Triduo Pasquale 2022. Celebrazione della Messa in “Coena Domini”. L’Arcivescovo: «L’Eucaristia sarebbe un segno vuoto se in noi non si trasformasse in forza di amore per gli altri». Foto.

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Il rito della Lavanda dei piedi

Col Giovedì Santo si è concluso il tempo della Quaresima e la Chiesa ha avviato il Triduo pasquale, ossia i tre giorni nei quali si commemora la Passione, Morte e Resurrezione di Gesù, che ha il suo fulcro nella Veglia pasquale e si conclude con i secondi vespri della Domenica di Pasqua.

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Celebrazione nel Duomo di Spoleto. A Spoleto, nella Basilica Cattedrale, giovedì 14 aprile 2022, l’arcivescovo Renato Boccardo ha presieduto la Messa in Coena Domini, cioè la “Cena del Signore”. Si tratta dell’Ultima Cena che Gesù tenne insieme ai suoi apostoli prima dell’arresto e della condanna a morte. L’istituzione dell’Eucaristia come rito memoriale della “nuova ed eterna alleanza” è certamente l’aspetto più evidente di questa celebrazione che del resto giustifica la sua solennità proprio con un richiamo “storico” e figurativo dell’avvenimento compiuto nell’ultima cena. E proprio al centro della cena l’evangelista Giovanni al capitolo 13 colloca la lavanda dei piedi: si tratta di una delle più grandi lezioni che Gesù dà ai suoi discepoli, perché dovranno seguirlo sulla via della generosità totale nel donarsi verso tutti i fratelli nell’umanità, anche se considerati inferiori. Mons. Boccardo ha ripetuto il gesto della lavanda dei piedi a dodici fedeli, tra cui una donna fuggita dalla guerra in Ucraina. In questa solenne liturgia, si è anche meditato su altri due aspetti di questo giorno: l’istituzione del sacerdozio ministeriale e il servizio fraterno della carità. Sacerdozio e carità sono, in effetti, strettamente collegati con il sacramento dell’Eucaristia, in quanto creano la comunione fraterna e indicano nel dono di sé e nei servizio il cammino della Chiesa.

Omelia dell’Arcivescovo. «Nel gesto della cena – ha detto – contempliamo la passione e la morte del Signore, il suo amore per noi, la sua dedizione per l’uomo, la spontaneità filiale con cui egli compie totalmente la volontà del Padre, la disponibilità con cui riceve la missione che porterà avanti superando rifiuti, abbandoni, tradimenti, crocifissione e morte. È allora fondamentale comprendere che l’Eucaristia, il “sì” totale e fedele di Gesù al Padre e agli uomini anche se nemici e oppositori, significa per i cristiani il “sì” al Padre e il “sì” ai fratelli e alle sorelle, non solo a coloro che si mostrano tali con amicizia, gentilezza e accoglienza, ma pure a coloro che ci criticano, non ci accettano, si oppongono a noi. L’Eucaristia – ha proseguito mons. Boccardo – sarebbe un segno vuoto se in noi non si trasformasse in forza di amore per gli altri. Per essere veramente piena, deve essere celebrata nel dono della vita, non soltanto nella memoria del culto. Ospitare in noi l’Eucaristia, allora, è vincere ogni giorno la paura di morire, la paura di non farcela, la paura dei fantasmi che si materializzano in noi, la paura dell’inutilità».

Reposizione dell’Eucaristia. La liturgia è stata animata dalla corale della Pievania di Santa Maria ed erano presenti i bambini della catechesi delle parrocchie di S. Gregorio, Santa Rita, dei Santi Pietro e Paolo e della Cattedrale. I riti liturgici del Giovedì Santo si sono conclusi con la reposizione dell’Eucaristia nella Cappella del Sacramento, addobbata a festa per ricordarne l’istituzione. L’assemblea si è sciolta in silenzio, tutto il resto della Cattedrale è stato oscurato, in segno di dolore perché è iniziata la Passione di Gesù; le campane tacciono e l’altare è divenuto disadorno.

 

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