Solennità di Maria Santissima Madre di Dio

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Omelia dell’Arcivescovo nella solennità di Maria Santissima Madre di Dio,
Spoleto, Basilica Cattedrale, 1° gennaio 2010


Il Vangelo che poc’anzi è stato proclamato ricorda che, al compiersi degli otto giorni prescritti, al figlio di Maria fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre (cf Lc 2, 21).

“Gesù” significa “Dio salva”. Con questo nome iniziamo l’Anno 2010 dalla nascita di Cristo. Il fatto che si computino gli anni della nostra era dalla sua nascita è molto eloquente: indica che Gesù è il centro della storia. Ed è proprio il mistero dell’Incarnazione che spiega pienamente il significato del nome Gesù: “Egli (Dio) viene a salvarvi” (Is 35,4). Il tempo umano è interamente pervaso dal mistero salvifico di Dio; la storia dell’umanità è diventata storia della salvezza.

Il primo giorno del nuovo Anno, unito al ricordo del nome di Gesù, rivela tale profondo significato. Nel brano della Lettera ai Galati proposto dalla liturgia odierna, san Paolo rivela in modo lapidario tutto ciò che è racchiuso nel significato del nome di Gesù, mostrando in quale modo Dio salva. Leggiamo: “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna…, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4, 4-5). La salvezza si compie nell’adozione a figli: in Cristo, unigenito Figlio di Dio, gli uomini sono diventati figli adottivi di Dio. Così, senza timore, noi possiamo rivolgerci a Dio con il dolce nome di Padre, come Gesù ci ha insegnato.

Cristo è il Salvatore del mondo, perché mediante Lui e in Lui tutti gli uomini possono pronunciare questa parola, che in verità spetta pienamente solo a Lui, il Figlio eterno. In Lui la divina figliolanza è diventata nostra eredità: per volontà di Dio, come figli adottivi, siamo coeredi del Figlio, chiamati a partecipare alla vita di Dio, all’eterna felicità in Lui.

La Parola di Dio ci presenta ancora una volta la dimensione universale della salvezza, alla quale tutti gli uomini e tutti i popoli sono chiamati, per il mistero dell’Incarnazione. Ben lo pone in evidenza il Salmo responsoriale: “Esultino le genti e si rallegrino, perché giudichi i popoli con giustizia, governi le nazioni sulla terra” (Sal 66[67], 5). Ciò che la prima lettura riferisce ai figli di Israele, il Salmo lo estende ai popoli e alle nazioni della terra: la salvezza è destinata all’intera umanità; non rimane il privilegio segreto di una persona o di un popolo, ma viene partecipata a tutti gli uomini, che ne diventano a loro volta responsabili.

Giustamente, pertanto, la Chiesa celebra in questo primo giorno dell’anno la Giornata Mondiale della Pace, che ha come tema l’impegnativo invito: “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”.

Nel Messaggio redatto per la circostanza, Papa Benedetto XVI ricorda che la creazione è l’inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio ed afferma che la sua salvaguardia è essenziale per la pacifica convivenza dell’umanità (cf n. 1). La recente Conferenza intergovernativa dell’ONU celebrata a Coopenhagen, pur con i suoi poveri risultati, ha reso manifesto come la coscienza del mondo sia sollecitata dalla necessità irrinunciabile di difendere e proteggere il creato, per il bene di tutti. Problemi gravi quali i cambiamenti climatici, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, l’aumento di catastrofi naturali – come purtroppo abbiamo visto anche in Italia nei giorni scorsi – richiedono un intervento urgente ed intelligente da parte di tutti gli uomini di buona volontà.

Dopo aver sottolineato come la crisi ecologica sia fortemente connessa al concetto stesso di sviluppo e alla visione dell’uomo e delle sue relazioni con i suoi simili e con il creato, il Papa aggiunge: “Saggio è, pertanto, operare una revisione profonda e lungimirante del modello di sviluppo, nonché riflettere sul senso dell’economia e dei suoi fini, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni. Lo esige lo stato di salute ecologica del pianeta; lo richiede anche e soprattutto la crisi culturale e morale dell’uomo… L’umanità ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale; ha bisogno di riscoprire quei valori che costituiscono il solido fondamento su cui costruire un futuro migliore per tutti… Solo così l’attuale crisi diventa occasione di discernimento e di nuova progettualità” (cf n. 5).

Tutti siamo dunque invitati “ad adottare nuovi stili di vita nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti” (cf n. 11).

Anche ognuno di noi, con le scelte concrete della propria vita, può apportare un contributo efficace alla salvaguardia del creato, difendendo e proteggendo la bella natura che ci circonda, preoccupati di conservarla nella sua integrità anche per il bene delle generazioni future. Noi che viviamo in questa regione possiamo ben dirci fortunati: ammirando la nostra Umbria, i suoi paesaggi incantati, la bellezza dei suoi monti e delle sue colline, lo splendore della valle spoletana già cantata da san Francesco, a contatto con la bellezza e l’armonia della natura, possiamo ritrovare tranquillità e pace e sentirci rinnovati e rinvigoriti. “Vi è pertanto una sorta di reciprocità: nel prenderci cura del creato, noi constatiamo che Dio, tramite il creato, si prende cura di noi” (n. 13).

Il Vangelo ci ha detto ancora che “Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19). Erano cose della massima importanza, per lei e anche per noi! Come ogni madre gli eventi del figlio, così per tutta la vita Maria avrebbe continuato a ricordare quanto si riferiva a Gesù: la notte di Natale, la grande premura di Giuseppe avvertito da Dio del pericolo incombente sul Bambino, la fuga in Egitto; ricordava anche quanto aveva udito dalla bocca di Simeone al momento della presentazione del Bambino al Tempio; e le parole di Gesù, appena dodicenne, in occasione della prima visita a Gerusalemme: “Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2, 49).

La Madre di Dio – la Theotokos – è diventata così la prima testimone del grande mistero dell’incontro di Dio con gli uomini. Prima che gli Apostoli rendessero testimonianza a Cristo crocifisso e risorto, prima che Paolo iniziasse l’evangelizzazione dei pagani, era stata chiamata lei: chiamata ed inviata. La sua testimonianza discreta e materna cammina con la Chiesa sin dalle origini. Ella, Madre di Dio, è anche Madre della Chiesa e, nella Chiesa, è Madre di tutti gli uomini e di tutti i popoli. Maria è con noi; i suoi santuari, piccoli e grandi, che punteggiano il territorio della nostra diocesi, a cominciare da questa bella Chiesa Cattedrale, testimoniano la sua mirabile presenza, teneramente sensibile alle necessità di ogni uomo, sollecita nel prevenire il male che lo assale e ne mette in pericolo l’esistenza.

Guardiamo a lei, contemplando in Lei la profondità della memoria delle «grandi opere di Dio», perché la sua maternità divina è diventata patrimonio dell’umanità. Sotto il suo manto materno ci ritroviamo tutti, grandi e piccoli, e ci avviciniamo al grande Mistero del Natale del Signore e al cuore della Chiesa, come i pastori a Betlemme, per ritornare, poi, come loro, lodando e glorificando Dio per ogni bene contemplato.

Per questo, all’inizio del nuovo Anno, invochiamo lo Spirito di Dio perché ci guidi sui sentieri della fedeltà e della comunione. E lo invochiamo mediante l’intercessione dell’umile Vergine Maria, Madre del Verbo Incarnato e «tempio dello Spirito Santo».

Nel corso del nuovo anno il Signore faccia brillare il suo volto su di noi e ci sia propizio. Il Signore ci benedica e ci conceda la pace.

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