Giordano Bruno Bonci, 22 anni, la Notte di Pasqua è diventato cristiano: ha ricevuto Battesimo, Cresima ed Eucaristia. «Mi definivo agnostico, se non addirittura ateo»: nell’intervista spiega il percorso che lo ha portato a diventare cristiano

Giordano Bruno Bonci, 22 anni, la Notte di Pasqua è diventato cristiano: ha ricevuto Battesimo, Cresima ed Eucaristia. «Mi definivo agnostico, se non addirittura ateo»: nell’intervista spiega il percorso che lo ha portato a diventare cristiano

Giordano Bruno Bonci, 22 anni, la Notte di Pasqua è diventato cristiano: ha ricevuto Battesimo, Cresima ed Eucaristia. «Mi definivo agnostico, se non addirittura ateo»: nell’intervista spiega il percorso che lo ha portato a diventare cristiano

/
/
Giordano Bruno Bonci, 22 anni, la Notte di Pasqua è diventato cristiano: ha ricevuto Battesimo, Cresima ed Eucaristia. «Mi definivo agnostico, se non addirittura ateo»: nell’intervista spiega il percorso che lo ha portato a diventare cristiano

La notte di Pasqua (30 marzo 2024), nella grande Veglia madre di tutte le Veglie, Giordano Bruno Bonci, un ragazzo di 22 anni, è diventato cristiano dopo un percorso di catecumenato di due anni.

Presentiamoci. Chi è Giordano Bruno?

Mi presento! Sono Giordano Bruno Bonci, ho 22 anni, sono cresciuto e vivo a Roma. Lì ho conseguito il diploma al Liceo Scientifico ed ora frequento la Facoltà di Psicologia presso l’università “La Sapienza”. Amo molto dedicare del tempo alle amicizie: cerco sempre di avviare dei confronti costruttivi per approfondire la conoscenza dei miei amici e con loro vivere delle relazioni significative. Mi piace leggere ed informarmi per cercare di comprendere al meglio il mondo che ci circonda. Amo trascorrere del tempo immerso nella natura e per questo ogni tanto faccio delle escursioni in campagna in ed in montagna.

Sei stato battezzato da adulto la notte di Pasqua 2024 nel Duomo di Spoleto. Cosa pensavi nel momento in cui l’acqua scendeva sulla tua testa?

Ero abitato da un ventaglio di emozioni: prima tra tutte primeggiava una profonda pace che mi ha accompagnato in tutta la Settimana Santa, poi particolarmente in quel momento è subentrata una grande gioia. Questi sentimenti e la grazia sacramentale appena ricevuta hanno fatto sì che potessi vivere praticamente in simbiosi con la celebrazione: un tutt’uno con l’assemblea di cui ero appena divenuto parte integrante. Ciò mi ha proiettato in un profondo clima di preghiera che ha fatto sparire l’ansia e la tensione. È rimasto lo spazio solo per la bellezza dei sacramenti e della liturgia Pasquale.

Quale era il tuo rapporto con la fede e con la Chiesa prima di avviare il cammino del catecumenato?

Cercando di edulcorare un po’…potremmo dire che vi era più di qualche attrito: nella realtà dei fatti, sebbene ritenessi la morale cristiana molto valida, ero lontano da qualsiasi ambiente ecclesiale e non ricercavo contatti con esso. Mi definivo agnostico, se non addirittura ateo. Non consideravo positivamente l’istituzione Chiesa, in special modo il rapporto che essa ha col denaro e con il laicato (istituzioni laiche/ con i laici/ con il mondo esterno).

Sei romano, come mai Spoleto? Che ora diventa un po’ la “patria” della tua fede…

Il motivo risiede in un insieme di momenti, riflessioni, esperienze e condivisioni che mi hanno portato a mettere in discussione me stesso e le mie precedenti posizioni. Se dovessi trovare un filo conduttore, un aspetto che più di tutti ha motivato ed alimentato questo cammino lungo più di tre anni, sicuramente sarebbe la testimonianza che la Chiesa tutta mi ha donato, facendomi capire che non solo si può vivere da cristiani al giorno d’oggi, ma che farlo ha un senso molto profondo e soprattutto è fonte di felicità, rende infatti la vita piena. La testimonianza della Chiesa ha avuto inizio quando, tramite Gabriele, un mio caro amico che mi ha sempre aiutato e sostenuto, conobbi Paolo, un seminarista della Diocesi di Spoleto-Norcia, con il quale mi trovai subito bene. Stringemmo così un’amicizia, anche se le nostre idee erano alcune volte molto divergenti. Più ci conoscevamo, però, più mi incuriosiva lo stile di vita cristiano e la teologia su cui esso si basa; mi colpì molto quando venni a conoscenza, ed in seguito sperimentai, del modo in cui i cristiani sono chiamati ad amarsi l’un l’altro, costruendo una relazione che è vicendevolmente donativa. Mi resi presto conto che molte delle mie idee e convinzioni non avevano un fondamento solido, così iniziai ad approfondire con il suo aiuto vari aspetti, primariamente quelli umani, ai quali sentivo di non aver dato abbastanza spazio nella mia vita, ed in seguito quelli più teologici, dall’esegesi biblica ad una preghiera rudimentale. Trascorso circa un anno, chiesi a Paolo se si potesse fare un percorso alla scoperta dei sacramenti dell’iniziazione cristiana e lui mi illustrò il percorso del catecumenato, che avrei potuto svolgere o in una parrocchia di Roma o nella parrocchia di Cannaiola di Trevi, dove lui svolge tutt’ora, nei weekend, la sua formazione pastorale. Scelsi quest’ultima, poiché nel breve tempo passato lì avevo ricevuto un’accoglienza fraterna da tutte le persone e avevo percepito un clima favorevole alla spiritualità e alla conoscenza del sacro; inoltre il fatto che dovessi andare via da Roma creava una dinamica di ritiro, che ha favorito molto il percorso, dando ai giorni di permanenza in Umbria la capacità di essere vissuti al meglio, senza distrazioni e con un ritmo e un sapore diverso. Iniziai così il percorso del catecumenato, durato circa due anni: la parte del contenuto è stata curata nella Capitale e affidata alla cura di don Luca Gentili, amico e catechista, il quale era impegnato lì nella licenza in Diritto Canonico. Ci incontravamo una volta a settimana per discutere approfonditamente la dottrina cristiana e, grazie alle sue conoscenze, abbiamo affrontato anche molte tematiche quali l’attualità, la geopolitica, il diritto e la storia che si intrecciano profondamente con il contenuto della fede. La parte spirituale è stata invece curata a Cannaiola con don Sem Fioretti, il mio padre spirituale, una persona con una spiritualità veramente spiccata, alla quale ancora mi affido. Con lui perfeziono la preghiera e mi confronto sulle dinamiche di fede, per leggere le opere e la volontà di Dio nella mia vita. Di grande rilievo nel percorso sono stati i ritiri spirituali tenuti dell’arcivescovo Renato Boccardo, momenti di grande introspezione e preghiera, che sono stati fondamentali per consolidare alcune scelte della mia vita. Questi ritiri sono stati anche occasione di piacevole comunione con i partecipanti, con i quali ho potuto intessere delle buone relazioni. Un sostegno speciale l’ho ricevuto dalle comunità con le quali sono venuto in contatto, durante le varie attività diocesane a cui ho preso parte. In un modo speciale e unico mi hanno sempre accolto a braccia aperte, coinvolgendomi, motivandomi e dandomi piena fiducia.

Eri chiaramente consapevole di quanto stavi facendo. Cosa prova un catecumeno durante il percorso di preparazione? Ci sono mai stati dubbi durante il percorso?

Il cammino in generale è stata un’esperienza magnifica, una scoperta continua di ogni aspetto della fede e di se stessi. Misurarsi con una realtà diversa e comprenderla gradualmente, dagli aspetti manifesti a quelli simbolici e particolari, è stata una continua sorpresa. Una sorpresa perché ci si cimenta nella comprensione della volontà di Dio, attraverso lo studio e la preghiera; sia per quanto riguarda il foro esterno, con esperienze e relazioni, sia nel foro interno, con momenti di riflessione e di preghiera. Per entrambe le dimensioni è richiesto un notevole sforzo ed impiego di energie, poiché l’avvicinarsi a Dio e il dialogo con Lui interpella sempre, nel bene e nel male, gli aspetti essenziali di noi stessi. Questo può far sperimentare momenti di tristezza, di smarrimento o di dubbio. Ciò che mi ha fatto superare i momenti di difficoltà è stata la vicinanza dei miei amici che, supportandomi, mi hanno permesso di approfondire questi sentimenti e queste situazioni, imparando a leggere la presenza di Cristo in essi. Così lo smarrimento diventa pace, il dubbio fiducia e la tristezza gioia. Sperimentando questa conversione interiore penso si possa diventare cristiani sempre più consapevoli, crescendo insieme nella fede.

Ora Giordano è cristiano. Come pensi di coinvolgerti nella comunità?

Penso che per capire quale sia il miglior modo per lasciarsi coinvolgere e scoprire i propri talenti nella vita comunitaria, sia affidarsi alle richieste della comunità stessa. Essa, osservando i carismi di ciascuno, chiama ad impegnarsi nei differenti servizi, dove ci si misura e si capisce se si è adatti a quel ministero. In quest’ottica mi piacerebbe continuare a frequentare la comunità diocesana di Spoleto-Norcia, partecipando alle sue attività, aiutandola nei suoi impegni, quando sarà possibile e dove mi sarà richiesto. Ovviamente continuerò a vivere la mia vita cristiana a Roma, in una parrocchia che sto frequentando, dove c’è anche un gruppo di ragazzi di cui faccio parte, che si spende nell’approfondimento della parola di Dio e nella ricerca di una più autentica vita di fede.

ultime pubblicazioni

ultime pubblicazioni

Seguici su Facebook