Resoconto della Visita pastorale nelle parrocchie di Monteleone di Spoleto e di Poggiodomo. Foto

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Da sabato 25 maggio a venerdì 31 maggio 2013 l’Arcivescovo si è recato in visita alle parrocchie della zona pastorale di Monteleone di Spoleto e di Poggiodomo. Il parroco è don Saverio Saveri. Per la parrocchia di Monteleone di Spoleto, vicario parrocchiale è don Devasia Urumbil (Sebastiano).

Sabato 25 maggio 2013, apertura della Visita pastorale nella parrocchia di Poggiodomo. Alle ore 10.00 l’Arcivescovo è giunto a Poggiodomo, in piazza Marconi, da Spoleto. Ad accogliere il Presule c’erano il parroco don Saverio Saveri e il sindaco Egildo Spada. Nonostante fosse il 25 maggio, le temperature erano tutt’altro che primaverili: all’arrivo di mons. Boccardo la colonnina di mercurio segnava 5 gradi, nelle montagne intorno stava nevicando, la gente si è presentata con cappotto, sciarpe e guanti, abbigliamento tipico invernale.

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Il primo impegno è stato in Municipio: prima un breve saluto del Sindaco al Vescovo nel suo ufficio e poi l’incontro con tutti i consiglieri. Nel Comune di Poggiodomo i residenti sono 146, 75 quelli che stabilmente vi abitano. Sono così suddivisi: 40 a Poggiodomo, 1 ad Usigni, 17 a Mucciafora e 17 a Roccatamburo. La maggior parte sono anziani. C’è un solo bambino in età di scuola elementare che ogni giorno il Comune, compiendo un grande sacrificio economico, accompagna nel plesso scolastico di Monteleone di Spoleto. A Poggiodomo e a Mucciafora è presente la Confraternita del Santissimo Sacramento. Sul territorio parrocchiale ci sono 35 proprietà ecclesiastiche: chiese, case, terreni, boschi. «La comunità di Poggiodomo – ha detto il sindaco Spada – vive nella solitudine, non solo geografica ma anche relazionale. Non c’è più nulla, da poco ha chiuso un piccolo negozio di alimentari. Ho diverse difficoltà anche nel convocare il Consiglio comunale: quasi tutti i consiglieri, infatti, vivono lontano da Poggiodomo, chi a Roma, chi a Perugia, chi a Spoleto. Se si vuol raggiungere il numero legale, dobbiamo riunirci di sabato. L’unica cosa viva di Poggiodomo è il suono delle campane della chiesa parrocchiale. Abbiamo tantissime tradizioni che cerchiamo di salvaguardare, ma non sempre è facile. Basti pensare che dal 1° gennaio 2014 – ha continuato il primo cittadino – verrà completato il trasferimento a Cascia di tutte le funzioni dirigenziali e amministrative del Comune. A Poggiodomo – ha detto ironicamente – rimarrà il gonfalone e la fascia tricolore del Sindaco. La collaborazione tra Comune e Parrocchia è molto buona. Vorrei ringraziare pubblicamente – ha proseguito Spada – don Saverio che in tutti questi anni (è parroco di Poggiodomo dal 1976 e di Monteleone di Spoleto dal 2010, ndr) non è mai venuto meno agli impegni, mai sono trapelati gesti di abitudine nelle celebrazioni. Per la comunità di Poggiodomo questa è una giornata storica: è la prima volta da che sono Sindaco, e sono al mio terzo mandato, che accolgo ufficialmente il Vescovo in Comune. Grazie Eccellenza della visita, grazie per essere venuto tra noi in un giorno di vita “normale” e non in piena estate quando i paesi si ripopolano. Avrebbe sicuramente trovato tanta più gente, ma avrebbe conosciuto una realtà falsata». Nel suo intervento di saluto l’Arcivescovo ha espresso il suo apprezzamento per le poche persone che hanno scelto di rimanere a vivere a Poggiodomo e nei paesi limitrofi. «Voi – ha detto – conservate e rendete viva una filosofia di vita che viene da lontano. Sono qui per conoscere da vicino la vostra quotidianità. La vera ricchezza di questa bella zona della Diocesi siete voi che state qui tutto l’anno». Al termine dell’incontro il Sindaco ha donato all’Arcivescovo due pubblicazioni sulla storia di Poggiodomo ed ha annunciato al Presule che sono stati finalmente stanziati i soldi per il restauro dell’Eremo della Madonna della Stella. Alle 11.00 ci si è trasferiti nella bella chiesa parrocchiale di S. Carlo Borromeo per la celebrazione della Messa. C’erano 54 fedeli su un totale di 75 abitanti stabili. Nell’omelia mons. Boccardo ha ricordato come l’uomo da quando nasce a quando muore deve impegnarsi per una vita serena e stabile. «Gesù – ha detto – suggerisce per realizzare ciò l’atteggiamento del bambino che è spontaneo, semplice ed immediato. Ciò non vuole dire essere superficiali, ma avere uno sguardo limpido capace di decifrare ciò che è bene da ciò che è male, ciò che è necessario da ciò che è superfluo». Al termine della Messa l’Arcivescovo, insieme a don Saverio, ha incontrato i membri del Consiglio pastorale e di quello per gli Affari economici.

Domenica 26 maggio, apertura della Visita pastorale nella parrocchia di Monteleone di Spoleto. L’Arcivescovo è giunto alle ore 16.00 nel piazzale Innocenzi, proveniente da Norcia, dove aveva amministrato le cresime ai ragazzi. È stato accolto dal parroco don Saverio Saveri, dal vicario parrocchiale don Sebastian Urumbil, dal sindaco Marisa Angelini e da parte della popolazione. Nel mentre il Corpo Bandistico “C. Innocenzi” salutava il Presule con le note di alcune canzoni. Nel Comune di Monteleone di Spoleto, che comprende anche le frazioni di Ruscio, Trivio e Rescia, più alcune località dove sono presenti casolari, risiedono 670 persone, 550 quelle vi abitano tutto l’anno. A Monteleone sono presenti due Confraternite: quella del Santissimo Sacramento e quella della Buona Morte. Alle 16.30 è iniziata la celebrazione eucaristica nella chiesa di S. Giovanni. Era la solennità della Santissima Trinità. Nell’omelia mons. Boccardo, “spezzando” con i presenti il testo delle Letture proposte dalla liturgia, ha detto che «anche oggi l’uomo, pieno di superbia e di presunta autonomia, tende a fare a meno di Dio. Ma un’esistenza senza Dio, che per essere più vicino alla vita dell’uomo addirittura manda sulla terra il suo Figlio, sarebbe oscura e triste. La sua presenza ci aiuta ad affrontare ogni momento della vita, anche i fallimenti e le sofferenze. La sua compagnia non viene mai meno, non delude, non fallisce. Dio vuole coltivare con l’uomo un dialogo, gli si propone, mai si impone. È l’uomo che deve liberamente decidere di accoglierlo. Questa è la vita cristiana: Dio che si propone e l’uomo che lo accetta». Al termine della Messa, il sindaco Marisa Angelini ha rivolto all’Arcivescovo le seguenti parole: «Porgo il benvenuto al nostro Vescovo. Giunga a lui l’augurio da parte di tutta la comunità, affinché il suo apostolato mantenga e segua sempre la missione originaria della Chiesa nell’esercizio della Carità, nell’ascolto della Parola, nella celebrazione dei Sacramenti. Che lo Spirito Santo la guidi, Eccellenza, e la ispiri alla sana cooperazione con il mondo politico e laico per la crescita della “città terrena” secondo verità, bontà, giustizia e per favorire una sua crescita che sia significativa, quindi simbolicamente efficace, della Città Celeste descritta con l’evangelica immagine della “Città sul Monte” verso la quale gli homines viatores sono incamminati. In questa missione, Eccellenza, guidi il suo gregge. Noi ci affideremo e ci lasceremo guidare». Poi, Vescovo, preti, Sindaco e membri dei consigli Pastorale e per gli Affari economici si sono recati al Teatro comunale per un dialogo. Uno degli argomenti affrontati è la questione della chiesa di S. Francesco, di proprietà del Ministero dell’Interno (del FEC, Fondo per gli Edifici di Culto), chiusa in quanto due capriate sono seriamente pericolanti. È la chiesa parrocchiale di Monteleone di Spoleto ed è uno dei monumenti storici più significativi del comprensorio. La Sovrintendenza ha deciso di chiudere la chiesa fino al suo consolidamento: nella missiva inviata c’è scritto chiaro LA CHIESA DEVE RIMANERE CHIUSA. Alla data del 26 maggio 2013 le competenti autorità stavano provvedendo al computo della spesa per mettere in sicurezza le capriate. Quando ci saranno tutti i permessi i lavori comunque non saranno di facile realizzazione, in quanto le capriate lesionate sono raggiungibili solo da una piccolissima apertura sul tetto, dalla quale i nuovi travi non entrano. Questi ultimi, dunque, dovranno essere portati a pezzi e montati all’interno delle capriate. Lavoro per nulla facile. Questa è la realtà dei fatti che Sindaco e Vescovo hanno spiegato ai presenti, di modo che questi la raccontino agli altri abitanti, molti dei quali non hanno risparmiato critiche, a volte anche con pesanti offese, alla Parrocchia, alla Curia e al Comune.

Lunedì 27 maggio 2013, visita alle scuole di Monteleone di Spoleto. A Monteleone di Spoleto, gli studenti sono ospitati in un unico plesso, facente capo all’Istituto comprensivo di Cascia. All’interno, convivono dieci bambini della Materna, venticinque delle Elementari e diciassette giovani delle Medie. L’Arcivescovo, accompagnato dal parroco don Saverio Saveri, ha incontrato tutti i ragazzi, rispondendo alle curiosità e spiegando il senso della Visita pastorale che porta il “pastore” a incontrare il suo popolo.

Lunedì 27 maggio 2013, incontro istituzionale nel Comune di Monteleone di Spoleto. Mons. Boccardo e don Saveri sono stati accolti dal sindaco Marisa Angelini, dai rappresentanti della Giunta, del Consiglio Comunale e da tutti i dipendenti. Il Sindaco, dopo le dovute presentazioni, ha tenuto a sottolineare il lavoro condotto a servizio della cittadinanza, con dignità e umiltà. «Il vero potere è nel servizio a favore di tutti», ha detto. Poi, una nota più negativa: le dimensioni, nonché la conformazione geografica del Comune tendono a far sì che ci si confronti poco personalmente, mentre si utilizzano molto i mezzi di comunicazione che «ci danno la dimensione di quello che potremmo essere», soprattutto in un contesto di crisi, come quello attuale. L’Arcivescovo ha ringraziato, specificando che fa piacere confrontarsi con le istituzioni in quanto c’è un fine che le unisce alla Chiesa: «entrambi lavoriamo per far vivere bene la gente». Rinnovando dunque l’impegno alla collaborazione, mons. Boccardo ha specificato: «non solo per risolvere i problemi in questo momento di crisi ma per vedere come si può fare meglio. Oggi, più che mai, è il caso di valutare e costruire una visione d’insieme per essere più incisivi. Forse la crisi può aiutarci non solo a lamentarci, ma anche a guardare avanti con maggiore ‘fantasia’ e non sempre alla stessa maniera». Una sfida, dunque, a inventare qualcosa di nuovo. Il Sindaco ha quindi colto l’occasione per parlare di sinergia in progetti per le famiglie disagiate e per i giovani e per potenziare l’offerta turistica anche attraverso l’apertura delle chiese che sono la fonte principale di arte del territorio. D’accordo il parroco, il quale ha tenuto a precisare l’importanza della collaborazione nella chiarezza di ruoli e responsabilità. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’Arcivescovo: «Da parte nostra – ha detto – c’è la disponibilità ad analizzare caso per caso, nel rispetto reciproco».

Lunedì 27 maggio 2013, incontro con la popolazione di Trivio. L’Arcivescovo e il parroco hanno pranzato con la popolazione di Trivio, dove si concentra una buona parte della popolazione monteleonese e, per lo più, abbastanza giovane. Presente anche il vicario parrocchiale, don Sebastiano e il Sindaco. Al termine, è seguito un momento di scambio e la Santa Messa nella chiesa di S. Erasmo. Don Saverio, durante l’incontro, ha tenuto a precisare che sono state riorganizzate le celebrazioni delle feste nei paesi della parrocchia e sono stati ricostituiti i consigli pastorali: tutto per una bella e buona vita secondo la proposta del Vangelo. Tra le varie domande e considerazioni rivolte all’Arcivescovo, c’è stata quella, già emersa in altre realtà, della stabilità della Messa domenicale, alla quale è stato risposto con la constatazione di carenza di sacerdoti. Per ora, dunque, per chi non si può spostare, la proposta è quella di santificare la domenica con l’apertura della propria chiesa e la recita di una preghiera e del rosario. Poi, mons. Boccardo si è soffermato sulle “sante famiglie” che, attraverso lo stile di vita, possano generare nuove vocazioni: «Aiutate i vostri figli – ha detto – a considerare, tra le altre cose, anche la possibilità di farsi prete».

Martedì 28 maggio 2013, incontro con la popolazione di Ruscio. L’Arcivescovo è stato accolto nella chiesa di Ruscio, dove ha celebrato la Messa. Il Presule ha portato i saluti di mons. Gino Reali, vescovo di Porto-S. Rufina, originario del paese. Durante l’omelia, mons. Boccardo si è soffermato sull’amicizia con Dio e su come ne scaturiscano dei comportamenti sani. Un’amicizia che va alimentata (come succede normalmente tra persone) con l’ascolto, la preghiera personale, la carità e la capacità di perdonare. La Visita pastorale non è altro che un’occasione per ricordare tutto questo. «Non si vive di rendita: il nostro essere discepoli del Signore va rinnovato ogni giorno». Al termine della celebrazione, tutti si sono ritrovati presso l’ex asilo, di proprietà dell’Archidiocesi e preso in gestione dalla Pro loco, per un momento di convivialità. L’Arcivescovo ha così potuto valutare lo stato dei locali, perfettamente ristrutturati, con travi in legno lamellare provenienti direttamente dall’Austria. La comunità di Ruscio conta circa 110 abitanti. In estate, le presenze salgono a 500 ed è stata così avanzata la domanda, anche qui come in altre comunità visitate, di avere stabilmente nel paese un sacerdote per tale circostanza.

Venerdì 31 maggio 2013, visita a Usigni, Roccatamburo, Mucciafora e conclusione della visita pastorale presso l’Eremo della Madonna della Stella di Roccatamburo. L’Arcivescovo è stato accolto dal parroco nel paese di Usigni, dove vive stabilmente una sola persona; altri, poi, si avvicendano nei fine settimana, alcuni nei sei mesi più caldi, altri solo per le vacanze estive, quando si arriva a sfiorare i 350. Il paese vanta di aver dato i natali al cardinal Fausto Poli, vissuto tra la fine del ‘500 e la prima metà del ‘600. Infatti, mons. Boccardo ha potuto ammirare il pozzo appartenuto al Cardinale, recentemente restaurato. La chiesa del paese è stata in parte ristrutturata, ma i lavori si sono fermati nell’ultima parte in alto, vicino al tetto. Inoltre, a causa della conformazione del paese, le strade strette comportano maggiori costi per i lavori edili. Nella zona dell’altare, ci sono opere che risalgono al 1641. Inoltre, nella sagrestia sono costuditi casule e paliotti molto belli, di alto valore storico-artistico, che dovranno essere recuperati, visto lo stato non buono, dovuto all’umidità del luogo. Dopo una preghiera in chiesa, l’Arcivescovo e le persone presenti si sono recati al cimitero del paese per un momento di preghiera e per la benedizione. Don Saverio ha poi accompagnato l’Arcivescovo a Roccatamburo, dove sono stati visitati i malati e la comunità si è riunita in chiesa per un momento di preghiera. La chiesa è in parte spoglia e, a quanto pare, lo è da dopo il sisma del 1997. Sopra, sorge la casa parrocchiale che, però, non può essere utilizzata per problemi legati principalmente al tetto. Gli abitanti stabili di Roccatamburo sono circa trenta; per il resto si tratta di chi torna al proprio paese dalle città, per periodi più o meno lunghi. A Mucciafora, l’Arcivescovo è stato accompagnato dai responsabili della Pro loco nella visita al paese. Tra le altre cose, gli è stata fatta notare la lapide ai caduti durante la battaglia del 30 novembre 1943, in pieno periodo di lotta partigiana, episodio famoso che durò un intero giorno. Poi, la cappella di S. Giuliana, al momento non agibile, il cui dipinto più importante è costudito nella chiesa principale, dedicata a S. Bartolomeo e posta esattamente di fronte, dove è stata recitata una preghiera. La configurazione di questo sito è simile a quello dell’omonima chiesa di S. Bartolomeo di Foligno. L’altare maggiore inizialmente era in legno; poi, con il ritorno di coloro che avevano fatto fortuna in città, è stato sostituito con uno in marmo e il vecchio posto al lato. In questa chiesa sono costudite molte reliquie, tra cui l’ultima riguarda Papa Giovanni XXIII ed è stata donata recentemente al paese da mons. Vittorio Lanzani. La comunità ha un proprio inno al patrono Bartolomeo. Dopo la preghiera, la popolazione si è spostata al cimitero per la recita del rosario e la benedizione. Mucciafora ha dato i natali al servo di Dio, don Mattia Amadio, qui sepolto. Il paese ha anche un’altra chiesa, dedicata a S. Maria della Pace, posta più in periferia, in prossimità della Valle dei Grugnari. Nel pomeriggio, tutti gli abitanti dei paesi visitati, nonché del principale che dà il titolo alla parrocchia, Poggiodomo, si sono ritrovati all’Eremo della Madonna della Stella, per la Messa conclusiva della visita pastorale. Sorto nel sec. VII, come cella monastica benedettina, fu inizialmente alle dipendenze dell’abbazia di Farfa, poi passò a quella di S. Pietro in Valle e fu trasformata in monastero, che fu chiamato di S. Benedetto in Faucibus (gole) o in Vallibus (valli). Nel 1294, fu avocato dai canonici lateranensi, ma gli agostiniani, attorno al 1308, nella vicina roccia scavarono una ventina di piccole celle, ancora visibili in parte, vi posero un Oratorio centrale, con il nome di S. Croce in Val di Noce. Questi vi restarono fino al sec. XV, anche se risultò di loro proprietà ancora nel 1712. In quei secoli, vari pittori la decorarono a graffiti (chiaroscuro), tra cui Alessandro da Bologna (1539). Per oltre un secolo restò completamente abbandonata. Nel 1833, due pastorelli di Roccatamburo, Sabatino Bonelli e Innocenza Leopardi rimasero incantati davanti alla delicatissima immagine della Madonna, ormai da tempo dimenticata: forse una visione. Al racconto dei ragazzi, il paese di Roccatamburo, sotto la guida del priore degli agostiniani di Cascia, Pietro Parenti, ripristinarono la chiesa. Da allora essa si chiama Della Stella, per la veste della Madonna trapunta di croci o stelle. Ne fu affidata la custodia ad eremiti volontari; l’ultimo fu fra Luigi, che rimase fino agli anni ’50 del ‘900. Tra coloro che vi si sono recati, nel tempo, ci fu il musicista Franz Liszt, vissuto nell’800, venutone a conoscenza in Vaticano. È così che, in suo onore, nel 2011, ci fu un concerto in gregoriano. L’Arcivescovo Boccardo, dopo avere visitato il luogo, ha celebrato la Santa Messa. Durante l’omelia ha sottolineato come ogni cristiano sia chiamato a portare il Signore, sull’esempio di Maria, con la testimonianza di una vita coerente, essendo portatori di pace. «Siamo testimoni coerenti se sappiamo riconoscere cosa dà senso alla vita cristiana, imparando ad accoglierci e perdonarci, avendo uno sguardo positivo sull’altro, sulle varie realtà». Ha così ribadito l’importanza della partecipazione alla messa della domenica, del sacramento della confessione e della preghiera personale: tutti ingredienti necessari per una vita cristiana autentica, che non vuol dire portare un abito. Al termine, la Banda musicale “Città di Spoleto” ha eseguito alcuni pezzi, prima fuori dall’Eremo, poi nel piazzale dove arriva la strada.

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