Nuova lettera alle famiglie dell’Archidiocesi

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Ripartire dal cuore

 

Se pensiamo a Santa Rita vediamo che la sua crescita cristiana è stata lineare, un continuo crescendo.

Lei non ha avuto, come altri santi, un’esperienza di conversione eclatante, in lei il seme del battesimo è cresciuto gradualmente fino a raggiungere le vette altissime della conformazione a Cristo anche corporale.

Nel cuore di Santa Rita lo Spirito Santo ha potuto agire “indisturbato”, ha trovato spazio, docilità, accoglienza. E’ stato un cuore aperto all’azione di Dio. Il suo io è cresciuto lasciando spazio a Dio.

E’ importante anche per noi oggi ripartire dal nostro cuore, vedere quali sentimenti abitano in noi, se quelli di Cristo, che pur essendo Dio si è fatto servo per amore o quelli del mondo che ci insegna a soddisfare ogni nostra voglia, perché solo il nostro sentire superficiale è quello che conta.

Conoscersi è molto importante se vogliamo realmente amare chi ci sta accanto.

Allora ripartiamo dal nostro cuore per edificare la nostra famiglia secondo il progetto di Dio.

Scrutiamo le profondità di noi stessi e vediamo cosa conserviamo in esso.

Vedi se il tuo cuore non sia per caso rivolto all’ingiustizia; se per caso non pensi di fare tu stesso ciò che rimproveri agli altri…

Ritorna in te! Sii nel tuo intimo giudice di te stesso. Ecco nel tuo recesso più segreto, nella vena più intima del tuo cuore, dove sei tu solo e Colui che ti vede, lì ti sia sgradita l’ingiustizia, onde essere gradito a Dio” ( Sant’Agostino nell’esposizione sul salmo 65)

Noi siamo molto portati a credere che la maggior parte dei nostri problemi siano gli altri che ce li procurano. Arriviamo persino a pensare che se certe persone non ci fossero la nostra vita sarebbe migliore. Certamente è vero che la “vocazione” di alcuni sembra proprio quella di rendere la vita più difficile e sono “vocazioni ben riuscite” perché realmente riescono a complicarci la vita, ma, è anche vero che nulla avviene a caso e certi incontri-scontri, tutto sommato, ci fanno bene se sappiamo viverli nella maniera giusta. Se non altro ci insegnano ad esercitare la pazienza, la virtù dei forti.

Non perdiamo energie inutili negli sfoghi che non cambiano le situazioni, cerchiamo la sapienza dello Spirito. Lasciamoci illuminare da esso. “Cristo ci ha liberati per la libertà” (Gal 5,1).

Questa libertà è un’esperienza interiore, è libertà dal nostro egoismo, è adesione piena alla vita dello Spirito. E’ libertà d’amare come Dio ci ha amati.

Se un pò riusciamo a comprendere questo, vediamo subito quante schiavitù abitano il nostro cuore. Quanti bisogni falsi sono entrati in noi che soffocano le nostre giornate. Quanta voglia di apparire e poca di essere ci ha costretti ad indossare maschere per paura del rifiuto.

Ma il cuore realmente pensa che questa è vita?

Può esserci felicità dove non c’è più onestà, sincerità, fedeltà nel nostro cuore?

Può essere felice un cuore che va secondo le mode del momento?

Ritorniamo al nostro cuore, cerchiamo dentro di noi ciò che veramente conta. Lasciamo che, il nostro cuore, sia lo scrigno che conserva i nostri sentimenti più belli, più puri, più alti.

La vera vita non è quella che viviamo fuori, le cose che facciamo, i vari impegni, lavoro, relazioni ecc., ma quella che abita il nostro cuore. E’ proprio nel nostro cuore che si svolge la nostra personalissima e unica storia; allora, la vita diventa bella, leggera, se purifichiamo il nostro cuore, perché piena di Dio. “ Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”( Mt 5,8). Non vogliamo forse, anche noi, già ora, vedere Dio? Gesù ci ammonisce dicendoci che niente dall’esterno può rendere impuro l’uomo, attenti però a ciò che esce, “…dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adulteri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo”(Mc 7,21-23).

Dalla qualità del nostro cuore dipendono i frutti. Solo se l’albero è buono produce frutti buoni.

E’ importante per noi, per la nostra vita spirituale ascoltare il nostro cuore con sincerità non coltivare tutti quei sentimenti cattivi che possono trovare terreno fertile e buttare veleno… Alleniamoci alla palestra dello Spirito e non saremo portati a soddisfare i desideri della carne “fornicazione, impurità, dissolutezza, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie ubriachezze, orge e cose del genere” ( Gal. 5,19-20), così contrari all’amore; porteremo invece frutti “di amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, dominio di sè”( Gal 5, 22).

La nostra casa sarà un grande cuore, capace di donare calore e ristoro un pò come la casa di Betania dove Gesù amava fermarsi per riposarsi in fraterna amicizia.

Santa Rita ha chiuso il cuore di fronte ai sentimenti di odio, vendetta, rancore. Non ha voluto ascoltare la carne é stata ferma, ha aperto il cuore al perdono ha offerto il frutto dello Spirito e invitato i nemici a fare altrettanto. Davanti alla morte ha scelto la vita e ha donato la vita.

-Ascolto il mio cuore?

-Sradico le radici velenose che abitano dentro di me, con la preghiera, la penitenza…

o coltivo sentimenti cattivi, rivendicazioni…?

-So assaporare la gioia di stare in dialogo d’amore anche quando sono lontano dai miei cari?

-Mi apro al dono dello Spirito che mi rende capace di amare veramente?

-Che tipo di amore è quello che dono: carnale o spirituale?

Lasciamoci trasformare dallo Spirito che dà vita attraverso la continua meditazione su Gesù. Lui è il nostro modello da seguire.

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