Bovara di Trevi: grande festa per la riapertura della chiesa di S. Pietro. Messa e processione presiedute dall’Arcivescovo. Cronaca, foto, video clip.

Bovara di Trevi: grande festa per la riapertura della chiesa di S. Pietro. Messa e processione presiedute dall’Arcivescovo. Cronaca, foto, video clip.

Bovara di Trevi: grande festa per la riapertura della chiesa di S. Pietro. Messa e processione presiedute dall’Arcivescovo. Cronaca, foto, video clip.

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Bovara di Trevi: grande festa per la riapertura della chiesa di S. Pietro. Messa e processione presiedute dall’Arcivescovo. Cronaca, foto, video clip.

Una giornata attesa quasi dieci anni. E la gente in massa è accorsa alla chiesa abbaziale di S. Pietro a Bovara di Trevi per la sua solenne riapertura dopo i danni causati dal terremoto del 2016. La liturgia eucaristica è stata presieduta dall’Arcivescovo e concelebrata dai sacerdoti della Pievania del beato Pietro Bonilli: don Jozef Gercàk, don Kamil Ragan, don Sem Fioretti, don Luca Gentili e don Salvatore Ficarra. A loro si sono aggiunti don Fabrizio Maniezzo e padre Vito Giannuzzi, B. Diaconi permanenti: Paolo Eleuteri e Claudio Vandini. La Messa è stata animata dai cori riuniti delle varie comunità trevane. Le tre navate della splendida chiesa, visitata anche da S. Francesco mentre si recava nella valle reatina, erano gremite: c’erano anziani e giovani, bambini e religiose, membri di associazioni e autorità civili e militari, tra cui il sindaco Ferdinando Gemma. Tante persone si sono commosse nel rientrare in chiesa e nel poter nuovamente sostare in preghiera dinanzi al Crocifisso del XIV secolo. All’inizio della celebrazione l’Arcivescovo ha asperso l’assemblea e l’edificio con l’acqua benedetta.

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Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato come «l’egoismo, la paura e la cattiveria fanno dimenticare l’amore e la vita diventa buia e sterile. E se ci concentriamo solo su noi stessi rischiamo di non portare frutto. Gesù però ci lascia una parola: vi do un comandamento nuovo, amatevi come io ho amato voi. La novità sta nell’avverbio come: questo è lo specifico del cristiano. Non dice amate quanto me, non ci arriveremo mai: ci dice, però, amate come me. Siamo allora invitati ad imparare dal suo stile: ha lavato i piedi, ha abbracciato bambini, si è commosso dinanzi alle sofferenze umane, è andato incontro a tutti senza allontanare nessuno, ha preso su di sé il dolore e la sofferenza del mondo. Questa è l’unica legge che ci ha lasciato. Solo nella misura in cui riusciamo a mettere in pratica ciò diventeremo costruttori di una società senza odio e violenza».

La processione. Al termine della Messa, per le vie del paese, c’è stata la processione del Crocifisso, deposto dalla croce e composto in un cataletto, che si tiene ogni cinque anni. Ha origine dal “miracolo delle acque”, che risale al 1817: in quell’anno ci fu una eccezionale siccità per tutto l’inverno e la primavera. Poi, la gravissima carestia del 1892 durante la quale la gente per “non morire di fame, si mangiavano cose le più ributtanti: perfino la sansa dei molini e i sarmenti macinati e cose anche schifose!”. Per invocare copiose piogge si decise di fare una solenne processione con il Crocifisso e avvenne appunto il miracolo.  Rientrati in chiesa, il Crocifisso è stato posto dinanzi all’altare: l’Arcivescovo, i preti, le autorità e i tantissimi fedeli si sono chinati su di esso per adorarlo. Mons. Boccardo ha composto la seguente preghiera al Crocifisso, che è stata distribuita a tutti i presenti:

 

Crocifisso Signore,
davanti a questa Croce
sono venuti fiduciosi i nostri padri,
a te hanno affidato gioie e dolori,
fatiche e desideri;
contemplando la tua gloriosa passione,
da te hanno ricevuto consolazione e speranza,
grazia e benedizione.

Anche noi oggi veniamo a te
portando il peso delle nostre giornate
e contempliamo, grati, le tue ferite,
per le quali siamo stati guariti (cf Is 53, 5).

Signore Gesù,
sacerdote sommo della nostra fede (cf Eb 3, 1),
sempre vivo ad intercedere per noi (cf Eb 7, 25),
volgi il tuo sguardo di misericordia a questo popolo che in te confida:
dona luce di verità e calore di amore,
accendi e coltiva desideri di bene,
rafforza le braccia operose,
perché, docili agli insegnamenti del Vangelo,
sappiamo edificare senza sosta la società degli uomini
come casa di accoglienza, di riconciliazione e di pace,
nella quale tutti si riconoscano fratelli,
capaci di portare i pesi gli uni degli altri.

Tu che vivi glorioso per i secoli eterni. Amen.

I lavori. Sulla chiesa di S. Pietro a Bovara si è intervenuti con delle perforazioni armate, senza danneggiare le pietre, per l’antiribaltamento delle facciate; sono state calastrellate le colonne con delle piastre in acciaio; sono state consolidate le volte; sono state cucite le varie lesioni causate dal sisma; sono stati sostituiti gli architravi danneggiati; è stata rifatta la copertura; è stato consolidato il campanile; è stata messa in sicurezza la parte lapidea della facciata; sono stati restaurati il coro ligneo e i mobili della sacrestia. Il totale degli interventi è stato di circa 600.000 euro, provenienti dall’ordinanza 23 del 2017 del Commissario straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione sisma 2016, dai fondi 8×1000 della Conferenza episcopale italiana e da fondi propri dell’Archidiocesi. I progettisti sono stati: architetto Luca Quadrelli, architetto Andrea Altieri e ingegnere Franco Belli. I lavori sono stati eseguiti dall’impresa edile “Mazzoli Ubaldo” di Valfabbrica e dalla ditta “Il Restauro sas” di Pierangelo Fiacchi di Trevi. Per la riapertura della chiesa di S. Pietro la Pievania del beato Pietro Bonilli ha dato alle stampe un piccolo opuscolo dal titolo “La chiesa abbaziale benedettina di S. Pietro Apostolo a Bovara di Trevi”, curato dallo storico locale e giornalista Carlo Roberto Petrini. Dopo la prefazione dell’Arcivescovo e un’introduzione, nel testo viene ripercorsa nel dettaglio la storia della chiesa e delle tradizioni legate alla pietà popolare. È stato stampato dalla Tecnostampa di Matigge di Trevi. La serata di riapertura della chiesa si è conclusa con un momento di fraternità nel piazzale antistante.

 

 

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