Pellegrinaggio diocesano in Francia, un cammino nello spazio e nello spirito, tra luoghi di grande bellezza e testimonianze luminose di fede e preghiera. Foto e Video.

Pellegrinaggio diocesano in Francia, un cammino nello spazio e nello spirito, tra luoghi di grande bellezza e testimonianze luminose di fede e preghiera. Foto e Video.

Pellegrinaggio diocesano in Francia, un cammino nello spazio e nello spirito, tra luoghi di grande bellezza e testimonianze luminose di fede e preghiera. Foto e Video.

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Pellegrinaggio diocesano in Francia, un cammino nello spazio e nello spirito, tra luoghi di grande bellezza e testimonianze luminose di fede e preghiera. Foto e Video.

Dal 18 al 23 ottobre 2025 una cinquantina di fedeli accompagnati della Diocesi dall’arcivescovo Renato Boccardo sono pellegrini in Francia: un cammino nello spazio e nello spirito, tra luoghi di grande bellezza e testimonianze luminose di fede e preghiera, come la Vergine della Medaglia Miracolosa, Santa Teresa di Lisieux e i suoi santi genitori, i martiri della pace in Normandia, l’Abbazia di Moint Saint Michel.

Cronaca del 18 ottobre 2025. I pellegrini sono giunti all’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi alle ore 10,30 e subito c’è stato il trasferimento a Versailles per il pranzo e per la successiva visita alla Reggia, capolavoro dell’arte barocca e simbolo della “grandeur” francese. Questa prima giornata, anche se dedicata all’arrivo, alla storia e all’arte con la visita a Versailles, è stata aperta e chiusa dalla preghiera guidata da mons. Boccardo. Significativo, poi, che il pellegrinaggio sia iniziato proprio il giorno in cui Papa Leone XIV ha inviato un messaggio al Vescovo di Séez, diocesi francese in cui si celebra il decimo anniversario della canonizzazione dei genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino. L’Arcivescovo e i pellegrini hanno avuto modo di leggere, commentare positivamente e quindi ringraziare il Santo Padre per questo chiaro passaggio della sua lettera: “In questi tempi turbati e disorientati, in cui tanti contro-modelli di unioni effimere, individualiste ed egoiste, dai frutti amari e deludenti, vengono proposti ai giovani, la famiglia – così come il Creatore l’ha voluta – può sembrare superata o noiosa. Luigi e Zelia Martin dimostrano il contrario: furono felici, profondamente felici, donando la vita, irradiando e trasmettendo la fede, vedendo le loro figlie crescere e fiorire sotto lo sguardo del Signore.” E i pellegrini di Spoleto-Norcia martedì 21 ottobre si recheranno proprio in visita alla casa natale di Santa Teresa e alla chiesa di Notre-Dame d’Alencon, luogo del matrimonio dei suoi genitori, i Santi Zelia e Luigi Martin.

FOTO-GALLERY DEL 18 OTTOBRE 2025 

VIDEO CLIP DEL 18 OTTOBRE 2025 

 

La seconda giornata, domenica 19 ottobre 2025, si è aperta con la visita alla Tour Eiffel, uno dei monumenti più famosi di Parigi. Poi, Arcivescovo e pellegrini si sono immersi nella spiritualità e nella storia della maestosa Cattedrale di Notre Dame, simbolo di fede e architettura gotica, riaperta al culto lo scorso 8 dicembre dopo il violento incendio dell’aprile 2019. Mons. Boccardo e i presbiteri hanno concelebrato alla Messa delle ore 11.00. Dei pellegrini solo una decina sono riusciti ad entrare: agli altri è stato bloccato l’accesso proprio nel momento di entrare, in quanto la Cattedrale si era riempita in ogni parte. Smaltita la delusione, non si sono persi d’animo, hanno rifatto la fila e finalmente hanno potuto ammirare la bellissima chiesa. Dopo il pranzo, visita al quartiere latino di Parigi e poi tappa nella Cappella della Medaglia miracolosa in Rue du Bac, realizzata in seguito all’apparizione della Vergine Maria a Santa Caterina Labouré, novizia del convento delle Figlie della Carità di S. Vincenzo de’ Paoli, il 27 novembre 1830. Dopo un tempo di adorazione eucaristica, l’Arcivescovo ha celebrato un’altra Messa, dando così l’opportunità a quanti non sono potuti entrare in Notre Dame di santificare il giorno di domenica. Nell’omelia mons. Boccardo ha invitato i fedeli ad entrare nel progetto di Dio attraverso la preghiera. «Come cristiani – ha detto – non chiediamo a Dio di fare quello che vogliamo, ma di farci comprendere quello che lui ha pensato per noi: sia fatta la tua volontà come in cielo e così in terra. Non è un atteggiamento di remissione, ma è entrare nel progetto di Dio, avere una relazione di affidamento con lui, perché, come di S. Agostino nel Sermo CLXIX – 13, “Dio che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te”». La giornata si è conclusa con la visita alla chiesa di S. Ètienne-du-Mont che custodisce le reliquie di Santa Genoveffa, patrona di Parigi. All’interno della chiesa, in una cappella laterale, sono conservate delle immagini a ricordo della visita di S. Giovanni Paolo II nel 1997: accanto al Pontefice polacco c’è mons. Boccardo e allora i pellegrini hanno chiesto al Presule di ricordare quei momenti di 28 anni fa.

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VIDEO CLIP DI DOMENICA 19 OTTOBRE 2025

La terza giornata, lunedì 20 ottobre 2025. La mattina di lunedì 20 ottobre i pellegrini hanno lasciato Parigi per spostarsi in Normandia, precisamente a Lisieux, per visitare i luoghi di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo.

Santa Teresa. È “piccola” la via che porta a Dio: passa tanto dalla nostra quotidianità, quanto dalle cose che la stravolgono. È “piccola” la via che porta a Dio, perché ha lo stile della fiducia, anzi del totale abbandono nel suo amore. Questa la lezione di vita che oggi ci dona santa Teresa di Gesù Bambino, o di Lisieux. “Piccola” è la via che porta a Dio, appunto, nella visione spirituale di questa santa, la cui esistenza è stata segnata dalla fatica e dalla sofferenza fisica e spirituale. Un percorso che la condusse fino al cuore di Dio e che è l’icona dell’impresa che ogni cristiano è chiamato a compiere. In «Storia di un’anima» Teresa la descrive chiaramente: è nelle imperfezioni della vita che è possibile cogliere con più forza l’amore del Signore. Nata nel 1873 ad Alençon in Francia, Teresa era cresciuta in una famiglia “santa” (anche i genitori, Luigi e Zelia Martin, sono stati canonizzati) e a 8 anni cominciò a frequentare la scuola presso le Benedettine di Lisieux, dove si era trasferita nel 1877, dopo la morte della madre. Pian piano crebbe il desiderio di farsi carmelitana, ma per lei non fu semplice, vista la giovane età: solo il 9 aprile 1888 entrò nel Carmelo di Lisieux. La sua ricerca spirituale sui passi della santità venne interrotto dalla tubercolosi: morì nel 1897 all’età di 24 anni. Nel 1997 è stata proclamata dottore della Chiesa.

La prima tappa è stata al Carmelo dove la Santa visse e morì. Dopo il pranzo, visita alla Basilica di Santa Teresa, moderna e maestosa, dove si conserva il reliquiario della Santa con all’interno un suo braccio e dove c’è anche l’urna dei suoi Santi genitori. Nella cripta della chiesa mons. Boccardo ha celebrato la Messa. Poi, tappa a Les Buissonnets, casa dell’infanzia di Santa Teresa, che conserva gli arredi originali, e infine visita alla Cattedrale di S. Pietro.

Nell’omelia mons. Boccardo ha ricordato come «la piccola via di Santa Teresa altro non è che la parola di Gesù che troviamo nelle pagine del Vangelo. I discepoli, a volte, sono presi da manie di protagonismo e così anche noi. Questa è una malattia. Ma Gesù li sorprende e gli dice: se non diventerete come i bambini c’è poca idea di grandezza. Gesù ha chiesto loro non di rinunciare all’età adulta, ma di rapportarsi a Dio come si fa con la mamma e il papà: nelle fatiche e nelle gioie della vita, infatti, si deve rimanere ancorati alla mano di Dio così come i bambini lo sono a quelle dei genitori. Il bambino è colui che si affida, che si interpreta in relazione con qualcuno di più grande. È questo che Teresa ha scoperto: lasciarsi portare dalle mani di Dio, che sono mani di attenzione, di sostegno e di cura. Diventare piccoli vuol dire assumersi le proprie responsabilità, essere presenti a sé stessi oggi: il Signore è qui, oggi il Maestro mi chiama. Siamo pellegrini alla scuola di Santa Teresa per confrontarci con serenità con la sua vita e per domandarci quanto sappiamo fidarci del Signore, quanto sappiamo assumere l’atteggiamento dei bambini che si sentono al sicuro con la mamma e il papà. Santa Teresa diceva: “quale è il cuore che metto nelle piccole cose?”. Ecco, i nostri gesti hanno valore secondo l’intenzione che ci mettiamo facendoli: questa è la piccola via che si apre dinanzi a noi».

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VIDEO CLIP DELLA TERZA GIORNATA

 

La quarta giornata del pellegrinaggio, martedì 21 ottobre, è iniziata ad Alençon, alla casa natale di Santa Teresa, dove è vissuta fino all’età di cinque anni: dopo la morte della madre, infatti, il padre, con Teresa e le altre sorelle, si è spostato a Lisieux. I pellegrini hanno potuto girare nella casa, soffermandosi specialmente nella camera da letto dei Santi Zelia e Luigi Martin, genitori di Santa Teresa. Da sottolineare, come è stato spiegato dalle suore che custodiscono la casa, che Luigi e Zelia sono Santi non perché hanno concepito Santa Teresa, ma perché hanno cercato di rispondere, come coppia, all’amore di Dio. La mattinata si è conclusa con la Messa nella chiesa di Notre Dame di Alençon, applicata in modo speciale per le famiglie dei pellegrini, per le loro persone care già nella Casa del Padre e per quanti si sono affidati alle loro preghiere. Nell’omelia mons. Boccardo si è soffermato sulla seguente frase di S. Paolo contenuta nella Lettera ai Colossesi: sopra tutte queste cose rivestitevi della carità. «Il collante di tutte le qualità che l’Apostolo delle genti elenca – tenerezza, magnanimità, bontà, umiltà, mansuetudine – è la carità. Essa – ha detto l’Arcivescovo – non è questione di portafogli, ma è uno sguardo limpido che ci fa vedere e ricercare il bene. Se io non voglio il bene dell’altro perché dovrei essere paziente e misericordioso? Questo atteggiamento del cuore tiene insieme tutto il resto ed evita che la nostra vita sia solo una facciata esteriore. La carità non è dolciastra, ma è una visione realistica delle cose, è scegliere il bene ed operare per esso. Tutto nasce da una scelta di fondo: l’amore. Ci sentiamo tutti mendicanti di questa carità, di questo modo di interpretare la vita. Teresa di Gesù Bambino lo aveva capito e ci ricorda che senza la grazia di Dio e la forza del suo Spirito queste cose non si realizzano».

Dopo il pranzo e prima di raggiungere l’Hotel in Bretagna, tappa al Santuario di Pontmain, eretto in seguito all’apparizione della Vergine Maria a un gruppo di bambini del villaggio, avvenuta il 17 gennaio 1871.

Questa apparizione – a volte conosciuta con il nome di “Nostra Signora della Speranza” – ebbe luogo durante la guerra franco-prussiana, un momento drammatico per la Francia, in cui il suo esercito era stato duramente sconfitto da quello prussiano e l’Imperatore Napoleone III era stato fatto prigioniero. La sera del 17 Gennaio 1871, mentre le truppe tedesche si stavano avvicinando al villaggio, la Vergine compariva, nel cielo stellato, a un gruppo di bambini. La Beata Vergine indossava un vestito blu scuro coperto di stelle e portava un crocifisso; non disse nulla, ma fece solo dei gesti. Il messaggio fu affidato a delle scritte che, lettera dopo lettera, si disegnavano lentamente nel cielo: “Pregate, figli miei – Dio vi esaudirà fra breve – Mio Figlio si lascia commuovere”. L’Apparizione durò tre ore, durante le quali gli abitanti del Villaggio, sotto la guida del Curato, pregarono e cantarono con fervore. Quella stessa notte, all’esercito tedesco fu ordinato di ritirarsi e il villaggio fu risparmiato; l’armistizio che chiedeva la fine della guerra fu firmato 11 giorni dopo. Le apparizioni a Pontmain furono approvate dal vescovo locale nel 1872. Il Santuario, che ricorda l’ultima delle Apparizioni avvenute in Francia nel secolo XIX, in bello stile gotico, venne iniziato subito dopo le Apparizioni e portato a termine nel 1880. Nel 1905, il Papa San Pio X elevò il santuario di Pontmain allo stato di basilica e Papa Pio XI approvò una messa e un ufficio in onore della Madonna di Pontmain.

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VIDEO CLIP DEL 21 OTTOBRE 2025

Mercoledì 22 ottobre, quinta giornata del pellegrinaggio diocesano in Francia, c’è stata la visita all’abbazia di Mont Saint Michel, divenuta monumento storico nel 1874 e dal 1979 è iscritta nella lista del patrimonio mondiale Unesco. Nel 708, Uberto, Vescovo di Avranches fa erigere sul Mont Tombe un santuario in onore dell’arcangelo Michele. Il monte diventa ben presto un’importante meta di pellegrinaggio. Nel X secolo il duca di Normandia vi porta dei monaci benedettini, che vi hanno risieduto fino al 2001. Oggi la presenza religiosa è assicurata dalla Fraternità Monastica di Gerusalemme. I pellegrini hanno visitato la sala delle guardie, il Grand Degré, la terrazza ovest, la chiesa abbaziale, il chiostro, il refettorio, la sala degli ospiti, la cripta dei grandi pilastri, la sala della ruota, lo scriptorium, la dispensa. Prima della visita guidata all’interno dell’Abbazia c’è stata la celebrazione della Messa di S. Michele Arcangelo, nella festa liturgica di S. Giovanni Paolo II, nella chiesa parrocchiale all’ingresso del complesso monastico.

«Ognuno di noi – ha detto l’Arcivescovo nell’omelia – è creato a immagine di Dio e lui vuole il nostro bene. Ma il maligno, lo sappiamo, insinua pensieri cattivi che poi generano azioni cattive. Questa lotta tra il bene e il male si materializza nella vita quotidiana. Gesù – ha sottolineato il Presule – non è venuto per togliere il male e assicurare una vita sicura e facile per chi lo segue. Dipende da noi, infatti, fare crescere il buon grano e bruciare la zizzania: e qui entra in gioco il ruolo degli angeli che ci sostengono nella lotta per il bene e ci difendono nella battaglia col male. Non possiamo sognare, come cristiani non abbiamo un percorso privilegiato: questa lotta tra il bene e il male ci accompagnerà fino all’ultimo giorno. Siamo allora chiamati a scegliere da che parte stare e quale atteggiamento assumere. La strada buona da seguire la troviamo nelle pagine del Vangelo: basta leggerne un pezzetto al giorno e lì troveremo le indicazioni da seguire. A S. Michele e a S. Giovanni Paolo II – ha concluso mons. Boccardo – chiediamo l’intercessione della grazia di Dio per sapere scegliere la strada del bene».

Nel pomeriggio visita al Museo dello sbarco di Arromanches: nel cuore delle spiagge dello sbarco in Normandia del giugno 1944, Arromanches deve la sua fama ai resti del porto artificiale costruito dagli alleati. Le immagini della spiaggia e del museo sono molto suggestive.

La stazione balneare era un obiettivo prioritario delle truppe alleate nel quale volevano installare un porto artificiale per poter fornire in armi e munizioni le truppe sbarcate. Numerose vestigia ricoprono, con le loro forme misteriose, queste spiagge tanto importanti per la liberazione dell’Europa dal giogo nazista. Cimiteri, musei e vedute panoramiche sono stati disposti per farci capire ciò che ha significato lo Sbarco e la Battaglia di Normandia. Non bisogna dimenticare che Arromanches ha una storia prima della Seconda Guerra mondiale: le prime tracce della popolazione risalgono all’età del ferro. Successivamente celtica, gallica e Vichinga, l’antica Arremancia, dovuta alla sua posizione strategica, ha ospitato un forte ai piedi della falesia per proteggersi dalle incursioni marittime.

Prima dell’arrivo in hotel a Caen, visita a Omaha Beach, nome dato al tratto di costa della Normandia dove la prima armata americana sbarcò il 6 giugno 1944, dando inizio all’ultima fase della Seconda Guerra Mondiale. I pellegrini si sono raccolti in silenzio e preghiera dinanzi al memoriale dei caduti sulla spiaggia: nei 76 giorni di combattimento per la liberazione della Francia gli alleati persero 210.000 soldati mentre i tedeschi 200.000 morti e 200.000 prigionieri. Sul pullman verso l’hotel, prima della preghiera a conclusione della giornata, mons. Boccardo ha proposto due testi per la riflessione personale: uno di papa Francesco che spiega perché i cristiani pregano per i defunti e uno di papa Leone XIV sull’importanza del dono della pace.

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VIDEO CLIP DEL 22 OTTOBRE 2025

L’ultimo giorno di pellegrinaggio in Francia, giovedì 23 ottobre, è stato dedicato alla visita della cattedrale di Saint-Denis e alla Basilica di Montmartre.

Primo capolavoro di Arte Gotica e chiesa di un’abbazia potente, nonché luogo di pellegrinaggio estremamente importante nel Medioevo, la Basilica cattedrale di Saint-Denis unisce il suo destino a quello della regalità, divenendo luogo di sepoltura dei re di Francia. Essa accoglie oggi oltre settanta monumenti funerari scolpiti, tra cui quelli di Dagoberto, di Francesco I, di Caterina de’ Medici e di Luigi XVI. La cappella originaria fu poi sostituita da chiese costruite in epoca merovingia e carolingia, l’ultima delle quali fu consacrata nel 775 dallo stesso Carlo Magno. Nel 1143 fu eretta una cattedrale gotica, di cui Saint Denis oggi ne rappresenta la pietra miliare di tale stile architettonico, essendo stata il primo esempio in Francia. Pesantemente danneggiata durante la rivoluzione la cattedrale fu restaurata parzialmente nel XIX secolo da Viollet-le Duc, celebre restauratore di edifici gotici. Tuttavia la vera attrazione della cattedrale di Saint Denis sono le numerose tombe reali, disposte tra il transetto, il presbiterio e la cripta, a formare un vero e proprio museo dell’arte funeraria francese del Medioevo e rinascimento. È un viaggio in 500 anni di storia della Francia!

Nella cattedrale di Saint-Denis mons. Boccardo ha celebrato la Messa. Nell’omelia il Presule ha sottolineato come «non siamo portati spontaneamente ad essere benevoli con tutti, a perdonare e ad essere misericordioso. Spesso diciamo, io perdono ma non dimentico. Ma se Dio facesse così con noi che ne sarebbe? Preghiamo allora per il dono della pace, anche se ci sembra di essere impotenti di fronte alle notizie che apprendiamo. Ma non è così. Dobbiamo essere operatori di pace nelle nostre giornate, nei gesti semplici di riconciliazione e perdono nella vita ordinaria. Questi gesti possono essere portatori di vita: allora possiamo dire che la pace dipende anche da me. Se non faccio gesti di perdono si impoverisce l’umanità intera».

La storia della Basilica del Sacro Cuore è profondamente radicata nel contesto tumultuoso della Francia del XIX secolo. Dopo la sconfitta nella guerra franco-prussiana nel 1870 e gli eventi sanguinosi della Comune di Parigi nel 1871, viene fatto un voto nazionale: costruire una chiesa in omaggio alle vittime e per espiare le colpe del paese. Il progetto prende forma nel 1873 sotto l’impulso dell’Assemblea nazionale, ed è l’architetto Paul Abadie a essere scelto per portare a termine quest’opera colossale. Lo stile della basilica, ispirato all’architettura romano-bizantina, contrasta con gli altri edifici religiosi di Parigi, conferendole un carattere unico. Vicino alla basilica ci sono molti ristoranti, locali e negozi e nella zona si respira un’atmosfera realmente speciale. È gradevole passeggiare per Montmartre e scoprire per quale ragione lo chiamano il “Quartiere dei Pittori”.

Alle ore 19.00 circa Arcivescovo e pellegrini si sono partiti alla volta di Roma.

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VIDEO CLIP DELL’ULTIMO GIORNO, 23 OTTOBRE

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