Agliano di Campello sul Clitunno: visita dell’Arcivescovo e Messa per la festa dei Santi Pietro e Paolo. Mons. Boccardo: «La povertà e l’inconsistenza dei due Santi sono diventate lo scrigno della fiducia di Dio». Foto.

Agliano di Campello sul Clitunno: visita dell’Arcivescovo e Messa per la festa dei Santi Pietro e Paolo. Mons. Boccardo: «La povertà e l’inconsistenza dei due Santi sono diventate lo scrigno della fiducia di Dio». Foto.

Agliano di Campello sul Clitunno: visita dell’Arcivescovo e Messa per la festa dei Santi Pietro e Paolo. Mons. Boccardo: «La povertà e l’inconsistenza dei due Santi sono diventate lo scrigno della fiducia di Dio». Foto.

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Agliano di Campello sul Clitunno: visita dell’Arcivescovo e Messa per la festa dei Santi Pietro e Paolo. Mons. Boccardo: «La povertà e l’inconsistenza dei due Santi sono diventate lo scrigno della fiducia di Dio». Foto.

Il borgo fortificato di Agliano di Campello sul Clitunno, 1030 metri slm, spartiacque tra la Valle centrale umbra e la Valnerina, tre abitanti stabili tutto l’anno, nella mattinata di sabato 4 luglio ha vissuto un momento comunitario intenso e atteso: la visita dell’arcivescovo Renato Boccardo per celebrare la festa dei Santi Pietro e Paolo, con qualche giorno di ritardo, nella chiesa tardoromanica di S. Pietro. Alla Messa, concelebrata dal pievano di Santa Maria di Campello sul Clitunno padre Vito Giannuzzi, B, erano presenti una cinquantina di persone che nel piccolo borgo hanno le radici e che nel periodo estivo vi tornano volentieri. Era presente anche il sindaco Simonetta Scarabottini.

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All’inizio della celebrazione mons. Boccardo ha invitato i presenti a fare memoria dei defunti: «La Chiesa – ha detto non ha i confini del tempo e allora ricordiamo tutti coloro che qui hanno pregato e per questo edificio hanno fatto anche sacrifici sia per costruirlo che per conservarlo».

Poi, nell’omelia il Presule si è soffermato sulla figura dei Santi Pietro e Paolo. «Paolo – ha sottolineato – era un grande persecutore dei primi cristiani e si vantava di ciò; Pietro era stato con Gesù tre anni, lo aveva ammirato e seguito, e poi nel processo per tre volte lo ha rinnegato. Erano due uomini fragili, non lineari fino in fondo, pieni di paure e contraddizioni. Però loro, e non altri, il Signore ha cercato. Pietro e Paolo – ha proseguito l’Arcivescovo – non sono poi così diversi da noi: siamo pieni di contraddizioni, viviamo di alti e bassi e facciamo esperienza della fragilità e dell’incoerenza. Se per loro è stato possibile diventare le colonne della Chiesa, anche noi possiamo fare qualcosa. Erano fragili e incoerenti, ma hanno sperimentato la misericordia del Signore e a loro volta l’hanno trasmessa ad altri. La loro povertà e la loro inconsistenza sono diventate lo scrigno della fiducia di Dio. Anche noi possiamo dire come Pietro: non so come risolvere tutti i problemi, però quello che ho te lo do cercando di vivere seriamente come cristiani, provando a mettere in pratica ciò che ascoltiamo dal Libro Sacro».

La chiesa di S. Pietro di Agliano. Sorge nella parte più alta dell’abitato di Agliano, e risulta descritta nell’inventario dei beni del 1842. Presenta una facciata in conci di pietra squadrata e campanile a vela. La chiesa tardoromanica è riportata nell’elenco trecentesco redatto dal Pelosius sotto la Pieve di Santa Maria di Sellano. Della primitiva costruzione rimane una muratura in conci regolari disposti a filari nel lato destro. Le trasformazioni della copertura, e quindi della volta della navata, furono realizzate nel 1603 dal cardinale Alfonso Visconti, vescovo di Spoleto dal 1601 al 1608, come si evince dall’iscrizione posta sulla facciata sopra il portale di ingresso. Un altro intervento è documentato dalla data 1861 anche questa incisa sull’architrave del portale di ingresso. Nel 1842 la chiesa si presentava in uno stato di degrado e nell’Archivio diocesano è scritto: “che (la chiesa) per esser fatta a volta è tutta rovinata da terremoti”. Nel 1934 è stato rifatto il tetto e successivamente la parte destra della facciata. Dopo il terremoto del 1997 è stata inserita la scalinata davanti la facciata.

L’interno a navata unica con copertura a botte è scandito da archi su semipilastri, addossati alle pareti laterali, che dividono lo spazio in tre campate. La parete di fondo ospita una interessante decorazione ad affresco: al centro, entro una nicchia absidata, è raffigurata una Crocifissione. L’opera, riferibile a un pittore di ambito locale della fine del secolo XIV o degli inizi del XV mostra, ai lati del Cristo crocifisso, il cui sangue viene raccolto da due angeli in volo, le figure dolenti della Vergine e di san Giovanni Evangelista; all’estremità sono un santo monaco (forse Sant’Antonio) e un santo Vescovo, non facilmente identificabili. La parte inferiore della raffigurazione è stata alterata, in corrispondenza del monte del Golgota, dall’inserimento di una nicchia arcuata poi tamponata con un intonaco dipinto con la parte estrema di una croce e l’elemento iconografico consueto del teschio, con un impatto visivo incongruo rispetto alle parti originali.  Nella parte superiore della parete è una serie di dipinti votivi, da sinistra: Cristo in pietà, Sant’Andrea, Incoronazione della Vergine, San Leonardo e san Pietro Martire, San Sebastiano e un santo non identificato (forse Sant’ Antonio Abate).  Sotto da sinistra dipinti gravemente frammentari con una testa aureolata e il volto di una Madonna in trono di cui resta soltanto parte del viso e sul fondo a motivo damascato la parte terminale del trono. Seguono un riquadro con una figura frammentaria (forse San Pietro) e l’Annunciazione nella parte piana della parete ai lati della nicchia centrale: a sinistra l’Angelo annunziante, a destra la Vergine. All’ estremità superiore della parete resti di una decorazione successiva con il pellicano a sinistra e l’Agnello mistico a destra. Fonte: www.iluoghidelsilenzio.it.

 

 

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