Venerdì 18 maggio 2026 a Montefalco, nella chiesa di S. Francesco, all’interno delle celebrazioni diocesane per l’VIII centenario della morte del poverello di Assisi, si è tenuto un interessantissimo incontro sulla “Lettura del ciclo pittorico di Benozzo Gozzoli” con Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani, e Fabrizio Biferali, curatore del dipartimento delle Arti dei Musei Vaticani. Molte le persone presenti, ad iniziare dall’arcivescovo Renato Boccardo e dal sindaco Alfredo Gentili, che hanno portato il loro saluto istituzionale.
La cappella maggiore della chiesa francescana di Montefalco fu costruita tra il 1336 e il 1340 e decorata da Benozzo Gozzoli tra il 1450 e il 1452. Il ciclo di affreschi raffigura i più importanti episodi della vita di san Francesco – fondatore del rinomato ordine -, secondo un programma elaborato forse dallo stesso committente, fra’ Jacopo di Mattiolo. La fonte primaria individuata dalla critica è il De Conformitate Vitae B. Francisci ad vitam D.ni Jesu, un testo composto tra il 1385 e il 1390 dal colto fra’ Bartolomeo da Pisa.
Le storie si sviluppano sulle pareti divise da sei pilastrini che proseguono sui costoloni della volta. I dodici riquadri (per un totale di 19 episodi) disposti su tre registri hanno un ordine di lettura che procede da sinistra verso destra e dal basso verso l’alto. Il ciclo si conclude sulla volta con la rappresentazione di Francesco e di cinque santi appartenenti all’Ordine in gloria tra gli angeli; sull’intradosso compare nuovamente il Santo, effigiato nell’atto di mostrare le stimmate e circondato dai suoi primi dodici compagni.
Gli episodi raccontati non rispettano, volutamente, una sequenza cronologica; tale modalità descrittiva era stata ufficialmente autorizzata da san Bonaventura (biografo ufficiale di Francesco) per favorire un approccio tematico alla vicenda terrena del poverello.
Con questo ciclo si poneva l’accento sulla vita di Francesco, in particolare sulle analogie tra il suo modo di vivere e quello di Gesù Cristo. Allo scopo di renderle più comprensibili per i contemporanei, Benozzo attualizzò queste antiche storie ambientandole in un contesto ‘moderno’, fatto di architetture e di paesaggi caratteristici della sua epoca. Un espediente questo che il pittore utilizzerà nella sua intera produzione, come ad esempio nella cappella dei Magi a Firenze, nella chiesa di Sant’Agostino a San Gimignano e nel tabernacolo di Castelfiorentino.
La vicinanza della città di Montefalco ad Assisi, dove si trova l’edificio francescano per antonomasia, non impedì a questo ciclo di differenziarsi sensibilmente, rispetto all’impostazione e agli episodi rappresentati, dalle Storie di san Francesco affrescate da Giotto nella Basilica superiore, alle quali tradizionalmente gli artisti tendevano riferirsi.
Nella basilica di San Francesco ad Assisi Giotto dispose le ventotto scene occupando una sola parete e su di un solo registro. Benozzo raffigurò le storie su tre livelli cercando di adattare le pitture alla preesistente struttura dell’abside (alta e stretta), rappresentando spesso più eventi all’interno di uno stesso riquadro. L’altra caratteristica del ciclo di Montefalco, che riguarda invece il tema iconografico, è l’esclusione dei miracoli avvenuti dopo la morte del Santo, contrariamente ad Assisi dove invece assumono una maggiore importanza rispetto ai prodigi compiuti in vita (Fonte: www.benozzogozzoli.it).


















