Omelia nella festa di S. Benedetto, 21 marzo 2017

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Festa di S. Benedetto 
Norcia, Piazza S. Benedetto, 21 marzo 2017 
 

Quando il 24 ottobre 1964, con il Breve Pacis nuntius, Papa Paolo VI proclamò san Benedetto “Patrono principale d’Europa”, volle subito descrivere il Santo quale “messaggero di pace, operatore di unità, maestro di civiltà, e soprattutto araldo della fede cristiana e iniziatore della vita monastica in Occidente”. Il Pontefice motivò tale proclamazione in questi termini: «Nel momento in cui, ormai al tramonto, l’Impero Romano crollava, mentre alcune regioni d’Europa sembravano precipitare nelle tenebre e altre erano ancora prive di civiltà e di valori spirituali, fu lui che, con impegno vigoroso e infaticabile, si adoperò perché su questo nostro continente sorgesse l’alba di un nuovo giorno».

 

Il cammino del vecchio continente, infatti, scosso dal crollo di istituzioni secolari, dall’invasione di nuovi popoli e dalla decadenza morale, veniva illuminato dalla presenza dei monaci che si ispiravano alla Regola di san Benedetto e l’Europa, gradualmente, costruiva la sua identità proprio attorno ai valori di “unità e civiltà” vissuti nei monasteri, prima ancora che questi stessi valori venissero teorizzati. Lungo i secoli, tutto il continente europeo venne coinvolto nella difficile impresa con una modalità che il Documento papale descrive in forma incisiva: «Con la croce, il libro e l’aratro, san Benedetto e i suoi figli trasmisero la civiltà cristiana alle varie popolazioni sparse dal Mediterraneo alla Scandinavia, dall’Irlanda alle pianure della Polonia».

La croce, il libro e l’aratro – ossia la preghiera, lo studio e il lavoro – esprimono in sintesi la proposta di vita che ha permesso l’unificazione spirituale dell’Europa centrata nel comune orientamento verso Cristo (la croce); la sua unificazione culturale a partire dall’amore alla cultura classica e biblica che ha reso possibile la fondamentale riscoperta del patrimonio umanistico (il libro); e, infine, la sua rinascita economica e sociale nella valorizzazione del lavoro, anche manuale, che ha permesso di nobilitare l’opera delle mani, non più riservata agli schiavi, creando le condizioni per trasformare luoghi inospitali in fertili campagne.

L’eredità benedettina, comunque, non si esaurisce nel quadro storico, seppur importante e decisivo, nella nascita dell’Europa e delle sue radici cristiane, ma offre anche all’uomo contemporaneo validi e concreti punti di riferimento in ordine alla vita personale e comunitaria. Non sarà inutile allora, anche per l’Europa di oggi, porsi attentamente in ascolto della sapienza di Benedetto e riascoltare il suo messaggio. Un messaggio che richiede di «costruire insieme un’Europa che ruoti non intorno all’economia ma intorno alla sacralità della persona umana, dei suoi valori inalienabili; un’Europa che abbraccia con coraggio il suo passato e guarda con fiducia al futuro per vivere pienamente e con speranza il suo presente» (Papa Francesco al Parlamento Europeo, Strasburgo, 25 novembre 2014).

E proprio per fedeltà alla persona umana, al suo superiore destino, ai suoi diritti e ai suoi doveri, noi ci attendiamo che quanti reggono le sorti dei popoli si rendano attenti e sensibili a quanto fa bella e buona la vita di tutti, iniziando col promuovere e difendere l’istituzione familiare costituita dall’unione stabile di un uomo e di una donna, aperti ad assumersi la responsabilità genitoriale e ad assicurare ai bambini l’indispensabile presenza di un papà e di una mamma.

Anche nel nostro Paese, purtroppo, questi che sono da sempre i principi fondamentali del vivere comune e garantiscono alle giovani generazioni una educazione sana ed equilibrata, sembrano essere seriamente minacciati, quando il desiderio di qualcuno pretende di essere riconosciuto come diritto garantito dalla legge e quando i tribunali si sostituiscono ai legislatori, esercitando un pressing giudiziario e mediatico che rischia di diventare – o forse è già diventata – una vera dittatura culturale. Non possiamo assistere in silenzio a queste aggressioni sistematiche agli ambiti in cui si forma, cresce e si sviluppa il nucleo più profondo dell’umano, dove bisogna accostarsi semmai con un sovrappiù di rispetto e di prudenza.

Che la nostra stia diventando una società decadente come quella dei tempi di san Benedetto? Vogliamo sperare fermamente di no, e per questo guardiamo all’esempio e all’insegnamento del nostro Santo. È anche l’auspicio che formula il Messaggio Benedettino 2017, letto qualche giorno fa nella capitale del Belgio: «Mentre il mondo guarda all’Europa, l’Europa guardi a Benedetto, affinché la luce che lo ha ispirato possa … diffondersi concretamente verso tutti i cittadini europei, senza escludere nessuno».

Il Santo Patriarca è stato un grande ricostruttore. Anche noi dobbiamo ricostruire: le ferite del recente terremoto sono ancora sanguinanti e ci vorrà tempo perché si mutino in cicatrici. In questo percorso, non sempre facile e spedito, l’amicizia e la solidarietà di tanti, però, costituiscono per noi come l’olio della consolazione e il vino della speranza.

Ma ben poca cosa, e forse manifestazione di inutile e sterile orgoglio, sarebbe la ricostruzione della basilica di san Benedetto se, nello stesso tempo e forse anche con maggiore urgenza, non si provvedesse alla ricostruzione interiore dell’uomo e della società, non solo a Norcia, ma in Italia e in Europa. Come cristiani, non vogliamo far mancare a questa “impresa” il nostro contributo generoso e responsabile. E lo facciamo richiamando con forza quell’ideale di umanesimo cristiano che san Benedetto ha incarnato e che può essere ancora oggi fecondo di frutti. Sentiamo di doverlo fare anzitutto impegnandoci in una vita seria e coerente, che trascorra nella promozione della giustizia e della pace, nella ricerca del bene di tutti, nell’accoglienza senza discriminazioni, nell’attenzione fatta di ascolto e di aiuto concreto a chi è nel bisogno morale e materiale. Perché crediamo che la legge morale iscritta nel cuore dell’uomo e i valori del Vangelo devono continuare a costituire i pilastri di una politica volta al bene dell’uomo.

Con gesto particolarmente significativo – che mi piace interpretare come un ideale pellegrinaggio -, fra qualche giorno saranno qui a Norcia la presidenza e i rappresentanti del Parlamento Europeo: è una occasione propizia affinché quanti sono stati eletti a Bruxelles e a Strasburgo confermino il sogno europeo e si domandino se il progetto che stanno realizzando rimane fedele all’intuizione dei padri fondatori, che hanno voluto edificare l’Unione Europea su una base non individualistica e materialista bensì di ordine culturale e spirituale.

L’intercessione di san Benedetto ottenga a loro e a noi la giusta ispirazione e la sapienza necessaria affinché, con il contributo di tutti, l’Europa ritrovi la sua anima, il senso della sua storia e la sua vera identità.

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