Nuova lettera alle famiglie dell’Archidiocesi

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Purificare la memoria

 

Il nostro presente è sempre abitato dall’esperienza del passato e proteso verso un futuro ignoto, di fronte al quale dobbiamo aprirci con speranza.

Il passato di ciascuno di noi ha ricolmato il cuore di ricordi preziosi, importanti, come il giorno del matrimonio, la nascita di un figlio, il primo bacio, l’innamoramento provato in quello speciale incontro. Ma, in questo passato ci sono stati momenti brutti, difficili da dimenticare, che hanno procurato ferite così profonde che continuano a sanguinare. Ferite che forse non sono state trattate con adeguata cura, che hanno lasciato in noi come una specie di paura o rabbia che ci impedisce di essere persone libere, riconciliate.

Il nostro oggi, per tanti di noi, è continuamente reso pesante da questo passato, e questo influisce poi sulle nostre relazioni. Quante volte l’aggressività che si scatena in noi ha origine “remote”, risale a traumi infantili, o delusioni non accettate con serenità. E’ importante purificare la memoria, affidare alla misericordia di Dio gli sbagli che possiamo avere commesso, disporci al perdono, verso noi stessi e verso coloro che, in qualche modo, ci hanno offeso.

Ma come fare? Attraverso la riflessione della Parola di Dio. Questo lavoro nessuno può farlo al posto nostro. Imparare come ha fatto il popolo ebraico a rileggere la propria storia cercando di intravedere la mano di Dio, proprio in quei momenti più difficili, fino ad arrivare a dire per mezzo di Mosè “ ...quale grande nazione ha gli dei così vicini a sè, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?”(Dt 4,7).

Con l’aiuto dello Spirito anche noi possiamo attraverso la Scrittura rileggere quei buchi neri del nostro passato e scoprire quelle stelle luminose mandate dall’Alto che ci hanno impedito di perdere la via.

Leggendo la Parola scopro la mia vita, ritrovo me stesso, in tanti personaggi come Giobbe che sente di soffrire ingiustamente e osa discutere con Dio, o Giona che non sa accettare la bontà di Dio e preferisce fuggire per non fare brutta figura con i niniviti. Riscopro le mie mormorazioni le mie infedeltà, le mie idolatrie, in quelle del popolo che per quarant’anni ha camminato nel deserto, i sentimenti di angoscia, di paura, di dolore ma, anche di amore, di gioia di fiducia nella salvezza di Dio che riportano il canto dei salmi ecc… Nella lettera agli Ebrei si dice che certe cose sono state tramandate a mo di esempio per noi, perché i loro sbagli non continuino ad essere anche i nostri.

Meravigliosa la profondità delle tue parole! Eccole: qui alla superficie ci attirano come pargoli, ma sono d’una profondità meravigliosa: Fa venire i brividi a guardarci dentro, un brivido di venerazione, un fremito d’amore.” ( Sant’Agostino Conf.12,14,17)

Dio non è un Dio lontano, è il Dio che si fa carne per me, che muore in croce per me. La mia sofferenza si trova proprio inchiodata su quella croce e il mio dolore mi permette di partecipare alla sua passione, passaggio obbligatorio per giungere alla gioia di Pasqua. Quante volte proprio il dolore è la strada che ci riconduce a Dio se sappiamo indossare gli occhiali della fede!

Riconciliarci con il nostro passato ci permette di vivere bene il nostro oggi. Rischiamo altrimenti di non cogliere la novità che ogni giorno ci dona.

Nello sforzo che il nostro intelletto fa per penetrare la parola di Dio, si purifica, liberandosi dalla inevitabile foschia umana e si chiarisce alla sua luce. Quando si ama, non ci si sottrae allo sforzo. Sapete infatti che chi ama non sente fatica; mentre anche la minima fatica è pesante per chi non ama.” (Sant’Agostino Comm. Vang. Gv 48,1)

Santa Rita ha messo tutto il suo dolore nelle mani di Dio, non ha voluto provare rancore e coltivare l’odio dentro di sè. Ha accolto questo destino crudele e ha continuato a guardare la vita con gli occhi di Dio. Si è specchiata nel volto di Cristo e si è ritrovata. Ha compreso che ogni tipo di dolore nasconde un mistero di grazia e di salvezza. Come Maria, non è fuggita, si è fermata sotto la croce, sotto la sua croce e ha continuato a dire il suo Fiat a quel progetto di Dio che non comprendeva.

-Sono riconciliata con la mia storia o nel mio oggi custodisco rancori, chiusure, sentimenti di vendetta?

-Con il mio patner ricordo di più i momenti belli o i torti subiti, le incomprensioni, quello che non ha saputo donarmi?

-Rinfaccio quello che mi ha fatto o che non ha fatto?

-Lo uso per scaricargli addosso tutte le mie tensioni, magari provocate dal lavoro?

-Cosa penso per i miei figli, mi metto in ascolto o li spingo a fare scelte che sono solo mie proiezioni nate da frustrazioni non risolte?

-Accolgo la mia storia con riconoscenza, sto al gioco di Dio con fiducia, con umiltà o mi arrabbio quando non fa quello che voglio io?

Purificare la memoria significa anche sapersi guardare ogni giorno con gli occhi di Dio. Quanto tempo perdiamo a giudicare gli altri e non pensiamo invece a come siamo noi! Sono sempre gli altri che devono cambiare! “ Ciascuno esamini la propria condotta e allora troverà motivo di vanto solo in se stesso e non in rapporto agli altri.” (Gal 6,4) Ogni giorno devo avere il coraggio di dire a me stesso che posso dare di più, posso essere migliore ma, per cambiare devo conoscere i miei difetti. “Ti sia come specchio la Sacra Scrittura. Questo specchio ha un riflesso non menzognero, un riflesso che non adula, che non ha preferenze per alcuno. Se sei bello, li ti vedrai bello; se sei brutto, li ti vedrai brutto.” (Sant’ Agostino Disc.49,5) Non solo la Scrittura ci rivela noi stessi, anche chi ci vive accanto conosce di noi lati che magari neghiamo di avere. Accogliamo queste critiche con semplicità e, perché no?, con ironia verso i nostri difetti, sempre però avendo chiaro che l’unica Verità che ci farà liberi è Gesù Cristo. Stiamo attenti, non lasciamoci influenzare dal modello deformante di famiglia che vogliono proporci i massmedia, e che, forse, è già entrato nella mia casa o, peggio, dentro di me, dove l’amore cede il posto alla passione sensuale, e la libertà è libertinaggio da ogni vincolo. Tutti possiamo cascare in questa trappola, stiamo attenti a non bere questi messaggi. Possiamo arrivare a pensare che questo tipo di “amore” sia la vera felicità dell’uomo, se non abbiamo una reale conoscenza di noi stessi..

L’uomo non si conosce. E perché possa conoscersi ha bisogno del costante esercizio di distogliersi dalla sensibilità, di raccogliersi spiritualmente e meditare” (Sant’Agostino L’Ordine 1,1.3)

Quanto tempo dono alla meditazione?

Le nostre giornate sono così piene che non ho il tempo per pensare?

Non siamo noi che cerchiamo la verità, è la stessa Verità che ci viene incontro.Lasciamo che questa Verità entri nelle nostre case, nei nostri cuori. Io sono un figlio sommamente amato da Dio, e ho per suo dono la capacità di amare come lui mi ha amato. L’amore è l’unica verità della nostra vita che ci rende liberi. L’amore umile che non fa rumore, l’amore che ha la firma del “per sempre” è quello che salverà le nostre famiglie in crisi. Rimettiamoci in gioco, non rinneghiamo la nostra scelta. Difendiamo la famiglia testimoniando che è possibile rimanere fedeli.

Il nostro amore deve essere cuore di fronte alla miseria dell’altro, misericordia, proprio come quello che ha Dio nei nostri confronti. Non esiste relazione duratura se non attraverso il reciproco perdono, perché continuamente sbagliamo, continuamente ci facciamo del male, anche senza volerlo. “ Non fate nulla per rivalità o vana gloria, ma ciascuno di voi , con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri”(Fil 2,3). Dobbiamo combattere il nostro egoismo, è lui il vero nostro nemico, lui che ci impedisce una vita serena nella pace piena. Se rimango il centro di me stesso divento schiavo delle mie passioni. Per seguire ognuno i propri desideri e i propri gusti abbiamo fatto delle nostre case alberghi dove si va e si viene senza fermarci, senza più neppure conoscerci. Diveniamo costruttori, non demolitori delle nostre famiglie. “ Scelti da Dio santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!.” (Col 3,12-15)

Ogni giorno guardiamoci con occhi nuovi, con gli occhi di Dio. Il nostro amore sia tale che lasci all’altro il “diritto di sbagliare”. Sia forte e fedele anche nella prova. non abbia limiti, come quello di Dio. Dice Sant’Agostino: “ Beato chi ama Te, l’amico in Te, il nemico per Te”. Ogni giorno rinnoviamo il nostro sì alla scelta fatta, l’amore non si basa sul sentire ma sulla volontà di donarsi all’altro.

“Portiamo i pesi gli uni degli altri”, come ci insegna sempre San Paolo, la nostra famiglia sia una scuola d’amore dove si fa a gara a chi ama di più, dove la gratuità del dono reciproco contagia l’altro e lo cambia liberandolo dall’egoismo che ci rende schiavi.

Santa Rita, così ci narra la tradizione, si ritirava spesso in un luogo solitario per meditare. Anche chi ha una famiglia ha bisogno di prendere “ le distanze” per vederci meglio. Per amare meglio, per essere davvero una presenza di luce e di pace. Rita sa rimanere sempre sotto lo sguardo di Dio, si sente figlia amata e capace di amare. Continua a credere nell’amore anche quando tutto gli viene portato via. Ama i suoi anche se sbagliano, se sono lontani dal suo modo di vedere. Prende le distanze dalla mentalità del mondo e si àncora a Cristo perché la tempesta dell’odio non la porti lontano da Lui, il suo Signore. Quando, il marito e i figli, muoiono continua a portarli nel cuore e per loro si offre e prega. L’amore vero è per sempre altrimenti non è amore, non si può amare a tempo.

-Chi è Gesù per me? Uno dei tanti idoli o è il mio Signore?

-Ho anch’io il coraggio della fedeltà? O desidero scappare perché sono deluso\a del mio matrimonio…

-Sono convinto che la mia vocazione è l’amore?

-Ho davvero capito cosa significa amare?

-Quando penso all’amore vedo immagini romantiche o guardo il crocifisso?

-Vivo la mia unione sponsale purificando costantemente la mia memoria per accogliere con gioia la novità di ogni giorno? O continuo a ripensare al mio passato e magari lo rimpiango…

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