Omelia dell’Arcivescovo al termine della Processione in onore dell’Assunta

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Processione in onore dell’Assunta

Spoleto, 14 agosto, chiesa Cattedrale

 


 

Questa assemblea del popolo di Dio, che lungo le strade di Spoleto ha accompagnato la sua Madre e Regina, non è semplicemente una consuetudine che si ripete, ma è qualcosa di più. E lo è perché il suo stesso compiersi conferisce al rito una rilevanza nuova e particolarmente incisiva della coscienza, della fede, della pietà e della speranza del popolo cristiano.

La presenza tra noi della Madonna nella sua SS.ma Icone ci ha fatto gustare la soavità dell’essere famiglia di Dio e ci ha fatto rinnovare la fede. E questo essere famiglia del Signore non è una parola che ci trasciniamo dietro per tradizioni ormai vuote di contenuto, ma esprime una realtà che è ancora viva e che, anzi, si rinnova, si ricarica e diventa più profonda e più salutare.

 

Ringraziamo la Madonna, che è venuta per le nostre strade. Certo, lungo il tragitto della processione ha visto strade antiche e case, testimonianza di tempi che furono. Ma, ha visto solo il passato? Certamente no; Maria ha visto il presente, con occhi e con cuore di madre. E quando le cose si vedono con occhi e con cuore di madre, il presente perde la sua pesantezza, la sua equivocità, le sue molteplici polivalenze, e diventa annuncio di futuro: perché le madri portano e nutrono la vita, e la rendono giovane, bella e splendente; perché Maria conosce e avvolge con la sua tenerezza materna ciascuno di noi.

Essa ti conosce e ti ama

– tu che hai appena scoperto la luce di Cristo e tu che vedi venire l’ombra del dubbio;
– tu che hai deciso di seguire l’Agnello ovunque andrà e tu che esiti a fare il passo o rifiuti di farlo;
– tu che sei appena ripartito coraggiosamente dopo lo sbaglio senza dubitare del perdono di Dio, e tu che non riesci a far scendere dalla testa al cuore l’Amore misericordioso;
– tu che ascolti il grido di coloro che, di ogni paese, razza, cultura e situazione, hanno bisogno di te ed apri loro largamente il cuore e le mani, e tu che non riesci ad uscire dal tuo piccolo mondo chiuso con i suoi pregiudizi, le sue paure, i suoi egoismi;
– tu che lotti per una società più giusta, più fraterna, più felice, nella quale più nessuno muoia di fame in mezzo agli sprechi di altri, più nessun ferito resti sul bordo della strada tra l’indifferenza generale, più nessuno sia privato dei diritti fondamentali dell’uomo, a cominciare da quello di vivere dall’istante del concepimento fino all’ultimo respiro, e tu che, al contrario, ti scoraggi, rinunci, ti chiudi nell’angolo della tua vita privata;
– tu che accetti gioiosamente la Chiesa nonostante i suoi peccati e la pesantezza dei suoi ministri e dei suoi membri, e tu che sei sul punto di abbandonarla;
– tu che vuoi fare della tua vita un “ti amo”, e tu che opti per un “mi amo”;
– tu che vai avanti, e tu che fai fatica a camminare o stai addirittura andando indietro;
– tu che vivi, e tu che stai per morire.

Sì, chiunque tu sia, Maria ti ama, semplicemente perché sei tu e perché Lei è tua madre, la madre che Gesù ti dona.

Passando sulle nostre strade, Maria ha letto nel fondo del cuore di tutti i fermenti della carità, dell’amore, della fede, della speranza. Da buona madre, a questi fermenti – tante volte puramente superstiti – Ella ha aggiunto il suo dono di maternità: la nostra fede è cresciuta, la nostra speranza si è fatta più vibrante e il nostro desiderio di bontà e di carità si è fatto più scandito dentro.

Ma se questo è vero, è anche vero che durante questo lungo percorso dentro di noi sono affiorati desideri e sentimenti e sono fiorite preghiere. Vorremmo rendere testimonianza a Maria che il suo passare tra noi ha già portato il suo frutto almeno come germe, come fermento e come promessa di futuro. Quanta preghiera è sgorgata nei nostri cuori! Di questa preghiera vorrei che almeno alcune vibrazioni riuscissimo ad esprimerle, per portarle a casa nostra:

O Madre dolcissima, grazie perché sei stata con noi e in mezzo a noi! Affratellati dalla tua maternità, questa sera ci sentiamo più buoni nella volontà di amarci meglio, di essere più solidali tra di noi, più generosi e meno egoisti, più capaci di donare e di fidarci vicendevolmente in una fraternità più serena, meno diffidente, meno ammaliziata dalla povertà dei nostri peccati e dai peccati dei nostri fratelli.

Madre, rendici degni di te! Abbiamo bisogno di riscoprire le inesauribili fecondità della tua maternità buona e trasfigurante. Ti chiediamo che il suo ricordo fermenti a tutti i livelli della nostra città, rendendola più buona, più limpida, più sincera, più capace di dedizione, negata alla diffidenza e fuggitiva dall’odio, disponibile in ogni momento ai richiami della generosità che dona, della fraternità che si sacrifica e dell’umanità che perdona.

Siamo certi che accogli la nostra supplica, perché dovunque ci sono uomini, ci sono fratelli, e dovunque il Vangelo è annunziato tu sei Madre. Sii dunque benedetta, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria!

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