Triduo pasquale 2024. Celebrata la Messa “in Coena Domini”. L’Arcivescovo: «Gesù è dono incondizionato a chi lo tradisce». Foto.

Triduo pasquale 2024. Celebrata la Messa “in Coena Domini”. L’Arcivescovo: «Gesù è dono incondizionato a chi lo tradisce». Foto.

Triduo pasquale 2024. Celebrata la Messa “in Coena Domini”. L’Arcivescovo: «Gesù è dono incondizionato a chi lo tradisce». Foto.

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Triduo pasquale 2024. Celebrata la Messa “in Coena Domini”. L’Arcivescovo: «Gesù è dono incondizionato a chi lo tradisce». Foto.

Con il Giovedì Santo si conclude la Quaresima, iniziata con il Mercoledì delle Ceneri, e con essa finisce anche il digiuno penitenziale. Con la Messa “in Coena Domini” (“nella Cena del Signore”) è iniziato il Triduo pasquale, ossia i tre giorni nei quali si commemorano la Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, che ha il suo fulcro nella solenne Veglia pasquale. L’arcivescovo Boccardo ha presieduto questa celebrazione nella Basilica Cattedrale di Spoleto. C’erano i ragazzi della Pievania di S. Ponziano che si stanno preparando a ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana, accompagnati dai genitori. La liturgia è stata animata dalla corale della Pievania diretta da Loretta Carlini, con all’organo Angelo Silvio Rosati. Col Presule hanno concelebrato: don Sem Fioretti, don Bruno Molinari, padre Alex Remolino, oad, padre Gregorio Cibwabwa Lwaba Mambezi, oad. Il servizio all’altare è stato curato dai seminaristi e ministranti, coordinati da don Pier Luigi Morlino, cerimoniere arcivescovile.

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Dal punto di vista liturgico quella del Triduo è un’unica celebrazione. Infatti:
nella Messa in Coena Domini” non c’è congedo, ma l’assemblea si scioglie in silenzio; il Venerdì Santo la celebrazione inizia nel silenzio, senza riti di introduzione, e termina senza benedizione e senza congedo, nel silenzio; la Veglia Pasquale inizia con il lucernario, senza segno di croce e senza saluto; solo alla fine della Veglia si trova la benedizione finale e il congedo.

Presentazione e accoglienza degli Oli Santi. All’inizio della celebrazione sono stati accolti gli Oli che l’Arcivescovo ha benedetto nella Messa crismale del 27 marzo e consegnati a tutte le Pievanie come segno di unità e comunione. L’olio è sostanza terapeutica, aromatica e conviviale; medica le ferite, profuma le membra, allieta la mensa; richiama l’unzione di Spirito Santo, ricevuta da Gesù Cristo e oggi partecipata a tutti i battezzati. Gli Oli benedetti per la potenza dello Spirito vengono consegnati per risanare, illuminare, confortare, consacrare e confermare i doni e carismi con i quali lo stesso Spirito adorna la sua Chiesa per l’edificazione del Regno. Con il santo Crisma sarà conferita l’unzione sacramentale a chi, a diverso titolo, verrà incorporato a Cristo sacerdote, re e profeta: i neofiti appena battezzati e i cresimandi; i presbiteri e i vescovi nel giorno dell’ordinazione. Come segno di consacrazione a Cristo, sono unti con il crisma i nuovi altari e le pareti delle nuove chiese. L’olio dei catecumeni rafforzerà quanti lottano per vincere le seduzioni del male e si preparano a ricevere il Battesimo. L’olio degli infermi conforterà coloro che, associati alla Passione di Cristo, affrontano la malattia e la fragilità del corpo. Attraverso questi santi Oli si manifesti la potenza del mistero pasquale nella vita della comunità.

La lavanda dei piedi: una delle più grandi lezioni di Gesù. La Messa “in Coena Domini” è caratterizzata anche dalla lavanda dei piedi, gesto che Gesù compì nei confronti dei discepoli durante l’ultima cena, prima di essere condannato a morte. Bisogna sottolineare che a quell’epoca si camminava a piedi su strade polverose e fangose, magari sporche di escrementi di animali, che rendevano i piedi, calzati da soli sandali, in condizioni immaginabili a fine giornata. La lavanda dei piedi era una caratteristica dell’ospitalità nel mondo antico, era un dovere dello schiavo verso il padrone, della moglie verso il marito, del figlio verso il padre e veniva effettuata con un catino apposito e con un asciugatoio, che alla fine era divenuto una specie di divisa di chi serviva a tavola. Il gesto della lavanda dei piedi è una delle più grandi lezioni che Gesù dà ai suoi discepoli, perché dovranno seguirlo sulla via della generosità totale nel donarsi, non solo verso le abituali figure, fino allora preminenti del padrone, del marito, del padre, ma anche verso tutti i fratelli nell’umanità, anche se considerati inferiori nei propri confronti. Anche mons. Boccardo ha ripetuto il gesto della lavanda dei piedi a dodici persone.

Omelia dell’Arcivescovo. Mons. Boccardo ai fedeli riuniti in Duomo ha ricordato che i giorni del Triduo pasquale «sono i giorni della verità di Dio, quando ci ricorda le nostre fughe inginocchiandosi ai nostri piedi; quando cura la nostra superficialità facendosi per noi cibo di vita eterna. Adesso comprendiamo chi è Gesù: è dono incondizionato a chi lo tradisce. Non spezza nessuno, spezza se stesso. Non versa il sangue di nessuno, versa il proprio sangue. Non sacrifica nessuno, sacrifica se stesso. Gesù non ha fuggito la crisi, l’ha affrontata. Destinatario dell’incomprensione e del tradimento dei suoi, invece di accusare, rimproverare, giudicare, invece di rimandarli a casa, al lago, alle barche, al banco delle imposte, perché non hanno capito, perché non ce la fanno, inventa qualcosa di inedito per educarli ancora, per aiutarli ancora a capire, per farli entrare nel mistero più alto. Avrebbe potuto lasciarli lì e ricominciare altrove. Invece ha rilanciato la posta. La strategia educativa di Gesù è “portare più in alto”, allargare orizzonti, far respirare aria più pura: “Voi mi abbandonate e io mi metto nelle vostre mani. Voi mi consegnate perché mi uccidano e io mi consegno a voi. Quando non ci sarò più potrete ancora mangiare e bere di me”. Immensa vulnerabilità dell’atto d’amore, che dice che bello è chi ti ama, bellissimo è chi ti ama fino all’estremo».

La reposizione dell’Eucaristia e l’inizio della passione. I riti liturgici del Giovedì Santo si sono conclusi con la reposizione dell’Eucaristia nella Cappella del Sacramento del Duomo, addobbata a festa per ricordare l’istituzione del Sacramento. Tutto il resto della Cattedrale è stato oscurato, in segno di dolore perché è iniziata la Passione di Gesù; le campane tacciono, l’altare diventa disadorno, il tabernacolo vuoto con la porticina aperta, i Crocifissi coperti.

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