Pellegrinaggio diocesano in Turchia sulle orme di S. Paolo e della Chiesa delle origini, 15-22 novembre 2024. Cronaca, video clip e foto.

Pellegrinaggio diocesano in Turchia sulle orme di S. Paolo e della Chiesa delle origini, 15-22 novembre 2024. Cronaca, video clip e foto.

Pellegrinaggio diocesano in Turchia sulle orme di S. Paolo e della Chiesa delle origini, 15-22 novembre 2024. Cronaca, video clip e foto.

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Pellegrinaggio diocesano in Turchia sulle orme di S. Paolo e della Chiesa delle origini, 15-22 novembre 2024. Cronaca, video clip e foto.

Alle ore 11.20 di venerdì 15 novembre 2024, dall’aeroporto “L. da Vinci” di Fiumicino, un gruppo di 100 persone guidate dall’arcivescovo mons. Renato Boccardo è partito per la Turchia, per vivere il pellegrinaggio diocesano sulle orme di S. Paolo e della Chiesa delle Origini. Il gruppo ha fatto scalo ad Istanbul, per poi proseguire con un volo interno verso Adana (anticamente Antiochia di Cilicia). Sul pullman che ha condotto i pellegrini in hotel è stata fatta la preghiera di benedizione all’inizio del pellegrinaggio: “Dio onnipotente e misericordioso, assisti i tuoi figli in questi giorni di pellegrinaggio, guida i loro passi nella tua volontà e sazia con l’abbondanza dei tuoi doni la sete di coloro che sperano nelle tue promesse”. Il pellegrinaggio è organizzato col supporto dell’agenzia Nova Itiners di Perugia. Il rientro in Italia è previsto per il 22 novembre.

VIDEO CLIP DELLA PRIMA GIORNATA, 15 NOVEMBRE 2024

SECONDA GIORNATA, SABATO 16 NOVEMBRE 2024 

Il secondo giorno di pellegrinaggio, sabato 16 novembre 2024, è iniziato con lo spostamento da Adana a Tarso, città natale dell’apostolo Paolo, principale missionario del Vangelo presso i greci e i romani. Si è iniziato con la visita al Pozzo di S. Paolo, di origine romana: è situato nel cortile di una casa che la tradizione indica proprio come quella natale dell’Apostolo delle genti. Poi, c’è stata la visita alla Moschea di Maham-I serif dove si trova la tomba del Profeta Daniele. Alla fine della mattinata c’è stata la celebrazione eucaristica nel mausoleo di S. Paolo, di stile romano, uno dei luoghi più antichi di preghiera a Tarso. La Messa è stata presieduta dall’arcivescovo Renato e concelebrata dai presbiteri presenti al pellegrinaggio: don Sem Fioretti, vicario generale; don Pier Luigi Morlino, pievano di S. Ponziano; don Claudio Vergini, pievano di S. Giovanni Paolo II; don Luca Gentili, cancelliere. Diacono permanente: Renato Morlino. Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato come la vita di Paolo è cambiata dopo l’incontro col Signore: «Dalla Cilicia – ha detto – ha iniziato a predicare il Vangelo. Non era un uomo straordinario o eccezionale. La sua avventura allora ci fa pensare a come il cristianesimo non va ridotto ad una etichetta, ma deve essere la caratteristica di fondo della vita. Anche noi abbiamo incontrato il Signore e trasforma anche noi nel modo di pensare e di agire. Non siamo qui per fare un ricordo storico, ma per confrontarci con la storia di Paolo e domandarci: com’è il mio incontro col Signore e quali gesti scaturiscono da questo incontro? Lasciamo che il suo esempio susciti in noi il desiderio di vivere in modo pieno la nostra vita».

Dopo la celebrazione eucaristica ci si è spostati in Cappadocia, regione semi-arida della Turchia centrale, chiamata anche terra dei monaci in quanto è stata abitata da tanti eremiti e vi hanno trovato i natali S. Gregorio di Nissa, S. Gregorio Nazianzeno e S. Basilio di Cesarea. La Cappadocia è conosciuta anche per i “camini delle fate”, alte formazioni rocciose a forma di cono. È stata visitata la Valle di Zelve, nei presso di Goreme, un museo a cielo aperto, patrimonio mondiale dell’Unesco, dove sono stati appunto ammirati i camini delle fate appuntiti, completi e affilati.

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TERZA GIORNATA, DOMENICA 17 NOVEMBRE 2024 

Domenica 17 novembre 2024, la terza giornata di pellegrinaggio si è aperta, per chi lo ha desiderato, con il volo in mongolfiera sui “camini delle fate”, nel cuore della Cappadocia. Poi, visita al museo all’aperto della Valle di Goreme, ai villaggi trogloditi di Avcilar e Uchisar. Molto interessanti le chiese rupestri abitate un tempo da anacoreti che le arricchirono di affreschi. Dopo il pranzo, visita della città sotterranea di Kaymakli, struttura su dieci piani per una lunghezza di 10 km, progettata con chiaro intento strategico e di difesa. Tornati in hotel, è stata celebrata la Messa. Nell’omelia mons. Boccardo ha invitato i pellegrini a riflettere sullo scorrere del tempo e a saper scorgere in esso i segni della vicinanza di Dio.

 

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QUARTA GIORNATA, LUNEDI’ 18 NOVEMBRE 2024 

La giornata di lunedì 18 novembre 2024 è stata di viaggio: dalla Cappadocia, dopo 650 km di pullman, i pellegrini sono giunti a Pamukkale. È stata fatta una sosta nella città di Konya, una delle mete del primo e del secondo viaggio apostolico di S. Paolo per annunciare il Vangelo di Gesù. La prima tappa è stata fatta al mausoleo di Mevlana (costruito nel 1274), dove sono conservate, sotto la cupola verde, le spoglie di Gial al-Din Rumi, noto come Mevlana, che fu anche capo dei dervisci danzanti (discepoli di alcune confraternite islamiche). Poi, ci sé spostati nella chiesa di S. Paolo a Konya, l’unica cattolica nella grande città di oltre un milione e mezzo di abitanti. Non vi è, infatti, un presbitero residente: viene solo in alcune occasioni e per giungervi compie moltissimi chilometri. Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato come Paolo a Konya è venuto una prima volta a predicare Cristo e una seconda volta ad incoraggiare i fedeli a rimanervi fedeli. E proprio sul verbo rimanere si è soffermato il Presule: «Indica stabilità, fedeltà. Rimanere non vuol dire essere integralisti, ma fedeli ad un progetto di vita scelto e che va declinato giorno per giorno. Rimanere vuol dire saper avere delle fondazioni sicure impastate di giustizia, di carità e di riconciliazione. Rimanere, dunque, è un appello alla responsabilità, ci aiuta a distingue il vero dal falso». Intorno alle 20.00 i pellegrini sono giunti a Pamukkale.

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QUINTA GIORNATA, MARTEDI’ 19 NOVEMBRE 2024

La suggestiva visita alle “cascate pietrificate” di Pammukkale, nell’antica città di Hierapolis ha aperto la quinta giornata del pellegrinaggio diocesano in Turchia sulle orme di S. Paolo e della Chiesa delle origini. Pammukale è la città ellenistica fondata da Eumene II re di Pergamo, famosa per le sue acque termali e i suoi filati: le acque delle sorgenti termali, cariche di sale calcareo, versandosi sui bordi dell’altipiano, hanno creato queste “cascate pietrificate”, formazione di stalattiti, cataratte e bacini. All’interno del complesso monumentale, tra l’altro, c’è il luogo dove si fa memoria del martirio dell’apostolo Filippo (80 d.c.).

Poi, spostamento alla collina degli Usignoli ad Efeso, dove si venera la casa della Madonna e celebrazione eucaristica. S. Giovanni nel Vangelo dice che Gesù prima di morire gli affida sua madre: “Ecco tua madre. A partire da quel momento la prese con sé”. Gli Atti degli Apostoli narrano che dopo la morte di Gesù la persecuzione imperversò a Gerusalemme. Gli Apostoli si divisero il mondo per la predicazione del Vangelo. A Giovanni fu affidata l’Asia Minore. Probabilmente portò con sé anche la Vergine Maria.

Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato come «prendere Maria nella propria casa non vuol dire mettere al muro un’immagine, ma vuol dire condividere, provare ad imitare i suoi atteggiamenti. Maria è colei che sa ascoltare, è definita come la prima dei discepoli: infatti, mette in pratica nella sua esistenza la parola di Dio. Prendere Maria a casa vuol dire allora provare ad imitarla, chiedendosi: nella mia vita di oggi come posso esercitare la dimensione dell’ascolto e della accoglienza? Accogliere Maria, dunque, è un impegno serio, che va ben al di là delle varie devozioni. Maria era presente nella prima comunità cristiana e quella presenza, da sotto la croce del figlio, si prolunga nel tempo. Il popolo si affida a lei affinché venga accompagnato da suo figlio Gesù». Dopo il pranzo, visita al sito archeologico di Efeso. Tra gli imponenti monumenti dell’antica città romana restano, tra l’altro, la Biblioteca di Celso, il Teatro (dove ci fu la disputa di S. Paolo con i venditori di oggetti pagani), la tomba dell’apostolo Giovanni, la basilica del Concilio di Efeso che proclamò Maria Madre di Dio. In serata arrivo a Kasudasi.

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SESTA GIORNATA, MERCOLEDI’ 20 NOVEMBRE 2024

Mercoledì 20 novembre 2024 c’è stata la visita al sito archeologico di Pergamo, una delle sette Chiese dell’Apocalisse. L’attuale nome è Bergama. È la città degli Dei e degli Imperatori, luogo natale di Galeno (padre della galenica, arte del farmacista di preparare i farmaci). Qui il cristianesimo è arrivato per mezzo di Lidia, donna commerciante di porpora che aveva ascoltato S. Paolo predicare in Israele. Sono stati visitati i resti del Palazzo Reale, della biblioteca, della Rocca, i templi di Traiano e Atena, l’Acropoli. Nel pomeriggio, trasferimento ad Istanbul in pullman.

 

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SETTIMA GIORNATA, GIOVEDI’ 21 NOVEMBRE 2024

Giovedì 21 novembre 2024 è stato dedicato alla visita di Istanbul, chiaramente ai luoghi simbolo di quella che è una megalopoli di quasi 20 milioni di abitanti, lunga 125 km e larga 63, sviluppata sia in Asia che in Europa: la Moschea Blu, l’Ippodromo, Santa Sofia, la Cisterna. A fine pomeriggio, celebrazione della Messa nella chiesa di S. Antonio retta dai frati minori conventuali. Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato come Gesù «non è un’idea, un sistema di pensiero: è una persona che ha dato la vita affinché noi avessimo la vita. Essere cristiani è una scelta che va compiuta liberamente e responsabilmente. In questi giorni ci siamo confrontanti – ha detto – con una realtà con esiste più: penso alle rovine di Efeso e Pergamo e alla potenza che quegli edifici rappresentavano; penso alle comunità cristiane, esortate da Paolo, che nei primi secoli hanno abitato queste terre e del fatto che non è rimasto nulla; penso alla potenza dell’Impero Ottomano che ha distrutto il cristianesimo ed è poi lui stesso finito. Una lista di macerie, si potrebbe dire. Mi viene in mente, però, S. Paolo quando dice: passa la scena di questo mondo. Cari amici, tutto finisce. E proprio per questo siamo chiamati a vivere in pienezza. Da questo cumulo di macerie la parola di Gesù ci dice: il cielo e la terra passeranno, le mie parole non passeranno. È un invito forte e chiaro a scegliere da che parte stare, a prendere posizione».

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