Cascia e Roccaporena, e con esse tante comunità nel mondo, hanno celebrato, venerdì 22 maggio 2026, la festa di Santa Rita. Il solenne pontificale delle ore 11.00, nel Salone della Pace, è stato presieduto dal card. Stanisław Jan Dziwisz, arcivescovo emerito di Cracovia, storico segretario di S. Giovanni Paolo II. Con il Porporato hanno concelebrato l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo, il priore generale dell’Ordine di S. Agostino padre Joseph L. Farrel, il rettore della Basilica di Cascia padre Giustino Casciano, il parroco di Santa Rita a Chicago, dove è stata accesa la Fiaccola della Pace e del Perdono lo scorso mese di marzo, padre Homero Sànchez, i sacerdoti in servizio nella Pievania di Santa Rita don Canzio Scarabottini e don Davide Travagli, il pro rettore del santuario di Roccaporena don Cristoforo Maria Bialowas, altri presbiteri agostiniani e diocesani. Presente anche una delegazione delle monache agostiniane, con la Badessa madre Maria Grazia Cossu e la Presidente della Federazione dei Monasteri Agostiniani d’Italia madre Maria Rosa Guerrini del monastero di Santa Chiara della Croce in Montefalco. Nutrita la rappresentanza delle autorità civili e
militari, ad iniziare dalla presidente della Giunta regionale dell’Umbria Stefania Proietti, dal presidente della Provincia di Perugia Massimiliano Presciutti, dal sindaco di Cascia Mario De Carolis. E non potevano mancare le donne che hanno ricevuto il premio internazionale Santa Rita 2026, tre storie di dolore, perdono e rinascita: Fannì Curi (dalla perdita del figlio per una grave malattia all’impegno per i più fragili), Lucia Di Mauro (dopo l’assassinio del marito, guardia giurata, ha incontrato e accompagnato in un percorso di rinascita il minorenne che lo ucciso), Mirna Pompili (dopo la morte della figlia in un incidente, ha perdonato chi lo ha causato e, insieme, hanno avviato un percorso di fede). Al termine della Messa, sul sagrato della Basilica, c’è stata la supplica a Santa Rita e la benedizione delle rose. Infine, il Cardinale si è raccolto in preghiera dinanzi al corpo di Santa Rita e successivamente ha incontrato le monache agostiniane.
Omelia del Card. Dziwisz. «Care sorelle e cari fratelli, oggi rendiamo grazie a Dio per Santa Rita, per tutto ciò che ella ha apportato alla vita della Chiesa con la sua vita e la sua santità. Per molti cristiani, specialmente per le donne alle prese con le difficoltà, le sofferenze e le sfide della vita quotidiana, ella è un segno di speranza. È un commento vivente alla Parola di Dio che abbiamo ascoltato oggi: mettere Dio al centro della nostra vita, costruire sulla roccia che è Gesù Cristo, unirsi profondamente al nostro Signore crocifisso e risorto, vincere il male con il bene, costruire intorno a noi una civiltà dell’amore. Affidiamo oggi a Dio noi stessi, le nostre famiglie e le nostre comunità. Supplichiamo il Signore per la pace, specialmente nell’Ucraina martoriata e in Medio Oriente. Affidiamo al Signore la Chiesa universale, di cui da un anno è pastore il Santo Padre Leone XIV e alla quale è così vicina la spiritualità di sant’Agostino, come lo era per santa Rita e le suore agostiniane».
Intervista alla Badessa delle Agostiniane di Cascia madre Maria Grazia Cossu realizzata dal Settimanale La Voce
Madre, voi ascoltate le storie di tante persone. Quali sono i motivi principali per cui si rivolgono a Santa Rita?
Ogni giorno incontriamo persone che arrivano a Cascia portando nel cuore una ferita, una speranza, una preghiera. C’è chi chiede aiuto per una malattia, chi vive un dolore familiare, chi attraversa una crisi economica o spirituale, chi cerca pace dopo un lutto o una separazione. A volte vengono da Santa Rita per manifestare la gioia di una grazia ricevuta o soltanto per presentarLe la propria gratitudine per sentirla vicina come Madre e Maestra. Ma sempre più spesso le persone vengono da Santa Rita anche per sentirsi accolte, ascoltate e comprese.
Santa Rita parla al cuore perché ha vissuto le difficoltà della vita fino in fondo: la violenza, la perdita, il dolore, l’incomprensione. Eppure, non si è mai lasciata vincere dall’odio o dalla disperazione. Chi si rivolge a Lei sente che anche nelle situazioni più difficili è possibile ritrovare speranza, pace e fiducia in Dio.
Santa Rita è venerata come patrona delle cause impossibili. Oltre a questo, perché è così venerata? Quale il suo segreto, o meglio il cuore della sua spiritualità che attira così tanto?
Il segreto di Santa Rita è l’amore vissuto nella quotidianità, con umiltà e fedeltà. Rita non è stata una donna lontana dalla vita reale: è stata sposa, madre, vedova e monaca. Ha conosciuto il dolore, ma ha scelto sempre la via del perdono e della pace.
Credo che le persone si sentano vicine a Lei proprio perché la percepiscono come una donna vera, capace di comprendere le fragilità umane. Il cuore della sua spiritualità è l’amore che sa trasformare il male in bene, l’offesa in riconciliazione, la sofferenza in dono. Santa Rita ci insegna che la santità non è qualcosa di straordinario riservato a pochi, ma nasce nei piccoli gesti quotidiani vissuti con fede, Amore, pazienza e misericordia.
Rita è stata una grande pacera. Cosa può dire l’umile donna di Cascia ai potenti della terra che continuano a fare le guerre?
Santa Rita direbbe che nessuna guerra porta davvero vittoria, perché ogni conflitto lascia dietro di sé dolore, morte e ferite profonde nelle persone e nei popoli. Lei, che ha vissuto la violenza nella propria famiglia e nel proprio tempo, ha scelto con coraggio la sfida del perdono e della riconciliazione. Ai potenti della terra ricorderebbe che la pace non si costruisce con la forza delle armi, ma con la forza del dialogo, dell’ascolto, della giustizia e dell’Amore. Oggi più che mai il mondo ha bisogno di uomini e donne capaci di disarmare il cuore prima ancora delle mani. Santa Rita continua a dirci che la pace è possibile, ma richiede responsabilità, umiltà e amore per l’umanità.
Rita sposa e madre. Cosa può dire alle mogli e mamme di oggi? E alle famiglie in genere, sempre più in difficoltà per tanti motivi?
Santa Rita può dire alle famiglie di oggi di non perdere mai la speranza, la fiducia e di custodire il dialogo, anche nei momenti più difficili. La famiglia è il primo luogo in cui si impara ad amare, a perdonare e a sostenersi reciprocamente. Alle mogli e alle mamme Rita ricorda il valore della forza silenziosa, della cura quotidiana, della pazienza che spesso non fa rumore ma tiene unite le relazioni. Ma il suo messaggio vale anche per gli uomini, per i figli, per ogni persona che vive una relazione familiare: nessuna famiglia è perfetta, ma ogni famiglia può ritrovare la pace quando mette al centro l’ascolto, il rispetto e l’amore reciproco. In un tempo segnato da solitudine e fragilità, Santa Rita ci insegna che nessuno si salva da solo e che l’amore autentico si costruisce giorno dopo giorno, anche attraverso piccoli gesti concreti.
Quale il pensiero di Sant’Agostino che meglio riassume la vita di Santa Rita?
Credo che una frase di Sant’Agostino che riassume profondamente la vita di Santa Rita sia: “La misura dell’amore è amare senza misura.” Rita ha vissuto proprio così: ha amato senza misura Dio, la sua famiglia, il prossimo e perfino chi le aveva fatto del male. Tutta la sua esistenza è stata un cammino di amore, perdono e fiducia. È questo amore radicale e misericordioso che ancora oggi continua a parlare al cuore di milioni di persone nel mondo.
Francesco Carlini
L’Arcivescovo annuncia un convegno scientifico sulla spiritualità di Santa Rita in occasione dei 400 anni della sua beatificazione
Alessandro Manzoni, descrivendo nei Promessi sposi l’accorrere della gente per incontrare il Card. Federico Borromeo, scrive: «… per un uomo. Tutti premurosi, tutti allegri, per vedere un uomo. Un uomo persuaso che la vita non è già destinata ad essere un peso per molti e una festa per alcuni, ma per tutti un impiego, del quale ognuno renderà conto». Potremmo trasferire questa descrizione alla festa di Santa Rita: ogni anno, e non solo il 22 maggio per la sua memoria liturgica, vengono a Roccaporena e Cascia da ogni parte «per vedere Rita», donna di piccola statura ma grande nella santità, affascinati dalla sua storia e dal suo messaggio. La Santa di Cascia infatti continua a parlare al nostro cuore e ricorda a tutti che la vita ricevuta da Dio è un dono e un impegno, una grave responsabilità della quale dobbiamo rendere conto.
Rita è stata una donna del popolo, che ha affrontato i diversi aspetti dell’esistenza con la capacità di guardare in alto. Non si è chiusa in sé nonostante i tanti momenti difficili della sua vita, anzi è stata capace di non perdere la fiducia e la speranza. Ed è per questo che la sua figura è eloquente e ricca di messaggi anche per noi: la nostra vita porta con sé, nelle diverse situazioni, dei momenti di luce e di ombra. Da Rita impariamo ad essere forti nella fede e nella speranza e ad affidarci alla provvidenza di Dio che sempre si prende cura dei suoi figli.
È bello, poi, vedere come Rita parli alle persone di Paesi diversi, di storie diverse; è una figura trasversale che incontra le culture, le tradizioni, le espressioni religiose di tutti i Continenti. E ciò per la sua semplicità, la sua quotidianità. La gente le affida tutte le proprie intenzioni, le preoccupazioni, i desideri, le sofferenze e anche le richieste impensabili: c’è questa fiducia e questa confidenza con Rita. Come arcivescovo di Spoleto-Norcia ho potuto sperimentare la sua grande popolarità in Polonia, in Argentina, in Slovacchia e in varie pari d’Italia, dove mi sono recato con le delegazioni di Cascia e di Roccaporena per i gemellaggi nel nome di Santa Rita. E il prossimo mese di luglio, dal 13 al 18, su invito del card. Giorgio Marengo, andrò in Mongolia per donare alla Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo della capitale Ulan Bator una statua di Santa Rita e avviare così la devozione alla nostra Santa anche nel Paese asiatico. Ma accanto alla devozione popolare, Rita ci esorta anche ad approfondire il suo messaggio anche ad un livello più scientifico. Insieme alle Monache di Cascia e ai Padri Agostiniani stiamo organizzando un convegno, dal 22 al 25 ottobre prossimi, in occasione dei 400 anni della beatificazione di Santa Rita. Sarà l’occasione per confrontarsi sulle linee portati della sua esperienza spirituale, sulla mistica femminile, sulla condizione femminile al tempo di Rita, sul dono della donna per la Chiesa e su altri aspetti.
Santa Rita, nell’approssimarsi della sua festa liturgica, ci invita, con sollecitudine di madre e sorella, a prendere coscienza del fatto che, per il Battesimo ricevuto, formiamo un solo corpo nello stesso Spirito, dissetati al prodotto della vigna che è il sangue di Cristo. Diventiamo così “consanguinei” del Dio-fatto-uomo, che fa di noi dei figli di Dio. Se sapessimo davvero vivere questa verità, non ci sarebbero più paura, dubbio, guerra, morte (Ap 21,4). Così Rita è diventata donna di pace, che insegna ancora oggi a sostituire il male con il bene, il risentimento con il perdono, l’egoismo con la gratuità.
+ Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia (dal Settimanale La Voce)


















