Solennità del Corpus Domini. L’Arcivescovo: «se giudichiamo gli altri, giudichiamo noi stessi, se amiamo poco gli altri mostriamo odio verso noi stessi. La comunione eucaristica deve avere un riflesso sociale». Omelia.

Solennità del Corpus Domini. L’Arcivescovo: «se giudichiamo gli altri, giudichiamo noi stessi, se amiamo poco gli altri mostriamo odio verso noi stessi. La comunione eucaristica deve avere un riflesso sociale». Omelia.
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Solennità del Corpus Domini. L’Arcivescovo: «se giudichiamo gli altri, giudichiamo noi stessi, se amiamo poco gli altri mostriamo odio verso noi stessi. La comunione eucaristica deve avere un riflesso sociale». Omelia.

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Solennità del Corpus Domini. L’Arcivescovo: «se giudichiamo gli altri, giudichiamo noi stessi, se amiamo poco gli altri mostriamo odio verso noi stessi. La comunione eucaristica deve avere un riflesso sociale». Omelia.
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Domenica 26 giugno la Chiesa ha celebrato la solennità del Corpus Domini (espressione latina che significa Corpo del Signore), una delle principali feste dell’anno liturgico. Venne istituita l’8 settembre 1264 da Papa Urbano IV con la Bolla Transiturus de hoc mundo in seguito al miracolo di Bolsena.
A Spoleto la celebrazione diocesana è stata presieduta dall’Arcivescovo Renato Boccardo nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore. Tantissima gente ha partecipato all’eucaristia e alla successiva processione fino alla chiesa di S. Rita. Portare Gesù Sacramento nelle strade della città è il modo dei cristiani per proclamare pubblicamente la fede e per esprimere a Dio gratitudine per il mistero dell’eucaristia che trascende e trasforma.

Erano presenti i sacerdoti della città di Spoleto: quelli del Sacro Cuore, della Cattedrale, di S. Gregorio, di S. Paolo inter vineas, di S. Pietro extra moenia, gli Agostiniani Scalzi di S. Rita, i Frati Minori di Monteluco e i Frati Cappuccini. La liturgia è stata animata dalla Cappella Musicale del Duomo.

Mons. Boccardo nella sua omelia ha ricordato come il Corpus Domini sia la festa di Gesù che sta in mezzo al popolo. L’Arcivescovo ha, dunque, condiviso con i fedeli tre messaggi che scaturiscono dalla liturgia festiva del Corpo del Signore. «Anzitutto – ha detto – essa ci invita a custodire uno sguardo di fiducia nella storia, per proseguire nel cammino senza perdere la pace e mantenere il coraggio della testimonianza cristiana. In altre parole, dobbiamo credere veramente alla potenza dell’Eucarestia che salva il mondo, del quale è luce e anima. Il secondo messaggio: l’Eucarestia attrae i credenti alla sublime carità di Cristo che ci strappa da noi stessi per dedicarci al compito affidatoci da Gesù, quello della conversione, della riconciliazione e della testimonianza; una carità che tutto contiene e tutto abbraccia, tutto penetra e tutto muove, rendendoci strumenti di quel misterioso rinnovamento del corpo ecclesiale e del mondo che lo Spirito del Risorto continuamente opera nel tempo. Il terzo messaggio si riferisce alla stessa celebrazione eucaristica: occorre dare particolare rilievo alla Messa domenicale e alla stessa domenica, sentita come giorno speciale della fede, giorno del Signore risorto e del dono dello Spirito, vera Pasqua della settimana».

Poi, l’Arcivescovo ha anche indicato come tradurre nella vita quotidiana questi tre messaggi. «Una prima traduzione, molto semplice, – ha affermato – è l’invito ad una intensa esperienza della comunione eucaristica. Tutti noi che, facendo la comunione, riceviamo il corpo del Signore siamo chiamati a vivere con grande intensità quel momento, che corrisponde alla parola di Gesù: “Prendete e mangiate”. La comunione eucaristica – ha proseguito – ci mette in comunione non solo con Dio, ma fra di noi, fa di noi la Chiesa. Essa è la fonte, il cuore della nostra fede, l’alimento quotidiano della nostra carità. Comunicando insieme al pane della vita, diventiamo corpo di Cristo; non molti, ma un solo corpo. Siamo davvero consapevoli di questo effetto della comunione? Quando ci lasciamo andare al pettegolezzo superficiale e cattivo, quando siamo tentati di giudicare i fratelli, le sorelle, la comunità, i preti, la Chiesa, ci ricordiamo che, mediante l’Eucarestia, noi siamo una cosa sola con loro e dunque, se giudichiamo gli altri, giudichiamo noi stessi, se amiamo poco gli altri mostriamo odio verso noi stessi? Infine, la comunione eucaristica deve avere un riflesso sociale, deve concretizzarsi nell’impegno amoroso per la solidarietà, per la costruzione della società civile, per mettere insieme gli sforzi di tutte le persone di buona volontà, per operare a favore della pace nel mondo e della fratellanza tra i popoli».

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