Arrone: XXV anniversario di ordinazione di don Tomasz Grodzki. La sua storia. La pagina del settimanale La Voce.

Arrone: XXV anniversario di ordinazione di don Tomasz Grodzki. La sua storia. La pagina del settimanale La Voce.

Arrone: XXV anniversario di ordinazione di don Tomasz Grodzki. La sua storia. La pagina del settimanale La Voce.

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Arrone: XXV anniversario di ordinazione di don Tomasz Grodzki. La sua storia. La pagina del settimanale La Voce.

Domenica 21 giugno scorso nella chiesa di Santa Maria Assunta ad Arrone sono stati festeggiati i 25 anni di sacerdozio di don Tomasz Grodzki. La Messa è stata presieduta dall’arcivescovo Renato Boccardo e concelebrata dai sacerdoti delle pievanie di S. Bernardino, dei Santi Felice e Mauro e del beato Giolo. Don Tomasz è nato a BiaÅ‚ystok, città polacca a 200 km da Varsavia, vicino al confine con Lituania. Si trova nella nostra arcidiocesi, dove è incardinato, da diciannove anni: per tredici anni è stato parroco a Santa Anatolia di Narco, cui poi si è aggiunta la comunità Scheggino; dal 2020, invece, si trova ad Arrone e Polino. «I miei genitori – ci racconta don Tomasz – sono degli sportivi: mamma è stata maestra di educazione fisica a scuola e papà era istruttore di nuoto». Ha un fratello più piccolo di otto anni, sposato e padre di due figlie. «La mia famiglia si può definire cristiana, ma senza una partecipazione alla vita della parrocchia. Lo sport era il perno intorno a cui tutto ruotava». Studente modello, curioso e schivo, appassionato di matematica, fisica e astronomia, amante dello sport come i genitori, Tomasz ha iniziato a porsi delle domande sullo scopo della vita. «È stato ciò a condurmi ad entrare in seminario dopo il primo anno all’università come studente di biologia. Tutti sono rimasti meravigliati e dicevano: ma come, Tomasz in seminario, lui che non è mai stato nemmeno ministrante, che non ha mai partecipato a nessun gruppo parrocchiale?». Diventato prete il 2 giugno 2001, è stato inviato come vicario in una parrocchia di 20.000 abitanti della città di BiaÅ‚ystok. «Una bella esperienza – ricorda – anche se sentivo la mancanza di relazioni profonde con le persone. Celebravo la Messa, confessavo ed emettevo documenti. Ma non c’era la possibilità di conoscere a fondo quella gente». Dopo un anno don Tomasz viene inviato a Roma a studiare alla Gregoriana, con l’obiettivo poi di tornare e fare il docente. Si licenzia in Teologia Dogmatica con ottimi risultati, ma la realtà italiana stravolge il giovane prete: scopre una Chiesa più relazionale, si confronta spesso con i laici e tra il presbitero e i fedeli non c’è distanza formale. «Ho iniziato a sciogliermi, ho girato varie parrocchie della Penisola e poi grazie ad un altro prete polacco, don Jarek, che svolgeva il suo servizio a Spoleto, ho conosciuto questa Chiesa diocesana e l’allora arcivescovo Riccardo Fontana». Don Tomasz è tornato dal suo vescovo in Polonia manifestandogli l’intenzione di fare un’esperienza in Italia, nella Chiesa di Spoleto-Norcia. «Gli dissi – ricorda il sacerdote – che si sarebbe trattato di un periodo di tre anni, ma il Vescovo era distratto e non ha dato peso a quelle parole. Quando poi è venuto a Spoleto a parlare con mons. Fontana, uscendo dall’episcopio mi disse: io non ricordo di questi tre anni, ma evidentemente Dio ha voluto così. Insomma – dice don Tomasz ridendo – se ho iniziato a svolgere il mio ministero in questa Chiesa è anche grazie alla distrazione del mio Vescovo». Nei primi tre anni di permanenza l’amore di don Tomasz verso questa terra cresceva ed era affascinato dalle relazioni naturali con le persone. «Pian piano – dice – sono diventato più aperto, più umano. Nel frattempo – prosegue – era giunto in Diocesi mons. Renato Boccardo. Un giorno andai da lui e gli dissi: vorrei rimanere qui, in quanto se torno in Polonia mi chiuderò all’Università, ma io voglio continuare a stare tra la gente di questa Chiesa. Lui ha compreso le mie motivazioni e mi ha incardinato».

La celebrazione per il XXV di sacerdozio di don Tomasz è avvenuta all’inizio della settimana di festeggiamenti per S. Giovanni Battista, patrono di Arrone. E nel borgo della Valnerina ternana c’è una bellissima chiesa affrescata dedicata al Battista risalente al XIV secolo. «È stata davvero bella questa coincidenza», dice don Tomasz. A far festa al sacerdote c’era la comunità di Arrone, ad iniziare dal sindaco Fabio Di Gioia, e fedeli pure dalle precedenti parrocchie dove ha svolto il ministero, Santa Anatolia di Narco e Scheggino. I genitori di don Tomasz, che in questo periodo in genere sono proprio dal figlio, non c’erano: nei prossimi giorni, infatti, ci sarà la festa in Polonia per il XXV di don Tomasz, insieme ai venti anni di matrimonio del fratello.

Don Tomasz alla fine della Messa ha ringraziato tutti i presenti, in particolare il Vescovo: «Grazie, Eccellenza, per la pazienza che ha con me. Sono un tipo riservato e questo potrebbe essere interpretato come chiusura o pigrizia pastorale. Ma il Vescovo ha sempre dimostrato comprensione e rispettato la mia originalità». Poi, il grazie ai suoi confratelli sacerdoti, in particolare al pievano don Giuseppe Tekkumattom: «Ci siamo conosciuti quando io era a Santa Anatolia di Narco e lui a Vallo di Nera. Poi, ci siamo ritrovati insieme in questa Pievania di S. Bernardino. Siamo completamente diversi, io riflessivo e filosofico, lui allegro e saggio. La sua amicizia è per me preziosa». E, infine, il grazie alla gente: «Con me sono stati tutti molti pazienti, hanno aspettato che io mi sciogliessi con loro. Ringrazio Dio per aver messo la gente di Santa Anatolia, di Scheggino, di Arrone e Polino sul mio percorso di vita: insieme abbiamo sperimentato che il Signore è sempre con noi, che conosce e prepara per noi le strade, che solo lui sa veramente chi siamo». Don Tomasz non nasconde la sua felicità di essere prete e di esserlo in questa chiesa spoletana-nursina. E a chi gli domanda se è pentito di non aver intrapreso la vita accademica dice: «No. La vita di parrocchia è arricchente. Vivere il sacerdozio tra la gente ti apre tante prospettive affascinanti. E ciò che ho studiato e che ancora continuo a studiare – la filosofia, la musica, l’arte, l’astronomia, la matematica, oltre naturalmente alla teologia – mi aiuta molto nel ministero. Non so dove sarò a svolgere il mio ministero tra dieci o venti anni, ciò che so con certezza è che non mi stancherò di seguire il Signore e lui sono certo non smetterà di sorprendermi».

 

 

 

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