Lectio Crucis con fratel Enzo Bianchi: «La croce è il nucleo infuocato della nostra fede. Il suo mistero è ricco, denso e non ha una sola lettura. Essa è la sintesi di tutta la vita». Video integrale

Lectio Crucis con fratel Enzo Bianchi: «La croce è il nucleo infuocato della nostra fede. Il suo mistero è ricco, denso e non ha una sola lettura. Essa è la sintesi di tutta la vita». Video integrale

Lectio Crucis con fratel Enzo Bianchi: «La croce è il nucleo infuocato della nostra fede. Il suo mistero è ricco, denso e non ha una sola lettura. Essa è la sintesi di tutta la vita». Video integrale

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Lectio Crucis con fratel Enzo Bianchi: «La croce è il nucleo infuocato della nostra fede. Il suo mistero è ricco, denso e non ha una sola lettura. Essa è la sintesi di tutta la vita». Video integrale

Nella bellissima chiesa abbaziale di S. Pietro a Bovara di Trevi, giovedì 26 marzo 2026, si è tenuto un altro importante evento che l’Archidiocesi ha proposto in occasione dell’VIII centenario della morte di S. Francesco. Fratel Enzo Bianchi, della comunità La Madia, ha tenuto una Lectio crucis, nel ricordo della visione del trono celeste che S. Francesco ebbe proprio in questa chiesa.

Per l’occasione nella chiesa è stato esposto il Crocifisso che ha originato il  “miracolo delle acque” del 1817: in quell’anno ci fu una eccezionale siccità per tutto l’inverno e la primavera. Poi, la gravissima carestia del 1892 durante la quale la gente per “non morire di fame, si mangiavano cose le più ributtanti: perfino la sansa dei molini e i sarmenti macinati e cose anche schifose!”. Per invocare copiose piogge si decise di fare una solenne processione con il Crocifisso e avvenne appunto il miracolo. Da allora il Crocifisso viene portato in processione ogni cinque anni, l’ultima volta il 19 maggio 2025.

Nel saluto introduttivo l’arcivescovo Renato Boccardo, dopo aver ringraziato Bianchi per aver accettato l’invito, ha spiegato il senso dell’incontro: «Vogliamo andare dentro al mistero della croce e capire ciò che essa ci vuole comunicare. Come S. Francesco, anche noi siamo affascinati dal Signore Gesù».  Con un’esposizione coinvolgente, fratel Enzo Bianchi ha subito chiarito che «la croce è il nucleo infuocato della nostra fede. Il suo mistero è ricco, denso e non ha una sola lettura. Essa è la sintesi di tutta la vita».

La croce nei primi secoli. «Oggi – ha detto Bianchi – non siamo capaci di parlare della croce come i primi discepoli e i primi cristiani: la portiamo al collo, è vero, ma dimentichiamo che è lo strumento di esecuzione. Nei primi due secoli dopo Cristo non è mai stata usata l’immagine della croce come simbolo per indicare Gesù, ma si usava, ad esempio, il pesce. La croce era scandalo, era qualcosa di vergognoso. Poi i cristiani di Egitto nei loro geroglifici hanno cominciato a fare della croce un vessillo. Cicerone ci dice che per i pagani era strumento terribile e orribile. Per gli ebrei in croce ci muoiono i maledetti da Dio e dagli uomini. S. Paolo dirà che la croce è scandalo per i giudei, follia per i pagani e i greci. Eppure Dio ha scelto proprio la croce per rivelarci il suo amore. Gesù sulla croce è sceso agli inferi per cercare i peccatori: l’amore di Dio è gratuito e non meritato, ci ama e basta. Questa lettura della croce ci spaventa e ci scandalizza: come è possibile che il figlio di Dio si sia fatto peccato per noi? La risposta è semplice: per amore e solidarietà per noi».

La croce nei Vangeli sinottici (Marco, Matteo, Luca). «Ci raccontano dell’andata di Gesù verso Gerusalemme, verso cioè la crocifissione. In questo cammino Gesù per tre volte dice: è necessario che il figlio dell’uomo vada a Gerusalemme dove sarà arrestato, condannato, crocifisso e dopo tre giorni si rialzerà. I discepoli non comprendono questo triplice annuncio. Questi Vangeli ci dicono che la morte in croce è brutta, che Gesù muore nudo, e la nudità era la vergogna somma, che è assimilato ai delinquenti, che muore soffocato emettendo un grido, che il mondo lo deride. Ma in questa morte Gesù apre la strada affinché possiamo entrare con lui nella vita eterna: la visione è scandalosa, ma segnata da un raggio di luce».

La croce nel Vangelo di Giovanni. «Giovanni non parla della croce come qualcosa di brutto, ma come di glorificazione. Su quel legno il Figlio dell’uomo ha trovato gloria, ossia l’amore senza limiti. Gesù è spogliato, innalzato in croce: riceve gloria e non disprezzo. Giovanni vede nella croce una pienezza: ai suoi piedi ci sono Maria e il discepolo amato, Giovanni. E la Chiesa nasce ai piedi della croce, come madre e non come matrigna. L’evangelista Giovanni poi non dice che Gesù morì emettendo un grifo, ma dice che Gesù effuse lo spirito: per Giovanni la Pentecoste è già sulla croce».

Le varie letture della croce aiutano a capire che l’uomo, sia che muore nella pace di Giovanni o nel tormento degli altri evangelisti, sarà accolto da Cristo a braccia aperte. «Quando verrà per noi il momento nella croce – ha detto Bianchi – ricordiamo che Cristo è avanti a noi e ci apre il cammino. Il cristianesimo non è doloristico, non è portare il cilicio, ma ci insegna a prendere sul serio il cammino della croce: è via di salvezza grazie a colui che ci è stato appeso».

 

 

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