Morgnano di Spoleto: l’Arcivescovo ha presieduto la Messa nel 70° dell’esplosione delle Miniere di lignite che causarono al morte di 23 operai. Foto. Video.

Morgnano di Spoleto: l’Arcivescovo ha presieduto la Messa nel 70° dell’esplosione delle Miniere di lignite che causarono al morte di 23 operai. Foto. Video.

Morgnano di Spoleto: l’Arcivescovo ha presieduto la Messa nel 70° dell’esplosione delle Miniere di lignite che causarono al morte di 23 operai. Foto. Video.

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Morgnano di Spoleto: l’Arcivescovo ha presieduto la Messa nel 70° dell’esplosione delle Miniere di lignite che causarono al morte di 23 operai. Foto. Video.

Miniere di Lignite di Morgnano di Spoleto, 22 marzo 1955: un’ondata di grisou, divenuta esplosiva, colpì a morte 23 minatori, ferendone 18. La Città fu investita da un lutto grandissimo, un senso di forte di impotenza si diffuse in tutto il territorio, la notizia arrivò come un macigno su tutta la cronaca nazionale. L’immagine dei funerali celebrati in Duomo, presieduti dall’Arcivescovo Mario Raffaele Radossi, è una delle istantanee più tristi della storia spoletina. La Città ha istituito per il 22 marzo la giornata della memoria cittadina. Quest’anno la ricorrenza ha assunto un carattere speciale, in quanto si celebra il 70° anniversario della tragedia. Alle 11.00 nella chiesa di Morgnano l’arcivescovo Renato Boccardo, insieme al Pievano di S. Giovanni Paolo II don Claudio Vergini, ha presieduto la Messa in suffragio dei minatori morti. Alla Messa erano presenti diversi fedeli, familiari delle vittime dell’esplosione di 70 anni fa, autorità civili e militari, membri di varie associazioni di volontariato.

Mons. Boccardo nell’omelia, commentando la parabola del padre misericordioso, si è soffermato sul figlio che lascia la casa e poi ritorna: «Si vergogna di quanto fatto, ma sa che tornando a casa è al sicuro. E si sorprende del padre che lo riconosce come figlio e non gli recrimina nulla. Questa può essere anche una foto di tanti nostri momenti: quante volte vorremmo allontanarci da casa per non sottostare ai legami, ma non sempre ciò è garanzia di successo e vita migliore. Il padre misericordioso è fedele, non esamina la lista dei meriti e delle opere compiute. E allora fissiamo lo sguardo sul Padre e a lui affidiamo quanti 70 anni fa hanno perso la vita nelle miniere di Morgnano e a quanti ancora oggi perdono la vita nel lavoro. Ricordare i defunti per noi cristiani deve diventare una scuola di vita, stimolo alla responsabilità: ognuno di noi ha un compito ben preciso ed è nella fedeltà ad esso che la vita cresce, si sviluppa e porta frutto. In questa celebrazione – ha proseguito mons. Boccardo – chiediamo anche il dono della sapienza per i responsabili della cosa pubblica, affinché il lavoro trovi la sua dignità e importanza come collaborazione alla creazione». Al termine dell’omelia l’Arcivescovo ha affidato al Padre misericordioso le 23 vittime dell’esplosione, leggendo uno ad uno i nomi e i cognomi: Pietro Alleori, Inarco Ammenti, Antonio Badiali, Andrea Buffatelli, Domenico Coccetta, Silvio Donnola, Feliziano Diana, Amedeo Farinelli, Ottavio Gubbiotti, Giuseppe Innamorati, Franco Lazzarini, Giosuè Mari, Sabatino Mariani, Primo Marinangeli, Fortunato Orazi, Domenico Pacilli, Costantino Pino, Silvio Proietti, Renato Rapucci, Guglielmo Santini, Luigi Scimiterna, Francesco Testaguzza.

Un lavoro importante per non perdere la memoria lo svolge l’Associazione Amici delle Miniere nata nel 2000 e presieduta da Vincenza Campagnani. «Le Miniere – sottolinea – sono state in attività dal 1861 al 1961, ed erano dell’allora Società Terni, oggi gruppo ThyssenKrupp. Vi si estraeva la lignite, combustibile a quel tempo usato in tutta Italia per produrre energia elettrica, ed erano la realtà economica più importante del territorio. Vi lavoravano, infatti, più di 8000 persone, tra dipendenti diretti e indotto. Dalle Miniere sono poi nate numerose industrie locali come il Cotonificio e la Cementeria». L’Associazione ha come obiettivo quello di non perdere la memoria e di custodire il museo realizzato nel Pozzo Orlando, che era il punto di riferimento di tutte le gallerie delle Miniere. «Questo luogo – prosegue la Campagnani – era finito in mani private. Infatti, quando le Miniere furono chiuse la Società Terni interrò tutte le gallerie per una questione di sicurezza, alienando tutti terreni soprastanti. L’allora Sindaco Massimo Brunini acquistò, tramite dei fondi europei, l’area del Pozzo Orlando, restaurandola e trasformandola nel 2009 in museo della memoria. Nel 2023 è morto l’ultimo minatore iscritto all’Associazione, Benigno Fabbi: erano loro a fare da guide al museo, trasmettendo così emozioni ed esperienze dirette di una vita lavorativa che durava 12-13 ore al giorno e che si svolgeva a trecento metri di profondità, in un ambiente buio e per nulla salubre. Ora sta a noi la responsabilità di non far perdere il filo della memoria e tramandare alle giovani generazioni quello i nostri nonni e padri sono stati capaci di realizzare. Abbiamo varie interviste e documentari e abbiamo creato progetti e idee sulle Miniere da offrire alle scuole e non solo». L’esigenza che l’Associazione pone oggi al Comune è il completamento del Museo: «Il progetto – dice ancora la Campagnani – è stato avviato e poi si è fermato: va, infatti, terminato il terzo piano. Poi non dobbiamo dimenticare che il sito è stato accreditato come ecomuseo geologico minerario che parte da Morgnano e arriva fino alla Città. Ci sono sentieri di collegamento con Spoleto che andrebbero completati, come quello con il quartiere Pontebari nato proprio con le case dei minatori. Il Museo poi non deve essere statico, ma va portato dentro le scuole di ogni ordine e grado: questo aspetto negli anni si è affievolito e ora, nel celebrare il 70° dell’esplosione, dobbiamo riappropriarci di questa progettualità se vogliamo che Morgnano e le sue miniere tengano ancora alta la memoria».

 

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