Omelia dell’Arcivescovo nella Veglia Pasquale, 19 aprile 2025

Omelia dell’Arcivescovo nella Veglia Pasquale, 19 aprile 2025

Omelia dell’Arcivescovo nella Veglia Pasquale, 19 aprile 2025

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Omelia dell’Arcivescovo nella Veglia Pasquale, 19 aprile 2025

Omelia dell’Arcivescovo nella Veglia Pasquale

Spoleto, Basilica Cattedrale, 19 aprile 2025

Siamo venuti trepidi a questa Veglia pasquale, che è la più solenne e la più santa delle veglie, per ascoltare ancora una volta l’annuncio della risurrezione di Gesù. E attraverso la parola, la proclamazione e il segno della Iuce, abbiamo vissuto il nostro incontro con il Risorto. Un incontro che si compirà e perfezionerà nella parte sacramentale della Veglia con il Battesimo, la Cresima e l’Eucaristia. Questi sacramenti sono infatti i frutti della risurrezione di Gesù e noi vogliamo cercare di penetrarne il senso.

Che cosa significa che Gesù, contemplato ieri nella sua morte di croce, è ritornato alla vita? Risurrezione vuol dire che l’irruzione potente di Dio, descritta nel primo capitolo della Genesi, mediante la quale il mondo è stato creato, ha dato una nuova vita a Cristo morto e sepolto e, in lui, ha ridato vita a tutto il mondo. Si tratta di un evento unico e definitivo, che risponde alle speranze umane che la morte non sia la parola ultima della nostra esistenza, che tale esistenza sia aperta ad un futuro perenne di gioia, di Iuce, di pace, di comunione tra noi e con Dio.

Allora comprendiamo meglio il motivo per cui sono state proclamate le sei letture deII’Antico Testamento: la creazione, la prova di Abramo, l’uscita del popolo daII’Egitto, la pasqua ebraica, I’aIIeanza eterna, la purificazione del cuore erano tutti segni compiuti da Dio in mezzo al suo popolo quali esempi, promesse e profezia del rinnovamento di tutte le cose in Cristo risorto. È in lui, Gesù, che furono create tutte le cose; in grazia di lui Abramo vinse la prova; nel suo battesimo è entrato il popolo passando il Mar Rosso; è lui l’agnello immolato che ci salva dal nemico; è lui l’alleanza eterna e definitiva; è lui che dona la pace del cuore e il perdono dei peccati, è in lui che trova unità la moltitudine dei credenti, da Abramo a Mosè, da Isaia a Pietro, da Paolo a Ponziano, da Ponziano fino a noi.

Gesù ha vinto la morte per me, per ciascuno di noi, per tutti gli uomini e le donne della terra; ha vinto le nostre negligenze, i nostri peccati, le nostre menzogne, le nostre fatiche, le nostre sofferenze e le nostre incredulità. Il Risorto è il nuovo inizio di tutto; tutto in lui è restituito a Dio, tutto in lui è salvezza per noi, in lui ci viene data la possibilità di vivere da figli di Dio.

In questa Veglia proclamiamo che il Figlio unigenito del Padre è entrato nel mondo, ha assunto i drammi dell’uomo, anche quelli più recenti, quelli delle popolazioni deII’Ucraina e della Russia, della Palestina e di Israele, del Sudan e di tante altre Nazioni che soffrono; e avendoli assunti in sé, ci promette pienezza di vita, forza, ripresa, coraggio nel dolore e nella prova.

Gesù risorto fa dunque di noi degli uomini e delle donne rigenerati, rinnovati, trasfigurati. Ma come si esprime la nostra reale partecipazione al suo mistero? La risposta è molto semplice: partecipiamo alla risurrezione di Cristo mediante la fede e i sacramenti. Per questo tra poco benedirò l’acqua con la quale impartirò il sacramento del Battesimo ai due catecumeni che hanno percorso il cammino di preparazione durante la Quaresima. Ora li accogliamo con gioia nella nostra preghiera e, per unirci più intensamente a loro, rinnoveremo tutti insieme le promesse battesimali. E saremo invitati a ravvivare la fede, la libertà e la fedeltà alla nostra vocazione cristiana. Faremo quindi memoria della Cresima e riceveremo I’Eucaristia che ci purifica e ci trasforma in Gesù. Poi usciremo dalla Veglia per portare ai nostri fratelli speranza e Iuce, per essere creature che si sentono profondamente amate e salvate da Colui che è la Iuce.

L’angelo ha detto alle donne: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto… Ed esse … tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri». È l’invito rivolto oggi a noi affinché sempre e ovunque possiamo essere testimoni che il Signore è risorto e la morte è definitivamente sconfitta, perché Lui l’ha vinta con il suo amore infinito.

«Cristo non viene meno a nessuno. A nessuno egli manca, anzi per tutti sovrabbonda. Infatti dilagò il peccato perché fosse la grazia a sovrabbondare. La grazia è Cristo, la vita è Cristo» (Sant’Ambrogio). Cristo è veramente risorto! Rallegriamoci ed esultiamo!

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