Solennità del Corpus Domini

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 Solennità del Corpus Domini
Spoleto, chiesa del Sacro Cuore, 26 giugno 2011

 

La festa del Corpo e del Sangue del Signore è la festa di Gesù che sta in mezzo a noi ed è insieme festa del Corpo mistico di Cristo che siamo noi, che è la comunità ecclesiale. La Chiesa infatti vive dell’Eucarestia, con essa si edifica e si rafforza. Il Concilio Vaticano II afferma che «nel mistero eucaristico è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, è racchiuso Cristo stesso, nostra Pasqua e Pane vivo» (PO 5). L’Eucarestia è il compimento delle opere di Dio nella storia, perché in essa Cri­sto assume l’umanità intera e la offre al Padre, inserendola nell’amore trinitario ed attuando così il disegno universale di salvezza.

Siamo dunque invitati ad esultare di gioia profonda, ad adorare l’Ostia santa, a rinnovare la professione di fede nella presenza reale di Cristo nel sacramento dell’altare, a proclamare pubblicamente – come faremo fra poco nella processione – la nostra fede e la nostra gratitudine a Dio per questo mistero che ci trascende e ci trasforma.

 

L’Eucaristia è, infatti, la sorgente della vita della Chiesa, ne è il centro dinamico. Perché la Chiesa, fondata da Cristo, è nata con l’Eucaristia. Infatti, quando Gesù – nell’Ultima Cena – ha dato se stesso come nutrimento sotto i segni del pane e del vino, ha detto: «Fate questo in memoria di me».

 

Con espressione felice, si dice che l’Eucaristia fa la Chiesa e la Chiesa fa l’Eucaristia. «L’Eucaristia fa la Chiesa», cioè fa nascere la comunità dei credenti, plasmandola e configurandola sul modello di Gesù Cristo e rendendola docile alla mozione dello Spirito Santo. Anche la famiglia, in un certo senso, si costruisce spiritualmente, oltre che fisicamente, nell’atto quotidiano del mangiare insieme, attorno alla stessa mensa.

 

Se l’Eucaristia fa la Chiesa, è anche vero che «la Chiesa fa I’Eu­caristia», perché soltanto nella Chiesa può essere celebrato il mistero dell’amore di Dio; solo ad essa Gesù ha affidato il compito e la missione di rinnovare il gesto del pane spezzato e del vino condiviso. C’è quindi tra Eucaristia e Chiesa una complementarità che non si può sopprimere: esse costituiscono un binomio inscindibile.

 

L’Eucaristia deve perciò essere posta costantemente al centro della vita e della missione della Chiesa, come il vero perno intorno al quale tutto gira, poiché il mistero eucaristico è centro di irradiazione, che anima, alimenta e sostiene la vita della comunità ecclesiale, rendendo i suoi membri testimoni attivi della fede che professano. E noi, che formiamo la Chiesa, non possiamo vivere da cristiani se anche la nostra vita concreta non si apre all’Eucaristia e alle sue implicazioni.

 

Vorrei dunque cogliere tre messaggi dalla liturgia festiva che stiamo celebrando.

 

Anzitutto essa ci invita a custodire uno sguardo di fiducia nella storia, per proseguire nel cammino senza perdere la pace e mantenere il coraggio della testimonianza cristiana. In altre parole, dobbiamo credere veramente alla potenza dell’Eucarestia che salva il mondo, del quale è luce e anima. «Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere», è l’esortazione fiduciosa della prima lettura che abbiamo ascoltato.

 

Il secondo messaggio: l’Eucarestia attrae i credenti alla sublime carità di Cristo che ci strappa da noi stessi per dedicarci al compito affidatoci da Gesù, quello della conversione, della riconciliazione e della testimonianza; una carità che tutto contiene e tutto abbraccia, tutto penetra e tutto muove, rendendoci strumenti di quel misterioso rinnovamento del corpo ecclesiale e del mondo che lo Spirito del Risorto continuamente opera nel tempo.

 

Il terzo messaggio si riferisce alla stessa celebrazione eucaristica: occorre dare particolare rilievo alla Messa domenicale e alla stessa domenica, sentita come giorno speciale della fede, giorno del Signore risorto e del dono dello Spirito, vera Pasqua della settimana. La partecipazione all’Eucarestia deve essere, per ogni battezzato, il cuore della settimana: un impegno irrinunciabile, da vivere non solo per assolvere a un precetto, ma innanzitutto come bisogno di una vita cristiana veramente consapevole e coerente. All’Eucarestia noi attingiamo infatti la gratuità che ci fa capaci di perdonare, di accogliere, di servire; una gratuità che non cerca il proprio interesse, che predilige gli umili e i poveri senza escludere nessuno, che vince il male con il bene e tutto sa sopportare.

 

Come tradurre tutto ciò nella vita concreta?

 

Una prima traduzione, molto semplice, è l’invito ad una intensa esperienza della comunione eucaristica. Tutti noi che, facendo la comunione, riceviamo il corpo del Signore siamo chiamati a vivere con grande intensità quel momento, che corrisponde alla parola di Gesù: «Prendete e mangiate». Ripetiamo con il salmo: «Ha sete di te, Signore, l’anima mia!» (Sal 63, 2); lasciamoci dire: «Gustate e vedete quanto è soave il Signore» (Sal 34, 9). Proviamo a vivere oggi la comunione eucaristica con raccoglimento, nel silenzio, lasciando da parte ogni altra preoccupazione; divenuto ormai un momento frequente nella liturgia, la comunione rischia infatti di diventare abituale nel senso negativo del termine, di non essere più quell’evento straordinario che dà luce, forza, significato a tutti gli altri atti della nostra giornata. «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, … dimora in me ed io in lui», ci ha detto Gesù.

 

In secondo luogo, riflettiamo sul fatto che la comunione eucaristica ci mette in comunione non solo con Dio, ma fra di noi, fa di noi la Chiesa. Essa è la fonte, il cuore della nostra fede, l’alimento quotidiano della nostra carità. Comunicando insieme al pane della vita, diventiamo corpo di Cristo; non molti, ma un solo corpo. Ce lo ha ricordato san Paolo nella seconda lettura: «Noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo». Siamo davvero consapevoli di questo effetto della comunione? Quando ci lasciamo andare al pettegolezzo superficiale e cattivo, quando siamo tentati di giudicare i fratelli, le sorelle, la comunità, i preti, la Chiesa, ci ricordiamo che, mediante l’Eucarestia, noi siamo una cosa sola con loro e dunque, se giudichiamo gli altri, giudichiamo noi stessi, se amiamo poco gli altri mostriamo odio verso noi stessi?

 

Infine, la comunione eucaristica deve avere un riflesso sociale, deve concretizzarsi nell’impegno amoroso per la solidarietà, per la costruzione della società civile, per mettere insieme gli sforzi di tutte le persone di buona volontà, per operare a favore della pace nel mondo e della fratellanza tra i popoli. Come è necessario questo sforzo, come è necessario non perdere la speranza per i cammini di pace in mezzo a tanti odi e a tante devasta­zioni! Come ci è necessaria la comunione con Cristo, che è la sorgente di ogni nostro sforzo per la pace!

 

Ti preghiamo dunque, o Signore, per intercessione di Maria, di farci comprendere qualcosa – ora e nella processione eucaristica che faremo – del tuo ineffabile mistero eucaristico. Fa’ che la nostra esistenza diventi a poco a poco un’esistenza donata, come la tua.

 

A te rinnoviamo la nostra invocazione:
O Gesù,
che vediamo ora nascosto nel segno del pane eucaristico,
fa’ che possiamo godere un giorno della beatitudine eterna,
contemplando il tuo volto svelato nella gloria.
Amen.

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