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  • Norcia, Concattedrale di Santa Maria
    Norcia, Concattedrale di Santa Maria

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  • Norcia, Piazza San Benedetto
    Norcia, Piazza San Benedetto

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  • Norcia, Basilica San Benedetto
    Norcia, Basilica San Benedetto

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  • Campi di Norcia, chiesa di S. Andrea
    Campi di Norcia, chiesa di S. Andrea

    Campi di Norcia, chiesa di S. Andrea

  • Abbazia S. Eutizio
    Abbazia S. Eutizio

    Abbazia S. Eutizio a Preci 

  • Preghiera a Norcia alle 7.41 del 30 ottobre 2017, primo anniversario del terremoto
    Preghiera a Norcia alle 7.41 del 30 ottobre 2017, primo anniversario del terremoto

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È un'edizione speciale sul terremoto quella di Expo Emergenze 2018, rassegna biennale nazionale dedicata al mondo della sicurezza e dell'emergenza, che si svolge dal 16 al 18 2018 novembre all'Umbriafiere di Bastia Umbra. La rassegna si è aperta venerdì 16 con un convegno sul tema "Dalla gestione dell'emergenza sismica 2016 alla ricostruzione", al termine del quale è stata firmata la Convenzione per l'attuazione del Sistema integrato regionale di protezione civile tra Regione Umbria e Anci (Associazione nazionale dei Comuni) Umbria. Nella sessione di apertura, introdotta e moderata dal direttore al Governo del territorio della Regione Umbria, Alfiero Moretti, ci sono stati gli interventi di Luigi D'Angelo, direttore operativo per il coordinamento delle emergenze del Dipartimento nazionale della Protezione civile, su "la gestione dell'emergenza a due anni dagli eventi";

 

del presidente dell'Anci Umbria, Francesco De Rebotti, su "la gestione dell'emergenza vista dai Comuni"; del presidente della Consulta nazionale del volontariato, Patrizio Losi, su "la gestione dell'emergenza vista dal mondo del volontariato"; della presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, su "sisma 2016: l'esperienza umbra", seguita da Luciano Tortoioli, già direttore al Governo del territorio della Regione Umbria, sugli "aspetti tecnici della ricostruzione"; del presidente della Conferenza episcopale umbra, mons. Renato Boccardo, su "messa in sicurezza e ricostruzione dei beni ecclesiastici e religiosi".

L’Arcivescovo ha detto che in Umbria «gli edifici di culto danneggiati dal sisma sono circa 550. Ad oggi non si dispone di una quantificazione degli interventi di messa in sicurezza effettuati in quanto, a seguito delle norme emanate, i soggetti attuatori sono stati in gran parte la Soprintendenza ed i Comuni ed in minima parte le Diocesi».

Accanto ai numeri, che trovate nell’intervento integrale del Presule allegato, mons. Boccardo ha sollevato una questione che assumerà una rilevanza sempre maggiore: di tutti questi edifici, quali si potranno recuperare e quali dovranno essere sacrificati alle ragioni dell’economia e della storia? «A partire dalla Seconda Guerra Mondiale nell’Umbria in generale, e nella Diocesi di Spoleto-Norcia in particolare, - ha detto - si è avuto un significativo spostamento della popolazione, per cui centri ricchi per secoli di abitanti e di edifici monumentali custodi di preziose opere d’arte sono quasi del tutto spopolati per gran parte dell’anno (e dopo gli eventi sismici sono diventati quasi paesi fantasma); altre aree hanno visto invece un progressivo aumento della popolazione, e dove era solo campagna sono sorti quartieri con i relativi luoghi di culto, che raramente possono vantare pregio d’arte. Cito come esempio la parrocchia del Sacro Cuore nella periferia di Spoleto, che conta oltre settemila abitanti ed ha un solo luogo di culto, non certo significativo dal punto di vista artistico e attualmente inagibile. Al contrario, il vasto territorio dei comuni di Norcia e di Preci che, insieme, non raggiunge un egual numero di abitanti, custodisce centinaia di luoghi di culto, parte lesionati, parte gravemente danneggiati, parte del tutto distrutti; la quasi totalità ha pregio d’arte, talvolta anche molto elevato. La domanda che nasce da queste considerazioni è: si può intervenire su ogni immobile o si dovrà operare una scelta? E quale sarà la griglia di valutazione? È opportuno salvare quello che è bello o quello che serve? Nello spoletino si sente citare spesso il proverbio “arcapezza a muichetta e manna preci u filone”, per indicare quelle persone che impiegano forze ed energie per imprese minime ed inconsistenti e perdono quelle ben più significative. L’auspicio è che nel rapportarci con la ricostruzione postsismica non entriamo in questa logica, ma sappiamo utilizzare al meglio quello di cui si può disporre, senza dimenticare che nel giro di pochi anni ci sarà nuovamente la verifica di quanto è stato fatto!».