Celebrazione diocesana del Corpus Domini. L’Arcivescovo: «Dall’Eucaristia, sacramento di misericordia e consolazione, nasce un impegno di cura reciproca e di solidarietà verso tutti». Foto.

Celebrazione diocesana del Corpus Domini. L’Arcivescovo: «Dall’Eucaristia, sacramento di misericordia e consolazione, nasce un impegno di cura reciproca e di solidarietà verso tutti». Foto.

Celebrazione diocesana del Corpus Domini. L’Arcivescovo: «Dall’Eucaristia, sacramento di misericordia e consolazione, nasce un impegno di cura reciproca e di solidarietà verso tutti». Foto.

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Celebrazione diocesana del Corpus Domini. L’Arcivescovo: «Dall’Eucaristia, sacramento di misericordia e consolazione, nasce un impegno di cura reciproca e di solidarietà verso tutti». Foto.

O Buon Pastore, vero pane, Gesù, pietà della tua Chiesa. Difendi e nutri i tuoi fratelli e guidali alla terra dei viventi. Sedendo a mensa nel tuo cielo godremo della gioia dei tuoi santi. Amen”. Questa la supplica che è risuonata nella celebrazione diocesana del Corpus Domini, che si è tenuta a Spoleto la sera di giovedì 30 maggio 2024. L’Arcivescovo ha presieduto la Messa in Cattedrale e al termine la processione eucaristica fino alla Basilica di S. Gregorio, portata a termine nonostante la pioggia. Sulle piazze delle due chiese erano state realizzate, dai fedeli di alcune Pievanie, delle infiorate. La liturgia è stata animata dalla corale diocesana. Erano presenti diversi sacerdoti, numerosi bambini della catechesi dell’anno dei sacramenti, Ministri straordinari dell’Eucaristia, membri di Confraternite, Associazioni e Movimenti.

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«Questo giorno – ha detto mons. Boccardo nell’omelia – è dedicato a contemplare le meraviglie di Dio nell’Eucaristia, mistero centrale e sintetico che riassume tanti aspetti del vivere e del pensare cristiano e ci conduce sempre di nuovo a ripartire da Dio, da quel Dio più grande di ogni nostro pensiero e comprensione, da quel Dio che si è fatto debole e umile in Gesù, da quel Dio che nell’Eucaristia si è consegnato nelle nostre mani».

Nella pagina evangelica proclamata (Mc 14, 12-16) emerge forte il tema dell’alleanza là dove Gesù dice: Questa è la nuova alleanza nel mio sangue”. E mons. Boccardo ha condiviso con i presenti: «Quali messaggi scaturiscono per noi da questa “alleanza”? Tra i tanti possibili, mi piace segnalarne almeno tre. Il primo: giacché l’Eucaristia è il centro dell’esperienza cristiana ed è nutrimento della fede, ogni Pievania si deve impegnare seriamente affinché la celebrazione eucaristica domenicale torni ad essere centrale nella vita della comunità. Perché l’Eucaristia non è solo l’alimento spirituale per il cammino, ma la testimonianza gioiosa dell’incontro con il Risorto che ci dona lo Spirito di vita e di coraggio. Non dimentichiamo che l’Eucaristia domenicale o fa ardere il cuore o non è Eucaristia. E il cuore arde se si celebra con fede e con vera partecipazione, ponendo attenzione all’accoglienza, ai ministeri, al canto, alle letture, all’omelia, alle pause di silenzio. Un secondo messaggio: la presenza di Gesù nel Pane consacrato è una presenza dinamica. Il “Corpo dato” e il “Sangue versato” sono “per voi e per tutti”: la missione è iscritta nel cuore dell’Eucaristia. Da essa nasce il pressante mandato a camminare nel mondo come portatori della Parola che salva, fratelli nella carità, servitori del bene di tutti: siamo mandati come operai nella vigna del Signore, perché seminiamo e piantiamo in abbondanza ciò che lui farà crescere come e quando vuole. Ogni vera pastorale consiste nel chiamare tutti a vivere in Cristo la pienezza di un rapporto filiale con Dio, che trasformi alla radice e in ogni suo aspetto la vita dell’uomo, facendone un’esperienza di santità. Un terzo messaggio: dall’Eucaristia, sacramento di misericordia e consolazione, nasce un impegno di cura reciproca e di solidarietà verso tutti. Dall’incontro con il Risorto inizia un movimento che trasforma l’esistenza degli uomini, perché trasforma il modo di pensare e di sentire, di vivere e di stare con gli altri. Non sono le opere buone che cambiano il mondo, ma l’uomo nuovo che Gesù fa di ciascuno di noi se lo accogliamo nella nostra vita; non è il nostro volontarismo umano nel fare il bene o nell’essere buoni, ma è il dinamismo potente della grazia che cambia noi e la storia».

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