Festa S. Benedetto 2021. L’Arcivescovo: «Scuola di vita, non semplice folklore»

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Dopo due anni la Fiaccola Benedettina “Pro pace et Europa una”, finalmente, ha fatto ritorno a Norcia. Nel febbraio 2020 e in quello 2021 era stata accesa tra le macerie della Basilica nursina violentemente ferita dai terremoti del 2016. Poi è stata ambasciatrice del messaggio benedettino di unità e solidarietà nella Repubblica Ceca (marzo 2020) e all’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo (marzo 2021), scelto come simbolo dell’assistenza ai malati di Covid-19. Ma a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia non aveva fatto più ritorno nella cittadina umbra. E allora grande è stata l’emozione vissuta la sera del 10 luglio scorso per il ritorno della Fiaccola, con la quale l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha accesso il tripode sotto la statua del Santo patrono d’Europa, nella centrale piazza nursina. C’erano diverse autorità civili e militari, tra cui: il sindaco di Norcia Nicola Alemanno, i suoi colleghi di Subiaco e Cassino (terre di S. Benedetto) e altri primi cittadini della Valnerina. Presente Vito Borrelli vice capo della Commissione europea in Italia. Per la parte religiosa c’erano il priore dei monaci di “S. Benedetto in Monte” di Norcia, dove la Fiaccola ha fatto tappa nel pomeriggio, padre Benedetto Nivakoff, e i parroci della Città don Marco Rufini e don Davide Tononi. L’arrivo in Piazza della Fiaccola è stato sottolineato dal suono delle campane della torre civica inaugurata lo scorso 8 giugno dopo i lavori post-sisma 2016: erano quasi cinque anni, quindi, che quelle campane non suonavano più. Lo hanno fatto per onorare la memoria del grande patriarca del monachesimo occidentale, tra gli applausi dei nursini. E presto, si spera, torneranno a suonare anche quelle della Basilica di S. Benedetto (il progetto è stato consegnato al Ministero dei Beni Culturali e approvato) e della Concattedrale di Santa Maria. Nel suo intervento in Piazza mons. Boccardo ha sottolineato due caratteristiche della Fiaccola, la luce e il calore. «Sono due ingredienti – ha detto – di cui abbiamo grande bisogno in questo tempo di ricostruzione post sismica e della società dopo il periodo pesante e faticoso della pandemia. Il calore e la luce di questa Fiaccola richiamano la cordialità, l’umanità e l’accoglienza, caratteristiche del patrimonio di S. Benedetto». L’Arcivescovo, poi, ha riflettuto sul tempo di disorientamento e di confusione che la società sta vivendo. «È urgente – ha affermato – mettersi in ascolto di ciò che ciascuno porta nel profondo del cuore, riconoscerne il patrimonio di cultura, di pensiero e di arte che è l’eredità che siamo chiamati a custodire e trasmettere a chi verrà dopo di noi. Tutto questo mi sembra porta con sé la Fiaccola benedettina. Essa, ci è stato detto, che non è folklore né tradizione. L’auspicio è che la celebrazione non si riduca al 21 marzo o all’11 luglio, ma che questi momenti lascino un segno profondo nel modo di pensare e di agire delle città che la accolgono e che l’hanno originata. Solo così questi eventi possono portare frutto, diventando una vera scuola di vita: è necessario che quelli che vi partecipano sappiano andare al di là delle immagini e cogliere quei valori e quei contenuti forti dei quali anche la Fiaccola è veicolo». La sera dell’11 luglio, infine, mons. Boccardo ha celebrato la Messa in onore di S. Benedetto nel Centro di Comunità “Madonna delle Grazie” di Norcia.

Francesco Carlini, articolo per il Settimanale “La Voce“, n. 26 del 16 luglio 2021, pagina 22

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