Da qualche anno nell’archidiocesi di Spoleto-Norcia è attivo il Parco Culturale Ecclesiale (PCE), un modo per abitare responsabilmente il creato, un’area legata non solo al territorio geografico, ma anche alla cultura, alle tradizioni, agli stili di vita, alle esperienze religiose come risposta alla necessità di
tutela, di valorizzazione nella sua specifica peculiarità storica, culturale, ambientale, economica, spirituale. Riportiamo l’intervista del settimanale La Voce (n. 7 del 21 febbraio 2025) alla presidente Anna Rita Cosso.
Come è nata l’idea di aderire al PCE proposto dalla Conferenza episcopale italiana e quando?
Ci siamo costituiti in associazione-comitato promotore del PCE “Terre di Pietre e d’Acqua” dell’archidiocesi di Spoleto-Norcia nel 2022. Ciò è stato preceduto da una serie di incontri e tavoli di confronto fatti nel 2021 grazie a dei progetti di innovazione sociale che si sono realizzati a Roccaporena di Cascia per la rigenerazione di quello che era l’orfanotrofio di Santa Rita, poi Centro Educativo. Da un gruppo di persone che lavoravano a questi obiettivi è nata l’idea di aderire al progetto del PCE e, primi in Umbria, ci siamo costituiti e siamo stati riconosciuti dalla Cei.
Quanti sono i PCE in Italia? E quale la loro finalità?
Non più di venti. La maggioranza si trovano in Sicilia e in Puglia, poi ci sono in Toscana e se ne stanno costituendo altri in Veneto e in Emilia-Romagna. L’idea di fondo è la promozione di un turismo religioso che abbia le connotazioni della convivialità, quindi fortemente comunitario, legato non solo alla valorizzazione dei luoghi d’arte, ma anche alle tradizioni, a come un popolo ha vissuto la propria fede in queste terre nei secoli.
Quali attività sono state già proposte?
Abbiamo realizzato nel 2024 venti incontri che avevano le caratteristiche del trekking guidato in alcuni luoghi bellissimi della nostra Diocesi (ad esempio la pieve di S. Brizio a Spoleto, quella di S. Gregorio in Nido a Castel Ritaldi, l’abbazia dei Santi Felice e Mauro a Santa Anatolia di Narco, il Santuario della Madonna di Panico a Balduini di Spoleto…), con la finalità di far conoscere le persone che in questi territori vivono, i religiosi che vi svolgono servizio e le tradizioni popolari. Gli incontri erano aperti a tutti e abbiamo avuto un grande interesse, non solo dalla nostra Diocesi, ma da tutta l’Umbria; centinaia di persone hanno partecipato alle nostre iniziative, da un minimo di 30 ad un massimo di 300 (concerto artistico al Piano delle Melette di Caso di Santa Anatolia di Narco). Proponiamo esperienze culturali e naturalistiche, che trasmettono però un messaggio di fede. Per organizzare le varie attività presentiamo progetti a vari enti per reperire delle risorse, e ci siamo anche riusciti.
Il progetto al quale stiamo lavorando in questo anno giubilare è la riscoperta del percorso Montefalco-Cascia, che unisce due grandi Sante agostiniane: Chiara della Croce e Rita. Era stato tracciato nel 2012 dagli Agostiniani e poi aveva perso attrattività. Con la collaborazione di esperti, grazie ad un finanziamento del bando borghi del Comune di Cascia, con la delega e l’approvazione dell’Archidiocesi e della Provincia agostiniana d’Italia, lo abbiamo rivisto, rendendo più attrattivo. Abbiamo sottoscritto un protocollo di intesa con i Comuni che sono lungo il cammino, al fine di poterlo pubblicizzare e fare una giusta segnalazione. Già lo scorso anno qualche pellegrino lo ha sperimentato, indicandoci le criticità. Quest’anno con un gruppo di ragazzi tra i 16 e i 25 anni, i primi tre giorni di maggio e dal 31 maggio al 2 giugno, faremo tutto il cammino.
La gente interessata come può reperire le informazioni sulle vostre attività?
Anzitutto visitando il nostro sito internet: www.terredipietraedacqua.it. Poi, stiamo collaborando con la Cei per la realizzazione dell’app “Cammini di fede”, che verrà presentata a marzo. Come PCE, per la nostra Archidiocesi, stiamo dando tutte le informazioni che saranno poi utili ai pellegrini: cosa vedere, dove mangiare, dove dormire e dove pregare.
Anna Rita Cosso, 67 anni, spoletina, moglie e madre, laureata in Lettere e Filosofia all’Università di Perugia, vive a Santa Anatolia di Narco. A partire dai 18 anni ha vissuto delle esperienze di fede significative con il gruppo giovanile del Duomo guidato da don Elio Simonelli. Lì ha anche acquisito un forte senso di socialità e di civismo, che ha declinato in un impegno costante in varie associazioni. È presidente nazionale di Cittadinanzattiva per la promozione della partecipazione civica; per 41 anni è stata funzionario dei beni, servizi e attività culturali del Comune di Spoleto. «In questa parte della vita – afferma – ho la possibilità di sperimentare con delle persone magnifiche che mi affiancano, piene di entusiasmo e di idee, come far conoscere maggiormente e valorizzare le nostre zone, lavorando insieme alle comunità ecclesiali e alle istituzioni civili. Il nostro obiettivo è cercare di proporre esperienze culturali attraverso le quali passa un messaggio di fede».
Servizio a cura di Francesco Carlini




















