L’Arcivescovo al XIX convegno dell’Opera Romana Pellegrinaggi: «È giusto che le ferite del terremoto vengano completamente cancellate?»

L’Arcivescovo al XIX convegno dell’Opera Romana Pellegrinaggi: «È giusto che le ferite del terremoto vengano completamente cancellate?»

L’Arcivescovo al XIX convegno dell’Opera Romana Pellegrinaggi: «È giusto che le ferite del terremoto vengano completamente cancellate?»

/
/
/
L’Arcivescovo al XIX convegno dell’Opera Romana Pellegrinaggi: «È giusto che le ferite del terremoto vengano completamente cancellate?»
Share on facebook
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on twitter
Share on facebook
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on twitter

«È giusto che le ferite del terremoto vengano completamente cancellate? O piuttosto bisognerà riproporre il nostro patrimonio di arte e di fede colpito in modo nuovo, che racconti alle generazioni future anche questo capitolo doloroso della nostra storia?». A porre l’interrogativo è mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia, intervenuto martedì 31 gennaio 2017 alla seconda e ultima giornata del XIX convegno nazionale teologico-pastorale “Il pellegrinaggio: fede e bellezza” promosso da Opera romana pellegrinaggi (Orp) e da Vicariato di Roma – Ufficio edilizia di culto, arte sacra e beni culturali. Il Presule ha ribadito lo stesso concetto in un’intervista all’Ansa del 1 febbraio 2017.

 

«Il terremoto della Valnerina – ha spiegato Boccardo – ha non solo creato delle ferite al patrimonio artistico e ambientale, ma anche una cesura tra il passato e il futuro perché il terremoto – attraverso le ferite prodotte al paesaggio, agli edifici, alle opere d’arte – ha ferito il cuore e la mente delle persone. Tuttavia, dall’angosciante desolazione è sbocciata anche tanta solidarietà che ha riempito di colore il grigiore della polvere dei crolli; e la sofferenza e la paura si sono stemperate nella speranza di un futuro che ancora potrà esserci. In questi mesi – prosegue mons. Boccardo – abbiamo sentito declinare in tutte le sue forme e tempi il verbo ‘ricostruire’». Pur riconoscendo che la ricostruzione di case, aziende e chiese deve essere una priorità per restituire alla gente della Valnerina una vita dignitosa e sicura, l’arcivescovo di Spoleto esprime qualche perplessità «circa il ricostruire tutto ‘come prima’, specialmente per quanto riguarda le chiese. Per due ragioni principali: anzitutto ricostruire tutto come se nulla fosse avvenuto significherebbe, al termine dei lavori, trovarsi davanti ad un ‘vero falso’, anche se un ‘falso d’autore’. È corretta un’operazione simile? E poi, le ferite, con il tempo e la cura adeguata, si rimarginano, non scompaiono, e diventano cicatrici che rimangono ben visibili. E il terremoto è comunque un evento che fa storia, ed entra nella memoria dei popoli. Gli edifici – sacri e non – portano i segni delle vicissitudini che hanno affrontato o subìto nel corso dei secoli. Invito dunque quanti hanno responsabilità in questa operazione a riflettere, convinto che occorra testimoniare la ferita del terremoto anche a chi verrà dopo di noi. Una ferita che tocca le persone, l’elemento più importante della nostra storia; sono le persone che vivono e danno senso a questi muri e a queste chiese venute giù, nelle quali hanno incontrato il Signore. È importante allora che rimanga la testimonianza di queste chiese che raccontano la fede anche in un momento di prova come questo.

A margine del convegno mons. Boccardo all’agenzia stampa (Sir) della Conferenza Episcopale Italiana è tornato sulla giornata di digiuno del 27 e sulla processione a Norcia del 28 gennaio: «c’è stata risposta corale e di grandissima partecipazione della gente. Il digiuno dà forza alla preghiera. Abbiamo voluto accompagnare con questo sacrificio la nostra invocazione a Dio per chiedere misericordia e tranquillità per le nostre popolazioni. È stata una bella giornata in tutta la Diocesi; in varie parrocchie si sono svolte diverse iniziative per sottolineare la condivisione nella sofferenza con le persone terremotare e per dare più forza all’invocazione». «La processione del giorno successivo – prosegue Boccardo – ci ha aiutato a riprendere la speranza, a  sapere che non siamo soli, che la Madonna che stava ai piedi della croce è con noi e ci aiuta a guardare avanti». 

Dalla stessa rubrica...

Seguici su Facebook

Dalla stessa rubrica...

ultime pubblicazioni

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

ultime pubblicazioni

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Seguici su Facebook