Montefalco: celebrata solennemente la memoria di S. Chiara della Croce. L’Arcivescovo: «In ogni momento della vita, in un modo o nell’altro, volontaria o subita, attesa o inaspettata, la croce è là». Omelia. Foto.

Montefalco: celebrata solennemente la memoria di S. Chiara della Croce. L’Arcivescovo: «In ogni momento della vita, in un modo o nell’altro, volontaria o subita, attesa o inaspettata, la croce è là». Omelia. Foto.

Montefalco: celebrata solennemente la memoria di S. Chiara della Croce. L’Arcivescovo: «In ogni momento della vita, in un modo o nell’altro, volontaria o subita, attesa o inaspettata, la croce è là». Omelia. Foto.

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Montefalco: celebrata solennemente la memoria di S. Chiara della Croce. L’Arcivescovo: «In ogni momento della vita, in un modo o nell’altro, volontaria o subita, attesa o inaspettata, la croce è là». Omelia. Foto.
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Il caldo torrido non ha scoraggiato i devoti di S. Chiara della Croce, che in gran numero si sono riversati, giovedì 16 e venerdì 17 agosto, nel santuario a lei dedicato, a Montefalco, per partecipare ai vari momenti di preghiera in onore della grande Santa agostiniana. Le due celebrazioni principali – la processione del 16 sera e la messa delle ore 11 di venerdì 17 agosto – sono state presiedute dall’arcivescovo Renato Boccardo.

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L’intera festa religiosa è stata organizzata dalle monache agostiniane di S. Chiara e dalla parrocchia di S. Bartolomeo, con la preziosa collaborazione del Comune di Montefalco e della Provincia italiana degli Agostiniani: madre Maria Rosa Guerrini, priora del Monastero, mons. Dino Pallucchi e Donatella Tesei, rispettivamente parroco e sindaco di Montefalco, e padre Luciano de Michieli, neo provinciale dei padri agostiniani d’Italia, hanno garantito un’ottima accoglienza ai tanti fedeli giunti. L’olio per la fiaccola che arde ogni giorno dinanzi al corpo della Santa è stato offerto dal Comune di Ferentillo, rappresentato dal sindaco Paolo Silveri. C’era anche il sindaco di Montecosaro (MC) Stefano Cardinali, comune che insieme a Montefalco e tanti altri Municipi d’Italia aderisce all’Associazione Città per la Fraternità, un’esperienza di dialogo e confronto tra Comuni ed altri Enti Locali, nata nel ricordo di Chiara Lubich.Nell’omelia l’arcivescovo Boccardo facendo riferimento ad un aspetto fondamentale della vita di Chiara da Montefalco, quello della Croce del Signore impressa nel cuore della Santa, ha detto come tutte le domande dell’uomo riconducono ad un’unica alternativa: o si porta la croce con Cristo o la si porta senza Cristo. «Se viviamo senza fare riferimento alla croce di Cristo, – ha detto il Presule – che cosa incontriamo? Incontriamo solo la croce. Perché qualunque cosa facciamo, in qualunque luogo noi siamo, ovunque andiamo, la croce sarà sempre presente: sofferenze, malattie, debolezze, tentazioni, sconfitte, stanchezza, invecchiamento e, un giorno, l’agonia e la morte, formano, nell’insieme della nostra condizione umana, ciò che noi definiamo comunemente “la croce”. Se viviamo nel celibato – ha proseguito mons. Boccardo – è la croce del celibato. Se viviamo nel matrimonio, è la croce del matrimonio. Se siamo nella solitudine, è la croce della solitudine. Se viviamo in comunità, è la croce della comunità. Croce per dover compiere fedelmente il proprio lavoro. Croce generata dal rimanere a lungo senza lavoro. Croce della giovinezza, dove tutto non è ancora permesso. Croce della vecchiaia, dove tutto non è più possibile. E croce dell’età adulta, dove si accumulano tutte le esigenze della vita. Preoccupazione della ricchezza e peso della povertà. Angoscia di dover cambiare continuamente. Pena di non potersi più muovere. Prova della fede, con tutte le sue esigenze. Prova dell’ateismo, con tutte le sue insoddisfazioni. Non si può amare senza soffrire e non si può che soffrire di non amare. Insomma, in ogni momento della vita, in un modo o nell’altro, volontaria o subita, attesa o inaspettata, la croce è là. E bisogna portarla. Evidentemente, non è Dio che l’ha inventata, giacché anche lui l’ha subita. La croce di cui è vittima, l’ha piantata l’uomo. E, colmo della derisione, vi ha inchiodato colui che veniva per liberarcene! Che cosa guadagneremmo dunque a portarla senza di lui? Semplicemente appesantirci di un supplemento di pena, immergerci un po’ di più nell’incomprensione, la disperazione e la solitudine. Chiara della Croce – ha concluso l’Arcivescovo – ha trascorso la sua vita portando la croce della rinuncia: ed è giunta alla gioia perfetta. Si è caricata ogni giorno della croce della misericordia: e si è elevata fino alla gioia del più perfetto amore. Si è dedicata alla rude fatica della preghiera continua: ed è salita fino alla beatitudine della gioia trasformante».  

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