Notte di Natale 2012

Notte di Natale 2012

Notte di Natale 2012

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Notte di Natale 2012

Natale del Signore 2012
Santa Messa nella Notte – Basilica Cattedrale, 24 dicembre

 

Si racconta di un re che, per imparare a meglio governare, do­man­dò un giorno ai suoi sapienti di scrivergli la storia del­l’u­manità. Essi, dopo aver composto migliaia di opere – ma erano troppe; poi ­centinaia, ed erano ancora abbon­dan­ti; poi decine, ma erano sempre troppe; e finalmen­te un solo libro, che il re però, in­vec­chiato nel frattempo, non poteva più leggere – gli comunicarono che tutta la storia degli uomini si poteva riassumere così: «Sono na­ti, hanno sofferto, sono morti». Sappiamo bene, purtroppo, quan­to questo com­pen­dio lapidario potrebbe essere vero se l’uo­mo, da solo, a­ves­se sull’uomo l’ultima parola.

Questa notte, invece, si accende per noi una luce nuova: Ge­sù è na­to per ridare un senso alla nostra storia. Egli ha in­fatti ­as­sunto per noi la triplice avventura del vivere, del soffrire e del mori­re. Nel cuore di questa notte segnata dal rumore di combatti­menti sempre rinascenti, dal crepitio delle armi, dal gemito dei prigionieri e di quanti so­no senza lavoro, ammala­ti e soli, Gesù viene a rida­re una spe­ranza alle nostre dispera­zioni, offrire una luce alla nostra ricerca e un senso alle no­stre sofferenze, a portare un conforto al no­stro smarrimento.

 

Per realizzare tutto ciò, però, Gesù non si impone per la sua forza, per il suo splendore, per la sua scienza. Egli, piut­tosto, si consegna nelle nostre mani, indigente ed indifeso come può essere so­lo un neonato. E noi ci troviamo disarmati da­van­ti a questo Dio ap­pena nato, al Dio eterno che si fa picco­lo bam­bino. A che cosa servono i nostri ragionamenti sapien­ti? A che cosa le nostre armi? Davanti ad un bambino non si com­batte. Per prenderlo con noi, sono suffi­cien­ti le nostre ma­ni nude, un cuo­re aperto e puro, come Maria.

 

Ma se Dio si è fat­to uo­mo non è unicamente per rivestire la nostra u­manità, bensì ­­per darci la possibilità di condividere la sua divi­nità.«Il Verbo di Dio – canta sant’Ireneo – è ve­nu­to ad abitare nell’uomo per insegnare all’uomo a dimo­rare in Dio». Non soltanto ci è data la gio­ia di un Salvatore che vi­ve accan­to a noi, ma anche la promes­sa di condividere la sua eternità.

 

Dopo averci rivelato il vero volto del Dio fatto uomo, il Na­tale ci rivela anche il vero volto dell’uomo figlio di Dio. «Ieri, la carne ci ave­­va resi ciechi – dice sant’Agostino. Oggi, la car­ne ci resti­tui­sce la vista». Perché, per mezzo del Verbo incarna­to, noi intravediamo la gloria a partire dalla nostra natura u­ma­na as­sun­ta a partecipare della natura divina (cf 2 Pt 1, 4). «Ricono­sci, cristiano, la tua dignità», esorta ancora san Leo­ne Magno. ­Rico­no­sci nel volto di questo Bambino la tua stes­sa so­miglianza, tu che, in questa notte benedetta, divieni per mez­zo di lui figlio di Dio.

 


Senza la venuta di Cristo, noi saremmo come un uomo che non conosce il proprio volto. Ma Cristo è venuto; il Sal­va­tore è na­to! La natività del Figlio di Dio ci rivela la nostra vera iden­tità; alla sua luce vediamo la luce (cf Sal 36, 10); nel ri­flesso del suo volto scopriamo il nostro proprio mistero: «Vede­te quale grande amo­re ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo sia­mo realmente!» (1 Gv 3, 1). Perciò possia­mo escla­ma­re: «Abbà, Padre!» E dire in piena verità: «Padre no­stro!».

 

Se Gesù è il primogenito tra molti fratelli (cf Rm 8, 29), come lui, noi ab­biamo per Padre il Dio vivo e vero. Non siamo più orfani. Suo Padre è nostro pa­dre e il suo Dio è il nostro Dio (cf Gv 20, 17)! Come Gesù, anche ­noi siamo figli di Dio, tutti attesi nella ca­sa del cie­lo. No­nostante le nostre mancanze, eccoci santifi­ca­ti. Nonostan­te le nostre paure e i nostri dubbi, eccoci illumi­na­ti e confermati. Eravamo perduti, eccoci salvati. Il Figlio di Dio è divenuto uno di noi, e noi siamo di­vi­nizzati.

 

Si potrebbe dire: «Tutto ciò è troppo bello per ­essere vero». A quanti dicono: ­«Gesù è troppo uomo per essere Dio», o: «È trop­­po Dio per esse­r­si fatto uomo», Gesù non risponde nulla. Lo sappiamo: non si interroga un bambino appena nato. Ma si ca­pisce tutto quello che dice quando lo si porta tra le braccia.

 

Se dunque, come i pastori, come Giuseppe, come Ma­ria, sap­pia­mo innanzitutto ama­re la per­sona di Gesù, per compren­dere poi il suo messaggio alla luce di questo amore, allora noi “ve­dre­mo” che bisognava che il Cristo fosse veramente Dio per di­ventare an­che un uomo. E che bisognava che fosse piena­men­te uomo per poterci condurre fino a ­Dio. In questo partico­lare “movimento” sta tutto il mistero del Natale. Beati noi se lo sa­pre­mo accogliere ed esperimentare nella nostra vita!

 

È l’augurio che formulo di vero cuore per questa nostra assemblea liturgica e per tutta la nostra comunità diocesana.

 

 

 

 

 

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