Resoconto giornata di formazione operatori pastorali sul tema «Per una Chiesa “in uscita”. Quale uomo? Quale realtà? Quale testimonianza?». Foto.

Resoconto giornata di formazione operatori pastorali sul tema «Per una Chiesa “in uscita”. Quale uomo? Quale realtà? Quale testimonianza?». Foto.
operpastnov2014

Resoconto giornata di formazione operatori pastorali sul tema «Per una Chiesa “in uscita”. Quale uomo? Quale realtà? Quale testimonianza?». Foto.

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Domenica 16 novembre 2014 gli operatori pastorali dell’Archidiocesi – catechisti, operatori Caritas, famiglie, giovani, ministri straordinari dell’eucaristia, lettori, accoliti, insegnanti di religione, membri di associazioni e movimenti – hanno vissuto a Roccaporena di Cascia una giornata di formazione sul tema «Per una Chiesa “in uscita”. Quale uomo? Quale realtà? Quale testimonianza?». Quasi quattrocento le persone presenti: 372 operatori pastorali, l’Arcivescovo e alcuni sacerdoti, i membri dello staff.

 

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Mons. Boccardo nel saluto iniziale ha ricordato che «siamo qui per crescere come Chiesa, per essere sempre più, come ci chiede il Papa, una Chiesa in “uscita” che vuole guardare all’uomo e alla realtà nella quale è inserita». La “conduzione” della giornata è stata affidata al dott. Ignazio Punzi psicologo, psicoterapeuta e formatore che ha proposto ai presenti varie attività per focalizzare l’attenzione sulla parola “uscita”, su quelle periferie esistenziali che papa Francesco ci invita ad “abitare”. «Uscire – ha detto Punzi nella presentazione del percorso – è toccare i fondamenti della vita. E noi siamo qui proprio per scambiarci frammenti di vita, raccontarci, per uscire da noi stessi. Vogliamo osare, mettere al centro l’umanità della persona prima ancora dei suoi ruoli e delle sue competenze. Uscire – ha proseguito Punzi – vuol dire compiere un “viaggio” verso me stesso per capire chi sono. Il Papa ci invita ad andare nelle periferie esistenziali dell’uomo non solo per portare Cristo, ma per incontrarlo. Quando noi, ad esempio, ci mettiamo al fianco di un disabile, aiutiamo una persone anziana, distribuiamo alimenti ai poveri, ci dedichiamo all’educazione dei piccoli, animiamo le liturgie, ci affianchiamo al percorso di crescita dei giovani, incontriamo le famiglie e i fidanzati non lo facciamo come favore a qualcuno, ma a me stesso. Uscire, quindi, è progredire personalmente, è il nostro atto di conversione, consapevole che la mia vera identità è fuori da me». Dopo questa premessa, ad ogni persona è stato consegnato un foglio con cinque domande: Quali tra i miei rapporti non sono più generatori di vita e quali cambiamenti potrei fare per modificare questi rapporti? Da chi o da che cosa mi sto nascondendo? Quali paure mi impediscono di uscire? Cosa ho messo al margine della mia vita personale e comunitaria? Quali sono le periferie nella mia vita che non riesco ad avvicinare e perché? Ciascuno, dunque, è stato messo di fronte a se stesso ed ha compiuto un’introspezione personale. Poi, i presenti sono stati divisi (non per ambito pastorale di appartenenza) in gruppetti da 4-5 persone, coordinati da un facilitatore, ed hanno condiviso il contenuto della propria riflessione personale con delle regole precise: parlare uno alla volta e non commentare ciò che viene detto dagli altri. La mattinata si è conclusa con la celebrazione della Messa presieduta dall’Arcivescovo. Dopo il pranzo, si sono creati dei gruppi più grandi (unione di 4 o 5 gruppetti del mattino), sempre coordinati da un facilitatore, dove è stato chiesto alle persone di presentarsi, di raccontare l’esperienza vissuta nel piccolo gruppo, di descrivere con una parola lo stato d’animo del momento e di “coniare” uno slogan su quanto vissuto. La giornata, molto apprezzata dai presenti, si è conclusa con la preghiera dei Vespri. Il prossimo appuntamento, sempre col dott. Punzi, è per domenica 15 marzo 2015. 

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