Pievania di S. Giovanni Paolo II: 25 anni di sacerdozio di don Dieudonné Mutombw Tshibang. L’Arcivescovo: «Il Signore sia con te, caro fratello, affinché tu possa essere fazzoletto dove versare le lacrime». Il grazie del festeggiato. Foto.

Pievania di S. Giovanni Paolo II: 25 anni di sacerdozio di don Dieudonné Mutombw Tshibang. L’Arcivescovo: «Il Signore sia con te, caro fratello, affinché tu possa essere fazzoletto dove versare le lacrime». Il grazie del festeggiato. Foto.

Pievania di S. Giovanni Paolo II: 25 anni di sacerdozio di don Dieudonné Mutombw Tshibang. L’Arcivescovo: «Il Signore sia con te, caro fratello, affinché tu possa essere fazzoletto dove versare le lacrime». Il grazie del festeggiato. Foto.

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Pievania di S. Giovanni Paolo II: 25 anni di sacerdozio di don Dieudonné Mutombw Tshibang. L’Arcivescovo: «Il Signore sia con te, caro fratello, affinché tu possa essere fazzoletto dove versare le lacrime». Il grazie del festeggiato. Foto.

Nel pomeriggio di lunedì 29 luglio 2024, nella chiesa di S. Giovanni Paolo II in S. Nicolò di Spoleto, sono stati celebrati i venticinque anni di sacerdozio di don Dieudonné Mutombw Tshibang. È stato l’arcivescovo Renato Boccardo a presiedere la Messa insieme con lo stesso don Dieudonnè, con due suoi confratelli congoloesi in servizio nella diocesi di Terni-Narni-Amelia (don Jean Pierre Kalongisa Munina e don Donat Katawa Matala), con don Claudio Vergini (Pievano di S. Giovanni Paolo II), con don Alessio Kononov, con don Bruno Molinari, con don Vito Stramaccia, con don Edoardo Rossi, con mons. Dino Pallucchi, con don Artemio Bastianini, con i diaconi permanenti Francesco Pietro D’Urso ed Alfio Tagliavento. Il servizio all’altare è stato curato dai seminaristi e dai ministranti. La liturgia è stata animata dalla corale della Pievania.

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Don Dieudonné è nato nella Repubblica Democratica del Congo il 22 aprile 1969 ed è stato ordinato presbitero per la diocesi di Luiza il 30 luglio 1999. Dopo alcuni anni trascorsi a Roma per completare gli studi in Teologia Biblica, nel 2006 è giunto nella nostra Archidiocesi, dove ha scelto di incardinarsi. Ha servito le comunità di Polino, Verchiano di Foligno e Sellano e da qualche anno è in servizio nella comunità di S. Nicolò in Spoleto, all’interno della Pievania di S. Giovanni Paolo II.

L’omelia dell’Arcivescovo. «Noi preti – ha detto – siamo scelti gratuitamente e non per i nostri meriti e i nostri successi; siamo chiamati a ripetere i gesti e le parole di Gesù, ad essere il segno vivo della sua presenza. Celebrare il XXV di don Dieudonné ci porta allora a pensare al ministero presbiterale al di là delle povere persone fisiche: il prete non è un maestro o un superiore, ma un fratello che ha ricevuto un ministero particolare che lo fa diventare padre. Siamo qui per dire grazie al Signore per il bene che ha compito per mezzo del ministero di don Dieudonné. Grazie caro padre per la tua generosità e la tua dedizione; grazie perché hai lasciato casa e famiglia e sei qui in mezzo a noi a spendere la tua vita; grazie perché hai cambiato cultura e modo di vivere e hai fatto tuoi la nostra cultura e i nostri modi di vivere. L’augurio che ti formuliamo è il seguente, che noi presbiteri ripetiamo ogni volta che celebriamo Messa: “Il Signore sia con te”, affinché possa essere fazzoletto dove versare le lacrime, bastone dove appoggiarsi in caso di stanchezza, ristoro per quanti sono alla ricerca dell’unica fonte che disseta, Dio. Questo è l’augurio migliore che la Chiesa ti fa».

Il grazie di don Dieudonné. «Siamo qui per ringraziare il Signore per i miei 25 anni di sacerdozio. E dinanzi a lui non esiste il tempo come misura delle cose. C’è solo il presente. Il passato è storia, il futuro è promessa. Perciò, non si dovrebbero festeggiare solo gli anniversari a due cifre, ma di per sé anche di un solo giorno di sacerdozio va fatta memoria. Mi guardo indietro e iniziano i ricordi: mi sembra ieri che sono stato ordinato prete nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo nella diocesi di Luiza, nella Repubblica Democratica del Congo. Questi anni sono trascorsi velocemente. Come prima cosa grazie ai miei genitori, Timothée Tshibang Mukad e Angèle Mashind Nanfund, che sono stati i miei primi catechisti e che da casa sono uniti a noi con la preghiera: il loro esempio e le loro parole mi hanno portato a questa scelta. Grazie ai miei fratelli e sorelle e a tutti i partenti. Come prete sono il frutto della preghiera umile, silenziosa, nascosta e costante di tante persone che mi hanno accompagnato e sostenuto in questi anni. Grazie ai miei Vescovi: a mons. Léonard Kasanda Lumembu, C.I.C.M., vescovo emerito di Luiza, che mi ha ordinato sacerdote; a mons. Riccardo Fontana (emerito di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, ndr) che nel 2004 mi ha accolto in questa Chiesa di Spoleto-Norcia; a mons. Renato Boccardo per la sua sollecitudine paterna, per la costante vicinanza in questi anni e per avermi incardinato in questa diocesi di Spoleto-Norcia, dove mi sento amato e integrato. Grazie alle comunità che ho servito: Polino, Verchiano di Foligno e Sellano ed ora la Pievania di S. Giovanni Paolo II a Spoleto. Grazie a tutti i miei amici italiani, africani e tedeschi. Grazie ai confratelli presbiteri, diocesani e religiosi, alle religiose, ai fratelli e sorelle del Cammino Neocatecumenale: la loro amicizia e il loro affetto mi hanno contagiato. In questi 25 anni mi sono sentito veramente amato dal Signore. Ma un grazie speciale va alla Pievania di S. Giovanni Paolo II, in particolare a questa comunità di S. Nicolò, per aver organizzato questa festa; grazie al coro della Pievania per l’animazione della Messa e per l’alleluia e il santo congolesi. Grazie a don Jean Pierre Kalongisa Munina, presbitero della diocesi di Terni-Narni-Amelia, per l’amicizia e l’affetto: siamo entrati in seminario lo stesso giorno e siamo stati ordinati insieme. Vi chiedo perdono per i miei difetti, per le miei incapacità nel pascere il gregge che mi è stato affidato. Pregate per me e con me affinché non cessi mai la gioia di essere prete».

Il grazie dei fedeli. Prima della benedizione finale, a nome della comunità, ha preso la parola la signora Maria Elena e ha detto: «Don Dieudonné è un prete che ama fare il contadino, è africano ma ama la neve, non dorme la notte per scrivere i suoi libri, ama fare tardi la sera per stare con i suoi parrocchiani, è un prete che studia tanto e che ha mille esperienze da raccontare, è un prete che sa ascoltare e non ama il broncio. Con la tua calma congolese, cardo don, ci hai insegnato a non perderci il presente, a fermarci e ad ascoltarci. Ti auguriamo solo di poter confermare ogni giorno quell’eccomi pronunciato 25 anni fa, che si fonda su un’unica certezza: l’amore e la misericordia infiniti di Dio».

 

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