Venerdì 11 ottobre 2024, festa liturgica di S. Giovanni XXIII, l’Arcivescovo ha presieduto la celebrazione dei Vespri nell’eremo della Madonna della Croce a Campi di Norcia ed ha accolto la professione di vita eremitica di suor Laura Caredda, che lì vive. Una celebrazione semplice e familiare, alla presenza di alcuni fedeli. C’era anche don Luciano Avenati e l’altro eremita che vive nella Valle Castoriana Tadeusz Wrona.
Nella breve meditazione mons. Boccardo, commentando la lettura breve dei Vespri (Gc 1, 2-4), ha sottolineato come «siamo chiamati a leggere gli eventi della vita alla luce del progetto di Dio, anche se non sempre lo comprendiamo fino in fondo, specie quando sperimentiamo il dolore e il fallimento. Ma anche in quei momenti sappiamo che il Signore è con noi, che non si dimentica delle sue creature. S. Giacomo nella lettura che abbiamo ascoltato poi dice: “siate perfetti e integri, senza mancare di nulla”. Per noi la perfezione è imitare Cristo, ciascuno secondo la propria vocazione. E questa sera siamo testimoni di un gesto semplice e significativo: suor Laura per la sua vita consacrata fa la scelta della solitudine. Nell’eremo vuole impegnarsi ancora di più per raggiungere la pienezza della vita. La tua presenza orante, cara sorella, è un dono prezioso per la nostra Chiesa diocesana».
Suor Laura è nata a Marsiglia, in Francia, da genitori sardi. Fino alla scelta della vita eremitica è stata una religiosa dell’istituto delle Suore Francescane Missionarie di Gesù Bambino. Ha svolto il suo servizio in Albania e in Francia, accompagnando tanti adulti a riscoprire la fede. Da tanto tempo desiderava abbracciare la vita eremitica ed ora finalmente, in accordo con l’Istituto religioso al quale apparteneva, potrà vivere questa esperienza nell’eremo della Madonna della Croce a Campi di Norcia, annoverata tra gli eremiti dell’archidiocesi di Spoleto-Norcia.
La presenza degli eremiti nell’archidiocesi di Spoleto-Norcia è da far risalire ai tempi più remoti del cristianesimo, quando la valle Spoletana e quella della Valnerina si popolarono di asceti, come documentato con tanto di particolari nei Dialoghi di S. Gregorio Magno, amico di monaci, clero e laici di questo territorio umbro. Tutto inizia nella Valle Campiana e nell’attigua Valle Castoriana (Comune di Preci) con il grande monaco Spes (517 a. c.) e con i suoi discepoli Eutizio e Fiorenzo, ma soprattutto, con più ampio respiro, con colui che si formò alla sua scuola, il grande Benedetto da Norcia. Le lotte diofisite e monofisite in Oriente portarono in questi territori una schiera di asceti, molti provenienti dalla Siria, che costellarono le montagne di piccoli eremi: celebre è il Monteluco di Spoleto che per oltre mille anni fu abitato da eremiti. Con alterne vicende, nel corso dei secoli mai si è spenta la presenza in Diocesi di persone che si sono consacrate a Dio nella vita eremitica. C’è uno statuto diocesano che ne regola la vita, promulgato nel 2007. Vi si legge: “La vita eremitica sia scandita dalla preghiera e dal lavoro. Essi celebrino la Liturgia delle Ore secondo il Rito Romano o la Regola di S. Benedetto; il libro del Salterio accompagni sempre la loro giornata. Si dia ampio spazio alla contemplazione e alla lettura dei Libri Sacri e degli scritti dei santi Padri, specie di coloro che vissero nell’eremo o nel monastero. Nelle domeniche e nelle feste partecipino alla Liturgia eucaristica parrocchiale, ricordando di essere un segno della santità della Chiesa. Le mani dell’eremita non siano mai oziose: o innalzate per la preghiera o disposte per il lavoro”.
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