Pastorale familiare: resoconto incontro con S.E. mons. Enrico Solmi, vescovo di Parma e presidente commissione Cei famiglia e vita

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Pastorale familiare: resoconto incontro con S.E. mons. Enrico Solmi, vescovo di Parma e presidente commissione Cei famiglia e vita

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«È un grande dono per me essere con le famiglie». Con queste parole mons. Enrico Solmi, vescovo di Parma e presidente della Commissione per la famiglia e la vita della Conferenza episcopale italiana, ha avviato, domenica 2 marzo a Cannaiola di Trevi, la riflessione alle famiglie della Diocesi sul tema “La famiglia oggi alla luce della Familiaris Consortio”. Presenti una settantina di persone, diverse famiglie giovani con figli (per i quali c’era un’animazione specifica), una decina di coppie di fidanzati che stanno partecipando ai percorsi in preparazione al matrimonio. Mons. Solmi è stato accolto dall’arcivescovo Boccardo, da don Sem Fioretti e dai coniugi Roberto e Cristina Mariottini, rispettivamente direttore e condirettori della Pastorale familiare diocesana.

Il Vescovo di Parma ha esordito dicendo come la Familiaris Consortio, esortazione apostolica di Giovanni Paolo II del 22 novembre 1981, inizi presentando le luci e le ombre della famiglia, luci ed ombre che dopo trent’anni non sono sparite ma solamente mutate, o meglio adeguate all’attuale contesto sociale, politico, economico. «La famiglia – ha detto mons. Solmi – è una realtà ancora viva, che deve, però, confrontarsi con mentalità differenti, con culture varie». Senza tanti giri di parole il Presule ha affermato come «le convivenze e i matrimoni tra persone dello stesso sesso mettano in dubbio l’idea di persona e conseguentemente di matrimonio, provocando uno snaturamento culturale che potrebbe portare a considerare il matrimonio come una scatola di costruzioni: lo componiamo come più ci piace e poi lo smontiamo quando siamo stanchi». La Chiesa per arginare tale fenomeno può fare molto. «Come prima cosa – ha detto Solmi – dobbiamo avere più coscienza del dono di Dio ricevuto col matrimonio; dobbiamo accogliere i fidanzati con lo stile di famiglia e dire a quelli che non convivono – che sono in minoranza – coraggio non siete “esseri rari”; dobbiamo ridire con forza che la famiglia è comunità e che i figli, in questa società dove prevale un amore liquido e delle relazioni fatte solo di sentimento, sono un dono di Dio; dobbiamo essere consapevoli che le nostre parrocchie saranno più accoglienti nella misura che vi si respiri lo stile familiare». Poi, un’interessante panoramica sul ruolo della famiglia nella società, «chiamata – ha detto il Vescovo il Parma – a mostrare che è possibile volersi bene con un amore unico e fecondo e a creare un clima relazionale intorno a sé. La famiglia umanizza, educa, ascolta, trasmette valori. Spesso, però, le istituzioni poco fanno per le famiglie». Infine, un pensiero a tutte quelle persone separate o divorziate: «Dobbiamo accoglierle, non giudicarle, far sentire loro che la Chiesa c’è, ascoltare, dirgli “ti voglio bene”. Allo stesso tempo, però, con chiarezza e lealtà, dobbiamo dire che alcune situazioni (come ad esempio il divorziato risposato civilmente o il fedele che convive abitualmente “more uxurio = come se ci fosse regolare matrimonio, ndr) non consentono, ad esempio, di poter ricevere l’eucaristia».

Al termine dell’intervento di mons. Solmi, è seguito un interessante dibattito con i presenti.

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