Omelia nella festa di S. Ponziano 2018

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Omelia per la festa di S. Ponziano, patrno di Spoleto

Spoleto, Basilica Cattedrale, 14 gennaio 2018

 

La solenne memoria del santo martire Ponziano che oggi ci raccoglie in questa Basilica Cattedrale ci riporta alle sorgenti della nostra comunità cristiana e civile. La scelta che i padri hanno compiuto, di porre cioè città e chiesa sotto il patronato di un martire, conserva intatto il suo significato profondo, anche per i nostri giorni. Ed è scelta che offre fondamentali criteri di giudizio sul nostro operare. Quale significato e quali criteri?

«Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima» (Mt 10, 28). In queste parole evangeliche troviamo la definizione stessa del martirio come supremo atto di fortezza del discepolo di Cristo. Messo nella necessità di dover scegliere fra l’essere ucciso nel corpo e l’essere ucciso nell’anima, Ponziano non ha avuto dubbi: ha scelto di morire piuttosto che vivere tradendo le ragioni per cui vale la pena di vivere. Non è il morire come tale che fa il martire, ma la causa per cui un uomo viene ucciso (cf Agostino, En. in ps. 34,13). Il martire non muore per un’idea, sia pure elevata, o per la dignità dell’uomo, la libertà, la solidarietà con gli oppressi. Egli muore per Qualcuno, Cristo, che è già morto e risuscitato per lui. Per questo, Papa Francesco dice che «ripugna ai cristiani l’idea che gli attentatori suicidi possano essere chiamati ‘martiri’: no, questi non sono martiri, non c’è nulla nella loro fine che possa essere avvicinato all’atteggiamento dei figli di Dio» (Udienza Generale, 28 giugno 2017).

Il martire dunque viene ucciso a causa di Cristo (cf Mt 10, 32). Egli è vittima del potere di un mondo che rifiuta di riconoscere che «la luce è venuta fra le tenebre» (cf Gv 1, 5) e che la luce è Gesù (cf Gv 8, 12), Dio fattosi uomo. Lo scontro, solitamente sotterraneo, fra il regno di Dio che viene dentro la nostra storia quotidiana e «i dominatori di questo mondo tenebroso» (Ef 6,12) emerge nel martire in tutta la sua chiarezza inequivocabile. Perché a creare il martire, anche oggi, non sono malintesi umani che un dialogo migliore potrebbe dissipare, ma una necessità intrinseca al messaggio evangelico: la sua contrapposizione radicale ai princìpi di questo mondo, nella fedeltà alla verità di Dio che fonda la verità sull’uomo. Perché l’essenza della fede cristiana non consiste nell’affermazione di alcuni valori morali condivisibili da tutti; la persona e il messaggio di Gesù, crocifisso e risorto, non si possono  ridurre ad un superficiale chiacchierare umanistico e pacifista; la singolare unicità di Cristo, Salvatore e Redentore dell’uomo, non può essere sostituita da un generico comune codice morale che spesso maschera una ricerca del proprio utile.

Ad ogni cristiano è richiesta la professione di una vita fedele e coerente al Vangelo. Così, il martirio non è tanto una questione di morte quanto piuttosto una questione che riguarda ogni istante della vita. Presentando infatti l’esistenza cristiana, l’apostolo Paolo nella seconda lettura ci ha parlato di tribolazioni, di pazienza, di virtù messa alla prova (cf Rm 5, 4): è un insegnamento fra i più chiari sul fatto che l’esistenza cristiana è un “caso serio”. La testimonianza del credente prende in consegna tutta la sua esistenza nel tempo. Cristo l’ha affermato in modo inequivocabile: chi non pospone tutto a lui, anche la vita, non è degno di lui (cf Mt 10, 37-38).

I martiri non sono eroi, ma gente abitata da una sola forza: quella umile della fede e dell’amore, con la quale hanno vinto il mondo (cf 1 Gv 5, 4). Essi non rubano la vita, ma la donano, come fece Gesù (cf Gv 15, 13), e con questo partecipano della sua vittoria sul male e sulla morte. Allora, celebrare la memoria liturgica di san Ponziano significa lasciarci interpellare da questa prospettiva così semplice ed insieme così innovativa, anzi veramente rivoluzionaria, se la inseriamo nel contesto attuale della nostra società e cultura, per larga parte imprigionate dall’egoismo, dalla ricerca spasmodica di un benessere materiale inarrestabile, dal consumismo edonistico, dallo squilibrio sempre più accentuato – proprio nell’era della globalizzazione economico-finanziaria – tra società ricche e società povere, tra persone che vivono nell’abbondanza e popoli interi che lottano per la stessa sopravvivenza.

Fratelli e sorelle, nella luce del mistero eucaristico che stiamo celebrando, memoria della morte e risurrezione di Cristo, vediamo lo splendore del martirio cristiano e della testimonianza che ogni credente, radicandosi nell’Eucarestia, è chiamato a donare. Ed è splendore, quello del martire, che guida anche i nostri passi incerti, i nostri sofferti tentativi di costruire per l’uomo una degna abitazione terrena. Dal martirio infatti vengono a noi tre luminosi orientamenti per la convivenza umana e civile.

Esiste innanzitutto una distinzione netta fra ciò che è bene e ciò che è male, una distinzione che non è la stessa di quella fra ciò che è utile e ciò che è dannoso, fra ciò che è piacevole e ciò che non lo è. «Vi sono comportamenti concreti che è sempre sbagliato scegliere, perché la loro scelta comporta un disordine morale», ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 1761). Richiamandoci a questa basilare evidenza etica, il martire insegna che a tutti è chiesto di agire con giustizia e verità.

Il secondo orientamento che ci viene dal martirio è che non tutto è contrattabile, che esistono valori che non hanno prezzo e che non possono essere oggetto di scambio e di trattative. Troviamo qui una delle cause più profonde della disgregazione delle comunità umane, a cui assistiamo. Comunità frantumate sotto un martello che va sbriciolando ogni tessuto connettivo spirituale, poiché si ritiene che tutto l’umano, tutti i contenuti della nostra umanità possano essere frutto di convenzioni sociali o di pressioni da parte di potenti lobbies economiche e di pensiero. Occorre ricuperare urgentemente la consapevolezza che esiste una immutabile verità della persona della quale ciascuno di noi è partecipe. Il nostro primo e vero bene comune è proprio la nostra umanità.

In un mondo pieno di gente troppo pronta ai compromessi e troppo facile a contraddire le esigenze fondamentali della moralità e della fede pur di conseguire i propri piccoli interessi di carriera o di semplice comodità, si deve riconoscere che la coerenza cristiana, vissuta sopportando con forza difficoltà e contrasti sia personali che professionali e sociali, diventa un messaggio particolarmente eloquente e significativo. Penso a chi vive la politica come dedizione gratuita e senza tornaconti personali, a chi si impegna nelle realtà produttive ed economiche per promuovere lo sviluppo, a chi lavora seriamente nella scuola per servire il futuro dei giovani… Se le nostre città – nonostante l’egoismo di non pochi – sono ancora luoghi vivibili è grazie a persone così!

Infine, il martire è maestro di libertà. Egli ci insegna che cosa significa essere veramente liberi: assoggettarsi alla verità, rifiutare di affidarsi ad un potere diverso  da quello che trova la sua giustificazione nel giudizio della coscienza morale. Perché il vero pericolo che insidia la nostra democrazia è il suo progressivo allontanarsi dalla verità. La trasparenza nella pubblica amministrazione, l’uso giusto ed onesto del denaro pubblico, il rifiuto di ogni mezzo equivoco o illecito per conquistare o mantenere il potere, non trovano nessun fondamento solido se non nella certezza che esistono leggi morali intangibili e che il non riconoscerle e rispettarle non è libertà, ma schiavitù. Educarci alla vera libertà è ciò che ci chiede il nostro Patrono, in primo luogo, se vogliamo assicurare un futuro al nostro vivere civile. È questo futuro che noi quest’oggi a lui affidiamo.

San Ponziano sia custode vigile della grandezza e della bellezza della nostra città: perché non sia dilapidata! Vegli con la sua protezione sui nostri bimbi, perché sappiamo preparare loro un mondo sempre più abitabile; la forza della sua testimonianza ricordi ai nostri giovani la grandezza e le esigenze della vera libertà; la memoria del suo martirio custodisca chi governa la nostra comunità nel vero servizio al bene comune; la sua preghiera ottenga a tutti noi di vivere giorni sereni e tranquilli. E il richiamo al suo martirio aiuti tutti a comprendere come debba essere totale e senza compromessi l’impegno di voler essere cristiani; anzi il voler essere “ponzianini” non solo a parole.

San Ponziano ci sorregga nell’impresa e continui con la sua protezione e il suo insegnamento a sostenere questo popolo che a lui si raccomanda con fiducia e speranza.

 

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