Pellegrinaggio giubilare delle Pievanie di S. Giacomo Maggiore e di S. Giovanni Paolo II al santuario della Madonna delle Grazie di Poreta. Foto. Video clip.

Pellegrinaggio giubilare delle Pievanie di S. Giacomo Maggiore e di S. Giovanni Paolo II al santuario della Madonna delle Grazie di Poreta. Foto. Video clip.

Pellegrinaggio giubilare delle Pievanie di S. Giacomo Maggiore e di S. Giovanni Paolo II al santuario della Madonna delle Grazie di Poreta. Foto. Video clip.

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Pellegrinaggio giubilare delle Pievanie di S. Giacomo Maggiore e di S. Giovanni Paolo II al santuario della Madonna delle Grazie di Poreta. Foto. Video clip.

Dall’antico borgo di Poreta di Spoleto fino al Santuario della Madonna delle Grazie ai confini col territorio di Campello sul Clitunno: è il percorso giubilare che hanno fatto tantissimi fedeli delle Pievanie di S. Giacomo Maggiore e di S. Giovanni Paolo II la sera di giovedì 3 luglio 2025. Il pellegrinaggio è stato presieduto dall’Arcivescovo e con lui c’erano i presbiteri delle Pievanie: mons. Alessandro Lucentini, don Mirco Boschi, don Mahimai Dass Irudayam, cpps, don Claudio Vergini e don Nelson Abraham, cpps. C’era un bel gruppo di animatori delle due Pievanie che stanno animando in Grest estivi.

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Prima di avviare il cammino, mons. Boccardo ha invitato i presenti a mettere la vita nelle mani della Madonna delle Grazie «affinché condivida con noi il tempo, ci accompagni verso Gesù e gli dica di essere largo della sua consolazione con noi». Nella prima tappa intermedia l’Arcivescovo, poi, si è così rivolto ai fedeli: «Domandiamoci quale gesto di pace posso realizzare in casa, tra marito e moglie, tra fratelli, tra vicini, in comunità?». E ha proposto un esercizio di “penitenza”, ossia percorre un tratto del cammino in assoluto silenzio e provare a pensare a quale gesto di pace compiere per seminare il bene attorno a noi. Nella seconda tappa, invece, il Presule ha chiesto di pensare alle persone a cui «vogliamo bene, a coloro per i quali nutriamo una preoccupazione. Chiamiamoli per nome, elenchiamoli uno per uno e presentiamoli alla Madonna affinché se ne prende cura come madre amorosa. E pensiamo anche ai nostri defunti, a coloro che nel tempo sono venuti pellegrini alla Madonna delle Grazie: che lo sguardo di Maria li consoli!». L’ultima tappa, infine, è stata denominata dall’Arcivescovo di intercessione, in modo speciale per le famiglie dei presenti. «Intercedere – ha detto – vuol dire parlare in favore di qualcuno. Pensiamo allora alle nostre famiglie, formate da persone diverse e che vivono situazioni diverse. Mettiamoci in mezzo e parliamo di esse al buon Dio, affinché si sanino le fratture e le incomprensioni, non perdano la speranza, siano capaci di tendere la mano a chi è nel bisogno. Affidiamolo alla Vergine Maria affinché, come a Cana di Galilea, sia attenta a ciò che manca alle nostre famiglie e lo dica a suo figlio Gesù».

Ad attenere i pellegrini al Santuario della Madonna delle Grazie c’erano altrettante persone, così che si è composta un’assemblea numerosissima per la celebrazione eucaristica nello spazio verde adiacente la bella chiesa. Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato come le più belle immagini mariane sono quelle che presentano la Vergine con in braccio il Figlio. «In questo gesto – ha detto – c’è il prolungamento della sua missione: donare il figlio di Dio. E lei ancora oggi continua a donarcelo. Ma io, nel cammino della vita, come dispenso questo dono, come porto Gesù a chi mi sta vicino? Non dobbiamo attendere situazioni favorevoli, ma ogni volta che compio con serietà i gesti della vita quotidiana là dove sono, è lì che porto Gesù. Ci vuole disciplina della mente e del cuore che ci ricordi che io sono portatore di Gesù oggi, qui, nella mia famiglia, nella mia città, nella mia Pievania. Certo, siamo seganti dal limite e impregnati di meschinità ed egoismo, ma lasciamoci illuminare dallo Spirito Santo che ci indica come e quando portate Gesù». La serata si è conclusa con un momento di fraternità.

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