Pastorale familiare, incontro con don Bernardino Giordano. Il sacerdote: «Cari sposi, dovete avere più coraggio, ricordatevi che tra voi c’è la presenza di Gesù».

Pastorale familiare, incontro con don Bernardino Giordano. Il sacerdote: «Cari sposi, dovete avere più coraggio, ricordatevi che tra voi c’è la presenza di Gesù».
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Pastorale familiare, incontro con don Bernardino Giordano. Il sacerdote: «Cari sposi, dovete avere più coraggio, ricordatevi che tra voi c’è la presenza di Gesù».

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Domenica 4 dicembre, presso il Santuario del beato Pietro Bonilli a Cannaiola di Trevi, si è tenuto il secondo incontro per le famiglie dell’archidiocesi di Spoleto-Norcia. Don Bernardino Giordano, sacerdote della diocesi di Saluzzo, assistente del direttore dell’Ufficio nazionale pastorale famigliare della Conferenza episcopale italiana e responsabile della Pastorale familiare della Conferenza episcopale piemontese, è intervenuto sul tema: Quali linguaggi in una comunità aperta e dialogante.

Dopo il saluto dell’Arcivescovo Boccardo e di don Sem Fioretti, don Giordano ha iniziato la sua relazione al cospicuo numero di famiglie presenti. «Cari sposi – ha detto – dovete avere più coraggio. Spesso dite: non oso, ho paura ecc… Ricordate che è il Signore che vi ha chiamato attraverso il legame del matrimonio. Voi avete l’annuncio incorporato, tra voi  c’è la presenza di Gesù. Nelle famiglie c’è un tesoro da dare alla Chiesa. Noi preti abbiamo bisogno degli sposi per capire meglio il volto di Dio. Ricordatevi che anche il negativo di una coppia annuncia Dio. Oggi purtroppo non si mostra più la bellezza di essere marito e moglie. È vero, nel matrimonio ci sono delle incompiutezze, delle difficoltà: è in queste situazioni, però, che siamo chiamati a fare famiglia grande, cioè aperta alla comunità. Le ferite sono l’occasione per fare un salto di qualità diverso. Per fare tutto questo è necessario mettere Gesù al centro, avere uno sguardo di fede, riconoscere nel coniuge la presenza di Cristo».

Anche per l’anno pastorale 2011-2012, avviato domenica 27 novembre, prima di Avvento, numerose e qualificate sono le attività proposte dalla Pastorale familiare della diocesi di Spoleto-Norcia guidata da don Sem Fioretti e dai coniugi Cristina e Roberto Mariottini. Sono in programma incontri per giovani coppie, la “palestra” per genitori, incontri di spiritualità per separati e divorziati, attività di ascolto per coppie e singoli a cura di psicologi e consulenti familiari, percorsi di accompagnamento al matrimonio per i fidanzati, la festa della vita (4 febbraio 2012), la messa per i nati nell’anno (5 febbraio 2012), la festa del papà (18 marzo 2012), la festa dei fidanzati (1° aprile 2012) e la festa della mamma (13 maggio 2012). In programma anche un’uscita estiva chiamata “Famiglie in vacanza”: dal 28 luglio al 4 agosto a Besse Haut-Sestriere le famiglie della diocesi vivranno un’esperienza di fraternità con l’Arcivescovo Renato Boccardo e l’equipe della Pastorale familiare.

La finalità di tutte questa attività è ben sintetizzata proprio dall’Arcivescovo: «cerchiamo famiglie per la Chiesa di Spoleto-Norcia che siano punti di riferimento e sappiano dare testimonianza viva del Vangelo, concretamente, con coerenza e coraggio. Famiglie di questo spessore evangelico nella nostra diocesi ce ne sono. Occorre individuarle, incoraggiarle, accompagnarle, perché divengano “cantieri di evangelizzazione”, “pagine vive” di Vangelo».

Il cammino proposto dalla Pastorale familiare cerca anche di aiutare le famiglie ad essere protagoniste della comunità nella quale vivono. «Da un punto di vista sociale – afferma don Sem Fioretti direttore della Pastorale familiare della Diocesi – viene affermato che la maturità è raggiunta solo quando l’individuo riesce ad accettare gli altri e a collaborare con loro. La missione del cristiano, infatti, è di vivere in mezzo agli altri e la misura con cui può esperimentare ciò è molto varia: dalla visita a un fratello ad una preghiera comune, da una lettera scritta da mano amica alla comunione nella celebrazione domenicale della messa. La vita comunitaria, così quella familiare, deve essere caratterizzata da un’atmosfera di entusiasmo, di magnanimità, che trascina verso le vette e suscita grandi ideali. Alle coppie di sposi, ai fidanzati, alle persone che vengono al Centro di ascolto ripeto che c’è bisogno di aria molto ossigenata. Bisogna fare attenzione al pericolo della banalità, della mediocrità soddisfatta, che può creare nella famiglia, e di conseguenza nella comunità, un clima tale da dissipare o spegnere lungo la strada gli entusiasmi della partenza. Un ambiente fervente preserva dall’affievolimento, aiuta a conservare vive le motivazioni e ad impedire di diventare degli annoiati che si rassegnano lentamente ad una vita mediocre».

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