Solennità dell’Epifania. L’Arcivescovo: «Cercare le stelle che brillano nella notte oscura, i segnali di luce che questo tempo ci sta indicando, invitandoci a metterci in cammino come i Magi per un’altra strada». Foto.

Solennità dell’Epifania. L’Arcivescovo: «Cercare le stelle che brillano nella notte oscura, i segnali di luce che questo tempo ci sta indicando, invitandoci a metterci in cammino come i Magi per un’altra strada». Foto.

Solennità dell’Epifania. L’Arcivescovo: «Cercare le stelle che brillano nella notte oscura, i segnali di luce che questo tempo ci sta indicando, invitandoci a metterci in cammino come i Magi per un’altra strada». Foto.

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Solennità dell’Epifania. L’Arcivescovo: «Cercare le stelle che brillano nella notte oscura, i segnali di luce che questo tempo ci sta indicando, invitandoci a metterci in cammino come i Magi per un’altra strada». Foto.

Con la solennità dell’Epifania del Signore, sabato 6 gennaio 2024, si è chiuso il Tempo liturgico di Natale. Già da domenica 8 gennaio, infatti, si entra nel Tempo ordinario con la Festa del Battesimo di. L’Epifania quest’anno è caduta nel giorno di sabato, nella tradizione israelitica consacrato al Signore, memoria viva della creazione e della centralità, in essa, della festa, profezia della chiamata eterna alla Vita abbondante e senza fine.

L’arcivescovo Renato Boccardo ha presieduto la Messa dell’Epifania nella Basilica Cattedrale di Spoleto con i sacerdoti della Pievania di S. Ponziano.

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«Una lieta notizia aveva percorso i giorni in cui era nato Gesù: “È apparsa la bontà di Dio e il suo amore per gli uomini” (cf Tt 3, 4). A quell’annuncio – ha detto il Presule nell’omelia – si erano mossi per primi i lontani per condizione sociale e morale, i pastori. Lo stesso annuncio aveva messo in cammino altri lontani per cultura e per fede, i Magi, il cui viaggio dovrà misurarsi con la fatica del tempo, il tarlo del dubbio, l’esperienza dell’ostilità e la docilità a confrontarsi con la parola di Dio. Ad essi era bastato un segno nel cielo per intraprendere un viaggio di cui non conoscevano affatto la meta, un’intuizione accesa da Dio nel loro cuore. A metterci in cammino, infatti, è sempre la possibilità che qualcuno ci guardi con occhio di predilezione e ci faccia sentire voluti, attesi, benedetti».

«I Magi testimoniano – ha proseguito mons. Boccardo – che la vita non può essere ridotta ad un gioco di potere o di interessi. Ben altro è ciò che la rende degna di essere vissuta: la disponibilità a domandarsi che cosa il Signore vuole da noi. C’è un necessario viaggio da compiere se vogliamo conoscere la nostra vera identità di figli amati. Viaggio non scontato, come attesta lo stesso Vangelo. Infatti, l’annuncio della tenerezza di Dio trova la chiusura proprio dei primi destinatari. La sete del potere da parte di Erode e il desiderio di custodire, in maniera gelosa, le vie di Dio da parte dei maestri in Israele, fanno sì che essi si rinchiudano dentro le loro sicurezze, che si trasformeranno per l’uno in spietatezza e per gli altri in cecità. Mentre i Magi – con in cuore le loro domande – finiranno per trovare la risposta tanto ricercata, Erode e scribi – con in mano le loro risposte – finiranno per perdere un’occasione unica. Tutto questo però, ancor prima che essere la narrazione di un evento di oltre duemila anni fa, è cronaca del nostro cuore. È in noi che avvertiamo il desiderio di un cammino di sequela e l’indisponibilità a muovere un passo, il bisogno di apertura e il clima del sospetto; vorremmo lasciarci sospingere dallo Spirito Santo e, tuttavia, non riusciamo a svincolarci dai nostri particolarismi, aneliamo alla luce e ci accontentiamo dell’incerta fiamma di un fiammifero».

La festa dell’Epifania è una questione di occhi che guardano lontano. «E se c’è una stella che spunta anche nella notte più nera – ha detto ancora l’Arcivescovo – allora significa che dentro le fatiche e le sofferenze che viviamo c’è un Dio che si fa nostro compagno, che sperimenta le nostre paure, che piange le nostre lacrime, che apre cammini inattesi di vita nuova laddove tutto sembra perduto. C’è sempre una luce in fondo che dobbiamo cercare. Si tratta allora di cercare le stelle che brillano nella notte oscura, i segnali di luce che questo tempo ci sta indicando, invitandoci a metterci in cammino come i Magi, per un’altra strada: abbiamo bisogno di strade nuove per la nostra vita personale, per la nostra società, per la nostra Chiesa. E il futuro sarà soltanto di coloro che, inquieti, non smetteranno di cercarle. Perché,  finché dura quest’oggi, la vita non è fatta di mete raggiunte ma di continue partenze, lasciandoci interpellare da ciò che lo Spirito accende nei cuori».

Al termine della Messa, i Magi hanno distribuito un piccolo pensiero ai bambini presenti.

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