Assemblea diocesana, supplica per la pace nel mondo e festa della Chiesa locale. Video e foto.

Assemblea diocesana, supplica per la pace nel mondo e festa della Chiesa locale. Video e foto.

Assemblea diocesana, supplica per la pace nel mondo e festa della Chiesa locale. Video e foto.

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Assemblea diocesana, supplica per la pace nel mondo e festa della Chiesa locale. Video e foto.

«L’evangelizzazione non è una conquista umana del mondo, ma l’infinita grazia che si diffonde da vite cambiate dal Regno di Dio». Queste parole di Papa Leone XIV sono il filo conduttore dell’Assemblea diocesana e della festa della Chiesa locale che l’archidiocesi di Spoleto-Norcia celebra il 10, 11 e 12 ottobre 2025.

Il primo appuntamento si è tenuto venerdì 10 ottobre a Cannaiola di Trevi, dove oltre 200 fedeli delle varie Pievanie, accolti dall’arcivescovo Renato Boccardo, hanno ascoltato l’intervento di dom Alessandro Barban, già Priore Generale dell’Ordine dei Camaldolesi, sul tema “Le sfide e gli intrecci di questa stagione ecclesiale”. Barban, del quale riportiamo il video integrale dell’intervento, ha invitato i presenti a riflettere sui ritmi della vita della comunità, ad avere su di essa uno sguardo antropologico e non solo sociologico e pastoralista. «Per camminare insieme – ha detto – dobbiamo conoscerci, vedere le fatiche reciproche, parlare bene dell’altro, accoglierci con ospitalità reciproca: così si cresce nella fede».

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VIDEO INTERVENTO DOM BARBAN

Supplica per la pace nel mondo. La sera del 10 ottobre, alle 21.00, presso il Santuario della Madonna della Stella a Montefalco, accogliendo l’invito di Papa Leone XIV, c’è stata una grande supplica di intercessione per la pace nel mondo. Vescovi, preti e tanti fedeli hanno affidato alla Madonna, mediante la preghiera del rosario, le sofferenze, le attese e le speranze di dei nostri fratelli e sorelle in umanità che vivono nelle zone dove sono accesi i focolai della guerra.

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Riportiamo le parole dell’Arcivescovo nella riflessione:

Ciò che origina e motiva il nostro convenire questa sera è l’urgente necessità di vegliare e intercedere, facendo nostro il grido di tutti gli uomini e le donne, di tutti i bambini, di tutti i vecchi coinvolti nel conflitto in Terra Santa, in Ucraina e nei numerosi altri focolai di guerra disseminati nel mondo. Intercedere non significa semplicemente “pregare per qualcuno”, come spesso pensiamo. Etimologicamente significa “fare un passo in mezzo”, mettersi là dove il conflitto ha luogo, tra le due parti in lotta. È il gesto di Gesù Cristo sulla croce. Come afferma San Paolo scrivendo ai cristiani di Efeso, Gesù è venuto per porsi nel mezzo di una situazione insanabile, nel mezzo di un conflitto senza soluzione umana. E si è potuto mettere nel mezzo perché era solidale con le due parti in conflitto, anzi i due elementi in conflitto coincidevano in lui: l’uomo e Dio (cf Ef 2, 14-18).

Questa è l’intercessione cristiana. Per essa è necessaria una duplice solidarietà: devo potere e volere abbracciare con amore e senza sottintesi tutte le parti in causa. Devo avere fiducia soltanto nella potenza di Dio, devo fare onore alla fede in Colui che risuscita i morti. È una fede difficile, per questo l’intercessione vera è difficile. Ma se non vi tendiamo, la nostra preghiera sarà fatta con le labbra, non con la vita. Naturalmente un simile atteggiamento non calpesta affatto le esigenze della giustizia. Non posso mai mettere sullo stesso piano assassini e vittime, trasgressori e difensori della legge. Però, quando guardo le persone, nessuna mi è indifferente, per nessuno provo odio o azzardo un giudizio interiore, e neppure scelgo di stare dalla parte di chi soffre per maledire chi fa soffrire. Gesù non maledice chi lo crocifigge, ma muore anche per lui dicendo: «Padre, non sanno quello che fanno; perdonali!» (cf  Le 23, 34).

Se una preghiera non raggiunge questa duplice solidarietà, se intercede perché il Signore soccorra l’uno e abbatta l’altro, ignora il bisogno di salvezza di chi è eventualmente nel torto, di chi ha scelto contro Dio e contro il fratello, lo abbandona, non gli mette la mano sulla spalla, e la sua non è una preghiera. Nella misura dunque in cui compiamo delle scelte esclusive nel nostro cuore, e condanniamo e giudichiamo, non siamo più con Gesù Cristo, nella situazione che lui ha scelto, e dobbiamo dubitare della validità e della genuinità della nostra preghiera di intercessione.

La vera intercessione suscita un unico desiderio: quello di essere con il pensiero e con il cuore nei luoghi del conflitto, sulle strade di Gaza e di Gerusalemme, di Zaporisha e di Belgorod, nei kibbuz israeliani e nei villaggi palestinesi, negli Oblast dell’Ucraina e nei territori della Russia interna, ove cittadini inermi sono minacciati e uccisi. Stare là, senza alcuna azione politica o alcun clamore, fidando solo nella forza della intercessione. Stare là, come Maria ai piedi della croce (cf Gv 19, 25-27), senza maledire nessuno e senza giudicare nessuno, senza gridare alla ingiustizia o inveire contro qualcuno.

Se la guerra giungerà a termine – e noi lo chiediamo con tutto il cuore insieme con il Papa che ci ha invitato a dire questo Rosario -, se la forza dei negoziati soverchierà di nuovo – lo speriamo presto – la forza maligna degli strumenti di morte, ciò sarà certamente anche perché questa sera noi siamo qui e perché lungo le prossime settimane nelle nostre case ci saranno uomini e donne raccolti in preghiera, senza temere altro che il giudizio di Dio, confessando i loro peccati e quelli di tutti i loro amici e nemici, finché non si avveri la profezia di Isaia: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Venite, camminiamo nella luce del Signore» (cf ls 2, 4-5).

Laboratori. Nella mattina di sabato 11 ottobre, a Cannaiola di Trevi, i partecipanti all’Assemblea diocesana si sono ritrovati per partecipare a tre laboratori:

  1. Abitare il presente, sognare il futuro, alla scuola della Parola di Dio” con padre Roberto Cecconi, cp, Rettore del Santuario della Madonna della Stella.
  2. “Ciascuno è termine di un dono. Uscire dalla menzogna dell’uomo autoprodotto” con suor Roberta Vinerba, Docente all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi.
  3. Famiglia: è vita, è futuro” con Anna Chiara Gambini e Gigi De Palo, Presidente della Fondazione per la natalità.

I laboratori si sono tenuti in una giornata particolare per la Chiesa Universale: si ricorda l’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II (nel 1962) e si fa memoria liturgica del Papa che lo ha indetto, S. Giovanni XXIII. A livello locale, invece, l’11 ottobre si ricorda l’ingresso in Diocesi dell’arcivescovo Renato (11 ottobre 2009).

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Festa della Chiesa locale. Domenica 12 ottobre nella Basilica Cattedrale di Spoleto l’Arcivescovo ha presieduto la Messa nella festa della Chiesa locale, a conclusione dell’Assemblea diocesana. Con mons. Boccardo hanno concelebrato diversi presbiteri della Diocesi, c’erano i membri delle equipe delle Pievanie e altri fedeli. La liturgia è stata animata dalla corale diocesana. Lungo i due lati della navata centrale hanno trovato posto le immagini dei Santi e Beati del territorio.

«Dopo i bei momenti di fraternità e comunione vissuti venerdì e ieri – ha detto il Presule nell’omelia – siamo qui nella chiesa madre della nostra Chiesa diocesana per esperimentare la gioia di stare insieme alla presenza di Colui che è Padre di tutti, mentre ci riconosciamo fratelli e sorelle in cammino verso la patria».

Mons. Boccardo poi, riprendendo la raccomandazione di S. Paolo a Timoteo “Ricordati di Gesù Cristo”, ha sottolineato come le Pievanie sono sorte proprio affinché tutti possano ricordarsi di Cristo, «coscienti dell’urgenza di un rinnovato e autentico slancio missionario affinché la Buona Novella sia da tutti conosciuta, esperimentata e amata. Il “fuoco della missione”, che deve illuminare e motivare ogni scelta e progetto pastorale e deve condurci a vincere le resistenze che continuano a frenare un serio e deciso rinnovamento. Senza nostalgia per un passato che non c’è più e non era necessariamente migliore del presente, e con uno sguardo largo, capace di immaginare un futuro che non ci piomberà addosso all’improvviso quasi per magia, ma che attende di essere responsabilmente preparato fin da ora, giorno dopo giorno».

L’Arcivescovo inoltre ha invitato a promuovere in ogni comunità «la presenza di alcune persone che custodiscano la chiesa del posto e assicurino la vitalità della preghiera settimanale, arricchita quando è possibile dalla presenza del sacerdote e dalla celebrazione della Messa. Non dimentichiamo che gli spazi trascurati da noi vengono facilmente occupati dai rappresentanti delle sette, che si aggirano come lupi cercando chi divorare (cf 1 Pt 5, 8)».

Mons. Boccardo, infine, ha ricordato che «essere cristiani è una scelta. La Chiesa non può essere una realtà nella quale ci si ritrova “registrati”. La Chiesa è una comunità alla quale si deve decidere di aderire liberamente, perché si è riconosciuto nel suo messaggio, ovvero nel Vangelo di Gesù Cristo, ciò che può dare forma alla vita e a cui si decide di affidarsi con gioia e responsabilità. Non si nasce cristiani, si decide di esserlo».

OMELIA INTEGRALE DELL’ARCIVESCOVO

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