Celebrazione giubilare a Castelluccio di Norcia. L’Arcivescovo: «Essere cristiani è scomodo, vuol dire prendere posizione tra ciò che è vero e ciò che è falso». Foto.

Celebrazione giubilare a Castelluccio di Norcia. L’Arcivescovo: «Essere cristiani è scomodo, vuol dire prendere posizione tra ciò che è vero e ciò che è falso». Foto.

Celebrazione giubilare a Castelluccio di Norcia. L’Arcivescovo: «Essere cristiani è scomodo, vuol dire prendere posizione tra ciò che è vero e ciò che è falso». Foto.

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Celebrazione giubilare a Castelluccio di Norcia. L’Arcivescovo: «Essere cristiani è scomodo, vuol dire prendere posizione tra ciò che è vero e ciò che è falso». Foto.
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«Il Giubileo è una festa che non prevede l’organizzazione di chissà quale evento, ma è un tempo in cui accogliere il messaggio della bontà di Dio nei confronti del suo popolo». È un passaggio dell’omelia che l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha tenuto domenica 14 agosto nel corso della celebrazione giubilare nella chiesa parrocchiale di Castelluccio di Norcia. In questo piccolo e suggestivo paese (1452 metri di altitudine), situato ai confini dell’Umbria con le Marche e il Lazio, vivono stabilmente meno di quindici persone, che nel periodo primavera-autunno diventano circa duecento e nei mesi di luglio-agosto circa tre-quattro mila.

Moltissime di queste persone che tornano a Castelluccio nel periodo estivo per il meritato riposo hanno chiesto al parroco don Marco Rufini (che è anche parroco della città di Norcia e della zona circostante) di vivere una celebrazione giubilare insieme all’Arcivescovo. E così il 14 agosto tantissime persone si sono ritrovate nella chiesa parrocchiale per partecipare alla Messa. Mons. Boccardo, don Rufini e i membri della locale Confraternita del Santissimo Sacramento sono giunti in chiesa in processione da un oratorio poco distante. La liturgia è stata animata dal coro parrocchiale di Norcia, coordinato da Carla Corazzi dell’Ordo Virginum diocesano. All’inizio dell’omelia l’Arcivescovo ha ringraziato i castellucciani per aver voluto questo momento «preparato con generosità, nel quale Dio ripete a ciascuno che ci vuole bene prima ancora dei nostri gesti, successi e fallimenti. E questo amore, inevitabilmente, ci mette in movimento e ci fa capaci di essere misericordiosi nei piccoli gesti della vita quotidiana, con le persone che ci stanno accanto. Il Vangelo che abbiamo ascoltato – ha proseguito mons. Boccardo – esorta ad interpretare il tempo che viviamo e ricorda che essere cristiani è scomodo, vuol dire prendere posizione tra ciò che è vero e ciò che è falso. Spesso – ha ricordato il Presule – si galleggia nella mediocrità e si è pronti a criticare tutto e tutti, senza essere più capaci di guardarsi dentro, cioè fare quel pellegrinaggio dall’esterno all’interno e ascoltare, nel silenzio, la voce di Dio che ci fa riflettere su come vivere con speranza e intelligenza il nostro tempo». Le offerte raccolte durante la Messa e alcuni cesti di generi alimentari verranno portati da don Marco Rufini e dagli abitanti di Castelluccio alla Mensa della Misericordia di Spoleto. Dopo la benedizione finale, un lungo applauso ha accompagnato l’uscita dell’Arcivescovo dalla chiesa per una foto ricordo sul sagrato con i membri della Confraternita del Santissimo Sacramento.

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