S. Ponziano 2024: celebrazione dei Primi Vespri. L’Arcivescovo ai volontari Caritas: «Vi chiedo di rendere continuamente la nostra Caritas non solo segno di impegno sociale e di solidarietà umana, ma anche segno luminoso ed eloquente che svela e manifesta l’amore di Dio per ogni uomo». Foto.

S. Ponziano 2024: celebrazione dei Primi Vespri. L’Arcivescovo ai volontari Caritas: «Vi chiedo di rendere continuamente la nostra Caritas non solo segno di impegno sociale e di solidarietà umana, ma anche segno luminoso ed eloquente che svela e manifesta l’amore di Dio per ogni uomo». Foto.

S. Ponziano 2024: celebrazione dei Primi Vespri. L’Arcivescovo ai volontari Caritas: «Vi chiedo di rendere continuamente la nostra Caritas non solo segno di impegno sociale e di solidarietà umana, ma anche segno luminoso ed eloquente che svela e manifesta l’amore di Dio per ogni uomo». Foto.

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S. Ponziano 2024: celebrazione dei Primi Vespri. L’Arcivescovo ai volontari Caritas: «Vi chiedo di rendere continuamente la nostra Caritas non solo segno di impegno sociale e di solidarietà umana, ma anche segno luminoso ed eloquente che svela e manifesta l’amore di Dio per ogni uomo». Foto.

Il pomeriggio di sabato 13 gennaio 2024 nella Cattedrale di Spoleto si è tenuta la celebrazione dei Primi Vespri di S. Ponziano presieduta dall’Arcivescovo. Il Presule e i presbiteri hanno accolto la reliquia sotto il portico del Duomo. È giunta alle 18.00 in punto con un’autovettura della Polizia Locale di Spoleto, scortata da due motociclette sempre della Polizia Locale, tenuta da don Bruno Molinari. Ai Primi Vespri erano particolarmente invitati gli operatori della Caritas. E a loro, ma soprattutto al loro servizio, è andato il pensiero di mons. Boccardo. «La carità – ha detto –  non è risposta solo ai bisogni, che esigono assistenza sociale e potrebbero essere lasciati allo Stato, ma appartiene all’essenza stessa della Chiesa ed è espressione irrinunciabile di essa. Auspico – ha proseguito l’Arcivescovo – che l’azione caritativa sia vissuta non solo come un “di più” generoso, frutto della buona volontà di pochi, ma come compito di tutta la comunità cristiana, che deve prendersi cura di chi necessita di sentire il calore di Dio attraverso le mani aperte e disponibili dei discepoli di Gesù: voi siete l’espressione di tutta la comunità. Attraverso i segni concreti voi parlate, evangelizzate, educate. Un’opera di carità parla di Dio, annuncia una speranza, induce a porsi domande».

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«La via  della  carità – ha detto ancora mons. Boccardo –  diviene  via  di  evangelizzazione  e  chi  opera  in  essa diviene un  evangelizzatore cosciente di dare non solo servizi ma se stesso e di farlo nel nome di Cristo, comunicando lui come fonte prima di amore e di dono. Vi esorto a rendere “parlanti” le vostre opere, preoccupandovi soprattutto della motivazione interiore che le anima, e della qualità della testimonianza che da esse promana. Sono opere che nascono dalla fede; sono opere di Chiesa, espressione dell’attenzione verso chi fa più fatica; sono azioni pedagogiche, perché aiutano i più poveri a crescere nella loro dignità, le comunità cristiane a camminare nella sequela di Cristo, la società civile ad assumersi coscientemente i propri obblighi. Di certo, il lavoro di voi volontari non può rispondere a tutte le necessità, ma ciò non ci scoraggia. Il poco che possiamo riuscire a fare per alleviare i bisogni umani può essere considerato come il buon seme che germoglierà e recherà molti frutti. È un segno della presenza e dell’amore di Cristo che, come l’albero del Vangelo, cresce per dare riparo, protezione e forza a tutti coloro che ne hanno bisogno. Mentre, a nome della Chiesa diocesana, vi ringrazio per il vostro servizio e la vostra testimonianza, vi auguro – e vi chiedo come vostro Vescovo – di vivere così il vostro impegno nell’ambito della carità e di rendere continuamente la nostra Caritas non solo segno di impegno sociale e di solidarietà umana, ma anche segno luminoso ed eloquente che svela e manifesta l’amore di Dio per ogni uomo».

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