Solennità dell’Assunta. L’Arcivescovo ha esortato i fedeli «a pensare al futuro in termini di gloria e di pienezza, non di decadenza. Alziamo il nostro sguardo piegato e appassionato verso l’orizzonte terrestre». Omelia e supplica alla Vergine. Foto.

Solennità dell’Assunta. L’Arcivescovo ha esortato i fedeli «a pensare al futuro in termini di gloria e di pienezza, non di decadenza. Alziamo il nostro sguardo piegato e appassionato verso l’orizzonte terrestre». Omelia e supplica alla Vergine. Foto.

Solennità dell’Assunta. L’Arcivescovo ha esortato i fedeli «a pensare al futuro in termini di gloria e di pienezza, non di decadenza. Alziamo il nostro sguardo piegato e appassionato verso l’orizzonte terrestre». Omelia e supplica alla Vergine. Foto.

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Solennità dell’Assunta. L’Arcivescovo ha esortato i fedeli «a pensare al futuro in termini di gloria e di pienezza, non di decadenza. Alziamo il nostro sguardo piegato e appassionato verso l’orizzonte terrestre». Omelia e supplica alla Vergine. Foto.
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Numerosi fedeli spoletini, ma anche provenienti da altre comunità della Diocesi, si sono ritrovati in preghiera, nella Solennità dell’Assunta, attorno alla Santissima Icone della Madre del Signore, rinnovando così ancora una volta una tradizione che affonda le sue radici in tempi lontani ed esprime la fede corale di tutto un popolo. La sera del 14 agosto, vigilia dell’Assunta, l’arcivescovo mons. Renato Boccardo ha presieduto la processione con la Santissima Icone dalla Basilica di S. Gregorio alla Basilica Cattedrale, percorrendo le vie del centro storico della città di Spoleto: giovani e anziani, coppie di sposi e fidanzati, preti, frati e suore, bambini e neonati, autorità civili e militari hanno deposto nelle mani della Vergine gioie e dolori, chiedendole in particolare di insegnare a ciascuno cammini di pietà, di tolleranza e di solidarietà universale.

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Foto-gallery Pontificale

Al termine della processione, in Duomo, com’è tradizione, il Vescovo ha rivolto alla Madonna una supplica, che riportiamo in parte: «Santa Maria, noi sappiamo che tu sei madre di tutti….Tu guardi ciascuno di noi con particolare tenerezza, come ogni mamma e ben più di ogni mamma. Perché tu sei sempre madre, e una vera madre non sa abbandonare…Perciò con confidenza filiale ti chiediamo: consola le angosce che non sempre vediamo ma che tu sai, ridona fiducia a chi l’ha persa di fronte a tante difficoltà e delusioni, rianima sposi e spose, genitori e figli a ritrovare la strada della comunione d’amore al di là di tutte le sempre possibili stanchezze, ascolta tanti chiusi silenzi di chi non ha più neppure il coraggio di confidarsi. Sii misericordiosa con quanti credono di trovare felicità nel piacere senza scopo, di allargare la libertà nella violazione di ogni legge, a cominciare da quella della vita, di affermare se stessi nella violenza irragionevole, di considerare conquiste di civiltà l’estromissione di Dio e di ogni norma morale dalla
società, dall’economia, dalla politica, generando così soltanto ulteriori ingiustizie e uccidendo la speranza in una storia più buona e pacifica. Tu vedi quanto sia duro praticare la carità per costruire la civiltà dell’amore in un mondo dove l’egoismo e la violenza sembrano dominare sovrani, ma vedi anche che senza un po’ di amore ogni convivenza umana si avvelena e si degrada in tristi, tragici giochi di potere, dove a pagare sono sempre i più poveri e i più disarmati…Continua a vegliare su di noi che non ci stanchiamo di venerarti; veglia sulle nostre case, veglia sul nostro lavoro e sulle nostre fatiche, sui nostri malati e sui nostri anziani, sui nostri bambini e sui nostri giovani, sui religiosi, sui diaconi e sui sacerdoti, veglia su questo Vescovo; veglia sulle nostre menti e sui nostri cuori perché non svanisca mai la passione per la verità del Vangelo e il rispetto dei suoi valori morali». Prima della benedizione finale, mentre la Cappella Musicale del Duomo faceva pregare col canto all’assemblea le litanie alla Madonna, due coppie di sposi, una di fidanzati, due sacerdoti (uno diocesano e uno religioso), due seminaristi, due suore, due bambini hanno omaggiato la Santissima Icone con luci e fiori.

La mattina del 15 agosto l’Arcivescovo Boccardo ha presieduto in Cattedrale il solenne pontificale nella solennità dell’Assunta. Nell’omelia il Presule ha ricordato che Maria è il modello a cui si orienta l’itinerario dell’uomo e del mondo, e nella sua assunzione si contempla il recupero totale in Dio dell’essere umano. «Di qui l’invito – ha detto Boccardo – a ravvivare in noi il desiderio del paradiso e il senso religioso della vita dopo la morte, la fede nella risurrezione. Occorre pensare al futuro in termini di gloria e di pienezza, non di decadenza. Alziamo il nostro sguardo piegato e appassionato verso l’orizzonte terrestre; guardiamo in alto verso l’orizzonte della vera vita, che risplende della luminosa figura di Maria e chiediamole di ottenerci la fede nel paradiso e la speranza di raggiungerlo. Il drago rosso incoronato, la potenza del male, continua a fare guerra, a perseguitare l’umanità e, in particolare, i credenti in Cristo. I tanti martiri del nostro tempo, anche di questi ultimissimi anni, ci dicono che il nostro cammino è fragile, faticoso, sofferto; la Madonna però ci aiuta ad entrare nella storia conflittuale decidendoci per Dio, scegliendo sempre lui pur nella debolezza e nella povertà, come ha fatto lei».

Al termine della Messa, dal balcone della Cattedrale, il Presule ha benedetto con la Santissima Icone i fedeli adunati in Piazza Duomo e l’intera città.

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