Buda, frazione di una ventina di abitanti a 16 km da Cascia, è l’ultima comunità della nostra Archidiocesi e anche della Regione Umbria. Sul suo territorio, infatti, c’è il confine con la Diocesi di Rieti e con la Regione Lazio. E proprio da questa comunità periferica è partito il pellegrinaggio giubilare della Pievania di Santa Rita (zone di Cascia, Monteleone di Spoleto e Poggiodomo) verso il santuario della Madonna della Paolina nella frazione leonessana di S. Giovenale, nella Chiesa particolare di Rieti. Tanti fedeli si sono ritrovati insieme all’Arcivescovo, al pievano don Canzio Scarabottini e a don Davide Travagli, tra cui il sindaco di Cascia Mario De Carolis. Un anziano signore si è avvicinato a mons. Boccardo e gli ha detto: «Bentornato tra noi, che bello che il nostro Vescovo non si dimentica di questa piccolissima comunità di confine».
Prima della partenza il Presule ha detto che «fare un pellegrinaggio è un po’ come fare il riassunto della propria vita alla luce della parola di Dio. Chiediamo alla sua grazia di renderci forti nella vita cristiana. Mettendoci in cammino e pensiamo a cosa portiamo: quale intenzione, quale persona, quale situazione». Nella prima tappa l’Arcivescovo ha invitato i presenti ad allargare lo sguardo alla delicata situazione che c’è nel mondo: «Viviamo in una situazione di incertezza e di tristezza. Non possiamo restare indifferenti alla fame dei bambini, alle persone che vengono uccise mentre fanno la fila per
prendere il cibo. Questa è la tragedia del nostro mondo. Preghiamo perché coloro che hanno delle responsabilità le assumano fino in fondo, mettendo insieme le forze per garantire un presente e un futuro di giustizia e di pace. Nel nostro piccolo, però, siamo chiamati a compiere dei gesti di pace nella vita di tutti i giorni che si immettono così nella società come una forza di bene, che misteriosamente arrestano l’avanzare del male». Nella seconda tappa mons. Boccardo ha chiesto di ricordare i defunti: «Richiamiamo alla memoria i loro nomi, la loro fisionomia. E allora la nostra preghiera diventa gratitudine per quanto ci hanno insegnato, diventa un affidamento a loro affinché ancora si prendano cura di noi». E all’ingresso del paese di S. Giovanele il Presule ha detto: «Facciamo venire a galla i segreti del cuore. A volte non riusciamo a decifrarli perché siamo immersi in una frenetica corsa. Facciamo silenzio e cerchiamo di capire qual è il mio segreto, cos’è che motiva i miei pensieri e le mie azioni, quale è il vero patrimonio che sto accumulando e voglio costruire».
Giunti al Santuario della Madonna della Paolina c’è stata la celebrazione della Messa. Nell’omelia mons. Boccardo ha commentato il Vangelo della domenica (Lc 12 49-53) dove si narra di Gesù che è venuto a gettare fuoco sulla terra e portare divisione. «Sono immagini forti, che creano perfino disagio», ha detto l’Arcivescovo. «Ma Gesù è un provocatore. Il fuoco, come sappiamo, brucia e ad esso bisogna reagire. Con questa immagine ci provoca e ci dice: o con me o contro di me; ci esorta a prendere posizione anche quando non si è alla moda, anche quando le scelte non incontrano il favore della maggioranza. Ma noi spesso preferiamo tacere anziché dire parole di verità e il compromesso prende il sopravvento. Domandiamoci allora: io da che parte sto? Ho fatto qualche scelta coraggiosa nella mia vita? Di fronte a Gesù che viene e si offre come Salvatore quale posizione assumo? Dinanzi a lui non si può essere indifferenti. Ognuno deve rispondere per sé con delle azioni concrete giorno dopo giorno, certi che la vita cristiana non è non sbagliare mai, ma ricominciare sempre, come ci ricordava spesso papa Francesco».
Il Santuario della Madonna della Paolina. Nel 1665, secondo la tradizione, la Vergine apparve a una pastorella, Paolina Giovannoli di Buda di Cascia, e scaturì una limpida fonte di acqua. La famiglia Giovannoli fece costruire un pozzo per preservare la polla miracolosa e, per grazia ricevuta, accanto al pozzo eresse un’edicola campestre con un dipinto della Madonna con il Bambino. In seguito fu eretta una cappellina in pietre grezze con un solo altare e senza campana. Distrutta questa dal terremoto del 1703, nel 1710 fu ricostruita con il contributo popolare e con una tela mariana più grande sul nuovo altare. Dopo un successivo ampliamento, fu aggiunto un atrio (1858) e nel 1904 una torre campanaria al posto del piccolo campanile a vela.



















