A Cascia la prima edizione di “Daje n’po’ – Oratori uniti nello sport”. L’Arcivescovo: «Campioni lo si è solo quando si è in grado di scegliere, quando si sanno dire dei sì e dei no». Foto.

A Cascia la prima edizione di “Daje n’po’ – Oratori uniti nello sport”. L’Arcivescovo: «Campioni lo si è solo quando si è in grado di scegliere, quando si sanno dire dei sì e dei no». Foto.

A Cascia la prima edizione di “Daje n’po’ – Oratori uniti nello sport”. L’Arcivescovo: «Campioni lo si è solo quando si è in grado di scegliere, quando si sanno dire dei sì e dei no». Foto.

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A Cascia la prima edizione di “Daje n’po’ – Oratori uniti nello sport”. L’Arcivescovo: «Campioni lo si è solo quando si è in grado di scegliere, quando si sanno dire dei sì e dei no». Foto.

“Lo sport è di casa nelle nostre realtà ecclesiali, a cominciare dalla parrocchia e da quella istituzione così preziosa che è l’oratorio. […] In realtà si deve riconoscere che con il gioco e lo sport la Chiesa si è inserita tra i ragazzi e i giovani in modo semplice ed efficace, nel rispetto della loro crescita e nella valorizzazione del loro gioioso incontrarsi. […] Se la Chiesa si interessa di sport, lo fa in forza della sua missione specifica: quella di annunciare all’uomo il Vangelo che libera e salva (cf. Marco 16,15)”.

FOTO-GALLERY MESSA CONCLUSIVA

Sono alcuni passaggi della Nota Pastorale “Sport e vita cristiana” (1995) della Commissione ecclesiale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Conferenza episcopale italiana che ben delineano quanto vissuto da circa 120 ragazzi di cinque oratori, di altrettante Pievanie della nostra Archidiocesi, a Cascia nelle giornate del 25 e 26 aprile 2026. L’iniziativa dal titolo “Daje n’po’ – Oratori uniti nello sport è stata pensata dalla Cooperativa Sociale Pepita, che si occupa di valorizzare gli elementi dell’educare, e dall’Associazione sportiva dilettantista Attiva, con la preziosa collaborazione della Pastorale Giovanile diocesana e del Comune di Cascia. Il coordinatore è stato Claudio Onori di Pepita, coadiuvato da diversi animatori. Vari sacerdoti hanno accompagnato i giovani in questi due giorni: don Davide Travagli, don Pier Luigi Morlino, don Salvatore Ficarra, don Edoardo Rossi e don Alessandro Lucentini. Hanno aderito al progetto gli Oratori delle Pievanie di S. Giovanni Paolo II (Sacro Cuore-S. Venanzo-S. Nicolò-S. Sabino, Spoleto), di S. Giacomo (S. Giacomo di Spoleto), di S. Giovanni Battista (Alta Marroggia, Spoleto), di Santa Maria della Visitazione (Cascia) e del beato Pietro Bonilli (Trevi). I quasi 120 ragazzi si sono sfidati nel calcio a 5, a pallavolo, nel tifo, nel ping pong, nel biliardino, nella torre del potere, nell’animazione. I vincitori: l’oratorio della Pievania di S. Giovanni Paolo II nel calcio a 5, a pallavolo e nell’animazione; l’oratorio della Pievania di S. Giovanni Battista nel tifo; l’oratorio della Pievania di S. Giacomo a ping pong e a biliardino; l’oratorio di Cascia nella torre del potere.

Le gare sportive hanno avuto culmine in due momenti altamente significativi vissuti nella bella chiesa di S. Francesco a Cascia: l’adorazione eucaristica la sera del 25 aprile e la Messa conclusiva del 26 presieduta dall’arcivescovo Renato Boccardo, concelebrata da don Davide Travagli e don Salvatore Ficarra a animata nel canto dai giovani. «Questi due giorni – ha detto Claudio Onori al termine della Messa – sono stati all’insegna dell’amicizia, dello sport e della fratellanza, ma soprattutto hanno avuto come centro Dio al quale abbiamo consegnato le nostre gioie e le nostre fatiche».

Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato come «un campionato sportivo, per quanto piccolo, è fatto di diverse partite dove si può essere vincitori o vinti. Quando si è sconfitti si custodisce la speranza di vincere alla prossima occasione. Certo, tutti vogliamo essere vincitori e ci impegniamo negli allenamenti per riuscirci; nonostante tutto, però, vittorie e sconfitte si alternano». Poi, l’Arcivescovo è andato al cuore della motivazione del torneo: «C’è una sola partita che non si può perdere ed è quella della vita. Mentre nello sport le partite si rinnovano costantemente, quella della vita no. Ed allora il nostro allenamento e la disciplina si devono concentrare su questa vita che abbiamo e che non possiamo sprecare. Dobbiamo affidarci al buon mister che è Gesù, che in questa domenica ci è presentato come Buon Pastore. Con la sua parola e il suo esempio di vita ci indica qual è il cammino della vittoria e ci dice che se vogliamo vincere la partita della vita dobbiamo rispondere seriamente alla nostra vocazione, ossia scoprire il sogno che Dio ha preparato per me da sempre. Cari giovani, per capire ciò è necessario che scaviate dentro di voi e che non vi accontentiate della superficialità. Gesù non manda messaggi su WhatsApp o Instagram ma parla alla vostra coscienza. Create le condizioni interiori ed esteriori per scoprire quella parola che è capace di scaldare la mente e il cuore. Solo così la partita della vita sarà vinta. Ricordatevi che campioni lo si è solo quando si è in grado di scegliere, quando si sanno dire dei sì e dei no. Infine – ha concluso mons. Boccardo – vi auguro di saper scegliere un bravo allenatore, pronto a sacrificare sé stesso affinché voi passiate vivere in pienezza».

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