Pellegrinaggio in Cattedrale delle Pievanie di S. Bernardino e del Beato Giolo. L’Arcivescovo: «L’acqua di cui abbiamo bisogno è già a nostra disposizione, è Gesù stesso». Foto.

Pellegrinaggio in Cattedrale delle Pievanie di S. Bernardino e del Beato Giolo. L’Arcivescovo: «L’acqua di cui abbiamo bisogno è già a nostra disposizione, è Gesù stesso». Foto.

Pellegrinaggio in Cattedrale delle Pievanie di S. Bernardino e del Beato Giolo. L’Arcivescovo: «L’acqua di cui abbiamo bisogno è già a nostra disposizione, è Gesù stesso». Foto.

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Pellegrinaggio in Cattedrale delle Pievanie di S. Bernardino e del Beato Giolo. L’Arcivescovo: «L’acqua di cui abbiamo bisogno è già a nostra disposizione, è Gesù stesso». Foto.
Processione verso la Cattedrale

«È bello ritrovare e accogliere tanti volti conosciuti; è bello che ci siano così tanti bambini della catechesi; è bello vedere tanti stendardi di associazioni e confraternite. Siate tutti benvenuti». Con queste parole l’arcivescovo Renato Boccardo domenica 12 marzo 2023, III di Quaresima, ha accolto i fedeli delle Pievanie di S. Bernardino e del Beato Giolo pellegrini nel Duomo di Spoleto in occasione del Giubileo per l’825° anniversario di dedicazione della stessa Cattedrale.

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In tanti sono giunti dalle varie parrocchie che compongono questa parte di territorio diocesano: Cesi di Terni, Portaria di Acquasparta, Collestatte e Torre Orsina di Terni, Montefranco, Polino, Arrone, Ferentillo, Scheggino, Santa Anatolia di Narco, Vallo di Nera, Cerreto di Spoleto, Sellano e Verchiano di Foligno. Le persone sono state accompagnate dai rispettivi parroci. Ricordiamo che i Pievani sono don Nolberto Cardenas Rosas (Beato Giolo) e don Simone Maggi (S. Bernardino). Sacerdoti e parrocchiani

Ingresso in Cattedrale dalla Porta Santa

erano riconoscibili da un foulard: bianco per quelli della Pievania di S. Bernardino, celeste e verde per quelli della Pievania del Beato Giolo. È stata una bella giornata di preghiera e di fraternità, resa ancora più piacevole dal clima primaverile. La liturgia, come consueto, è stata avviata nella chiesa di S. Filippo Neri con l’annuncio del Giubileo e il rinnovo delle promesse battesimali; poi, Arcivescovo, presbiteri e fedeli hanno raggiunto processionalmente Piazza Duomo e attraverso la Porta Santa sono entranti in Cattedrale. Ogni pellegrinaggio ricorda che sulla terra non abbiamo una dimora permanente, ma siamo in cammino verso la città celeste (Eb 13,14). La celebrazione è stata animata dai cori riuniti per l’occasione delle varie zone pastorali presenti. La liturgia è stata animata dall’unione di cori di più parrocchie delle Pievanie.

Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato come la Parola di questa III Domenica di Quaresima sia caratterizzata dal simbolo dell’acqua. «Siamo tutti rabdomanti – ha detto il Presule – in cerca di una sorgente che ci disseti, tentanti di continuo a credere che quest’acqua sia qua e là: una relazione o una professione, un oggetto o un’idea, il nostro io. Per poi svegliarci dal sonno, con l’arsura in gola e l’amaro in bocca per aver confuso il sogno con la realtà, e constatare che si è trattato solo di un miraggio». E spesso anche oggi le varie difficoltà che si incontrano nella vita portano alla ribellione, proprio come gli israeliti che voltarono le spalle a Mosè ed Aronne, che li resero liberi, ed anche a Dio stesso: “Il Signore è in mezzo a noi, sì o no?”. «E in questa aridità interiore, prima ancora che esteriore, – ha proseguito l’Arcivescovo –

I fedeli in Cattedrale

Dio risponde con un dono inatteso: l’acqua che sgorga dalla roccia in pieno deserto. Oggi, in questo tempo così drammatico, continua a risuonare ancora più urgente questa domanda: “Ma il Signore è in mezzo a noi, sì o no?”. Andiamo alla ricerca dei segni della sua presenza. S. Paolo ce ne ha indicato uno eloquente: “Dio dimostra il suo amore per noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”». L’episodio dell’acqua, poi è tornata anche nel Vangelo: la scena si svolge attorno ad un pozzo e protagonisti sono Gesù e una donna samaritana. Il primo le dice: dammi da bere. E qui mons. Boccardo ha sottolineato come il Figlio di Dio non dice «ho sete, non cerca semplicemente dell’acqua, ma vuole instaurare una relazione». La donna rimane stupita. Allora Gesù afferma: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. «Ecco la vera sorpresa», ha detto il Presule. «L’acqua di cui abbiamo bisogno è già a nostra disposizione, è Gesù stesso. Eppure la donna non comprende: prima mette in dubbio che Gesù stia dicendo la verità poi, di fronte alla nuova risposta che parla addirittura di acqua che zampilla per la vita eterna, rimane ancorata a un piano materiale: “Se avessi quest’acqua non dovrei più tornare al pozzo ad attingerla tutti i santi giorni!”. La donna, come avviene troppo spesso a noi, non riesce a vedere al di là del semplice interesse immediato. Il suo stupore e la sua perplessità continuano a riecheggiare ancora oggi dove sembra quasi impossibile pensare che la vita vera, quella che non viene mai meno, possa sgorgare da un’acqua davvero speciale che è Gesù, in realtà alla portata di tutti. Non sappiamo se la samaritana si sia convertita, il Vangelo non lo dice. Sappiamo però – ha proseguito il Presule – che ha capito qualcosa di sé e del mistero di Cristo e se ne è fatta annunciatrice. E sappiamo che per la sua parola, pur se imperfetta, tanti vanno da Gesù e comprendono che lui è il salvatore del mondo. E allora la celebrazione giubilare che stiamo vivendo – ha chiosato l’Arcivescovo – è come il pozzo presso il quale ci attende il Signore: tornando a casa, con il nostro comportamento, con lo stile della nostra vita quotidiana, potremo anche noi, come la samaritana, dire a tutti che abbiamo incontrato il Signore nel segno della Parola e del Pane, nel segno della comunità credente, riconciliata e fraterna».

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