Martedì Santo: l’Arcivescovo ha amministrato in Duomo il Sacramento dell’Unzione degli Infermi ad un cospicuo gruppo di anziani e malati. Foto.

Martedì Santo: l’Arcivescovo ha amministrato in Duomo il Sacramento dell’Unzione degli Infermi ad un cospicuo gruppo di anziani e malati. Foto.

Martedì Santo: l’Arcivescovo ha amministrato in Duomo il Sacramento dell’Unzione degli Infermi ad un cospicuo gruppo di anziani e malati. Foto.

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La Chiesa nella liturgia del Martedì Santo, martedì 22 marzo 2016, ha ricordato il tradimento di Gesù per opera di Giuda, esempio per eccellenza della cattiveria umana. Nel corso della storia, molti uomini hanno tradito i loro amici, coniugi, genitori, figli, concittadini o altri uomini fratelli. Questi uomini hanno stimato cosa da poco la solidarietà e la comunione umana. Ora, nella persona di Giuda, quest’ondata d’indifferenza e di cattiveria si alza e si rovescia contro Gesù stesso, che in quanto Logos – Verbo – è il fondamento di ogni relazione positiva. Il tradimento di Giuda, colmo com’era della perversità del peccato, diventa il mezzo attraverso cui lo Spirito d’amore viene mandato in questo mondo, per salvarlo. Facendo memoria di questo avvenimento in una solenne concelebrazione eucaristica in Duomo l’arcivescovo Renato Boccardo, ha amministrato il Sacramento dell’Unzione degli Infermi ad un cospicuo numero di persone anziane ed ammalate.

Con il Presule hanno concelebrato: mons. Luigi Piccioli, Vicario generale e parroco di S. Maria nella Cattedrale e di S. Gregorio, don Sem Fioretti, rettore della Cattedrale, don Edoardo Rossi, parroco dei Santi Pietro e Paolo, padre Renato Jess, oad, parroco di Santa Rita, e don Fabrizio Maniezzo, parroco di Castel Ritaldi e di Castel S. Giovanni. Il servizio all’altare è curato dai seminaristi; ha animato la liturgia col canto il coro della Pievania di Santa Maria diretto da Loretta Carlini, con all’organo il maestro Paolo Sebastiani.

«Mi fa piacere – ha detto mons. Boccardo all’inizio della celebrazione – pregare con voi e per voi, cari malati ed anziani, consapevoli che tutti  siamo mendicanti della grazia e della misericordia di Dio». Nell’omelia il Presule ha ricordato che «siamo qui per fare verità su noi stessi, per riconoscerci tutti bisognosi della grazia del Signore. L’Unzione degli Infermi non è uno spauracchio o un talismano, ma il segno della consolazione di Dio a chi si affida a lui. La malattia e la vecchiaia – ha detto – sono un tempo fecondo di bene e ci rendono consapevoli che la vita è un grande mistero, sacro e intoccabile, un dono gratuito da custodire e rendere fecondo». Dopo l’omelia, il Vescovo ha raccolto il rinnovo delle promesse dei Ministri Straordinari dell’Eucaristia della Pievania di Santa Maria, cioè di quelle persone che periodicamente vanno nelle case degli anziani e dei malati a portare Gesù Eucaristia.

Questa celebrazione è stata resa possibile grazie al fondamentale apporto di case religiose e associazioni di volontariato che si prendono cura in modi differenti di anziani e malati. Il collante tra tutte queste realtà e la Diocesi è stata Piera Martore della Pastorale diocesana della Salute e della Sofferenza. Grazie alle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto, alla Croce Rossa, all’Unitalsi, alla Protezione Civile, alla Stella d’Italia, alla Croce Verde, all’Anpas, all’Aglaia, all’Avulss, alle cooperative sociali Il Cerchio e L’Usignolo, all’associazione Il Girasole, all’associazione Peter Pan, all’associazione Gillo

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