatori Caritas, ricordatevi – ha proseguito – che è a nome della Chiesa che svolgete il vostro servizio e non a titolo personale. Dietro la vostra azione c’è tutta la Chiesa diocesana. Vi chiedo di non limitare la fantasia della carità». A questo punto mons. Boccardo, dopo aver invocato lo Spirito Santo, ha tenuto la Lectio Divina sul brano del Vangelo di Luca sopra citato. Riportiamo parte della Lectio del Vescovo: «La folla faceva ressa attorno a Gesù per ascoltare la Parola di Dio: siamo quindi in un momento pubblico. Gesù vede due barche, sale su una di essa, quella di Pietro, e inizia ad insegnare. La gente lo ascolta appassionata. Pietro è euforico: Gesù ha scelto la sua barca! Si pavoneggiava. Ed era pronto pure a ricevere i complimenti della folla. Ma Gesù, finito il discorso, disse a Pietro e ai suoi compagni di prendere il largo e gettare le reti. Quest’ultimo sapeva bene che non era il tempo buono per la pesca, tutta la notte, infatti, erano usciti a largo senza prendere un pesce. La fiducia che pensava di avere in Gesù vacilla. Pietro diventa non solo la persona singola, ma lo specchio di tante nostre situazioni: abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla. Quante volte lo diciamo come famiglie, come preti, come operatori Caritas… Pietro diventa l’immagine di tutti noi. Alla fine, però, dice: sulla tua parola getterò le reti. Decide di fidarsi e prova a fare la volontà del Maestro. Si impegna e va oltre ciò che è puramente razionale. Ci mette quel di più che è tipico del cristiano. Le reti vengono, dunque, gettate non sul calcolo o sull’esperienza, ma sulla parola di Gesù. Queste si riempiono di pesci, tanto che Pietro e gli altri devono chiamare i loro compagni per svuotarle. Pietro sperimenta che la parola di Gesù funziona. Da uomo pieno di sé e pronto a ricevere i complimenti dei suoi paesani, ha avuto paura, ha tentennato, ma alla si è fidato e nella fiducia fa esperienza della sua sproporzione di fronte alla grandezza di Dio e dice davanti a tutti: io sono un peccatore. Gesù con estrema delicatezza lo ha educato nel percorso, ha rovesciato completamente Pietro, all’inizio borioso e alla fine consapevole della sua povertà. E Gesù gli dice: non temere, d’ora in poi sarai pescatore di uomini. A noi cosa dice tutto questo? Ci dice la bontà di Dio per noi, la fiducia che ci dà. Anche a noi dice: getta la rete! Quando accogliamo le persone in Caritas non siamo forse pescatori di uomini? L’esperienza vissuta da Pietro ci dice che non possiamo stare in piedi da soli, ma che dobbiamo essere sostenuti dal Signore e fare esperienza della sua misericordia. Come concretizzazione di questa pagina evangelica, riprendendo un insegnamento del card. Carlo Maria Martini, suggerisco di fare un itinerario penitenziale, un serio esercizio di lettura della propria vita sotto lo sguardo di Dio. Va fatto in tre momenti. Primo: la lode. Andare a cercare quei momenti della nostra vita per i quali sentiamo di dover rendere lode al Signore. Secondo: la vita. Che cosa mi pesa, cosa vorrei fosse stato, cosa vorrei non aver detto o pensato. Un perdono che non riesco a dare, una parola cattiva detta o una inutile, un gesto di carità che non ho voluto fare, un gesto di pazienza che per stanchezza o rabbia non ho compiuto. Terzo: la fede. Signore so che sono debole, ma so che tu sei più forte. Credo che sei potente e che con la tua grazia mi puoi salvare così come sono adesso. Affido a te questo peso, questa povertà, questo peccato. Non ho paura di gettare la rete. Credo che il tuo amore è più forte.

Al termine della Lectio Divina dell’Arcivescovo, don Vito Stramaccia, parroco di Montefalco e accompagnatore spirituale della Caritas diocesana, che tra l’altro ha diretto per dieci anni, ha fornito qualche spunto di riflessione che può essere utile per il cammino verso la costituzione delle Caritas inter-parrocchiali. Il sacerdote ha subito sottolineato come fede e opere non vanno mai separate. Se ciò accade il rischio è il fideismo (ci penserà a tutto il Signore, anche a distribuire i vestiti ai poveri) e l’attivismo (fare senza la forza della preghiera, senza riflettere). Ai numerosi operatori Caritas riuniti a Cannaiola ha voluto ricordare anche che la carità non è solo distribuire pacchi alimentari; «la più grande carità – ha detto – è quella di perdonare l’offesa ricevuta, di ascoltare l’uomo e di cogliere le sofferenze che serba dentro, di dialogare e confrontarsi». E qui una richiesta ben specifica di don Stramaccia: «via l’invidia e la gelosia dalle nostre Caritas parrocchiali o zonali (il mio è meglio del tuo, io faccio questo meglio di te)». Poi, l’invito a continuare il rapporto con i Servizi sociali dei Comuni e a perseguire la strada della collaborazione tra le parrocchie che «ci darà più forza e risultati finali migliori. È tempo in cui dobbiamo osare per creare nuove avventure e nuove storie. La Chiesa ha bisogno di uomini coraggiosi che sappiano fare grandi scelte d’amore».

A questo punto il direttore della Caritas diocesana Pallucco ha brevemente presentato la Lettera Apostolica di Benedetto XVI sul servizio della carità, offerta alla Chiesa sotto forma di Motu proprio l’11 novembre 2012. Si tratta di alcune prescrizioni utili per il servizio ordinario delle Caritas zonali. Il Papa emerito scrive che «l’attività caritativa della Chiesa deve evitare il rischio di dissolversi nella comune organizzazione assistenziale, divenendone una semplice variante…I fedeli hanno diritto di istituire organismi (che devono essere approvati dall’autorità ecclesiastica) che mettano in atto specifici servizi di carità; l’autorità ecclesiastica dovrà comunque evitare il moltiplicarsi delle iniziative di servizio di carità a detrimento dell’operatività e dell’efficacia rispetto ai fini che si propongono». Poi, Ratzinger dedica un passaggio al compito del Vescovo nel servizio della carità di una Chiesa: «ne è la guida e il primo responsabile…Il Vescovo provvederà alla formazione degli operatori anche in ambito teologico e pastorale, con adeguate offerte di vita spirituale, affinché accanto alla dovuta competenza professionale, diano esempio di vita cristiana e testimonino una formazione del cuore che documenti una fede all’opera nella carità. Il Vescovo favorirà la creazione di un servizio di Caritas parrocchiale…Qualora lo ritenesse opportuno, tale servizio sarà costituito in comune per varie parrocchie dello stesso territorio. Il Vescovo dovrà altresì evitare che organismi caritativi accettino contributi per iniziative che, nella finalità o nei mezzi per raggiungerle, non corrispondano alla dottrina della Chiesa».

Prima della celebrazione eucaristica presieduta da don Vito Stramaccia nel santuario del beato Pietro Bonilli, gli operatori della Caritas inter-parrocchiale della zona pastorale di Trevi hanno testimoniato come unendo le forze si riesce a monitorare meglio i bisogni di un territorio e conseguentemente a dare un servizio migliore. Le parrocchie del Comune di Trevi (Trevi, Borgo Trevi, S. Maria in Valle, Cannaiola e Bovara) da un anno e qualche mese hanno costituito la Caritas inter-parrocchiale “Beato Pietro Bonilli”, nata dalla fusione di due precedenti realtà: la Caritas dei Colli trevani e quella della piana trevana. Ciò sta avvenendo anche in altri centri della Diocesi: a Spoleto, nella Valnerina ternana, nel casciano, nell’Alta Valle del Marroggia, tanto per fare qualche esempio. Altre parrocchie stanno pensando a questa opportunità di unire le forze per poter rispondere in modo migliore alle difficoltà, purtroppo, di tante persone.

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