Nel tardo pomeriggio di domenica 6 settembre 2026, dopo aver riaperto al culto la chiesa di S. Fortunato a Poggio Primo Caso di Cascia e aver benedetto la chiesetta campestre dell’Immagine o di S. Pancrazio a Poggiodomo, l’Arcivescovo ha presieduto la Messa nello spazio esterno antistate la chiesa della Madonna della Selvetta, inagibile a causa del terremoto del 2016, nella Pievania di S. Brizio. Con il Presule hanno concelebrato il pievano don Vito Stramaccia e don Salvatore Piga; diacono permanente, Gianluca Filippetti. Tantissimi i fedeli che hanno partecipato alla Messa.
La chiesa di Santa Maria della Selva Mattutina, detta della Selvetta è posta ai confini tra i comuni di Montefalco (dove ricade), Giano dell’Umbria e Castel Ritaldi. Fu costruita lungo la strada Tuderte verso Bastardo, su una collina in prossimità di Colle del Marchese. Il nome della località (Selva – Selvetta) deriva da un bosco che una volta vegetava la zona. L’edificio, costruito verso la fine del XII secolo e l’inizio del XIII secolo, appartenne al Plebanato di Santa Matia di Lucciano, chiesa matrice che sorgeva presso
Villa Fabbri nel territorio di Giano dell’Umbria; poi passò alla parrocchia di S. Pancrazio a Colle del Marchesi di Castel Ritaldi ed ora è inserita nella Pievania di S. Brizio. Nei muri esterni alcune tracce di costruzioni in conci suggeriscono una datazione del XII secolo. L’interno, ad una navata, conserva vari affreschi del ‘600 e un altare ligneo policromo che accoglieva la Madonna col Bambino in trono (detta appunto della Selvetta), ora conservata nella chiesa di Colle del Marchese, datata 1332, opera di uno dei maestri della cappella di Santa Chiara della Croce in Montefalco. Annesso alla chiesa è l’ex convento francescano abitato, come risulta da un documento del 1334, dai Clareni; nel 1466 vi si riunì il Capitolo provinciale dei Terziari Regolari. A partire dal 1526 vi abitarono i frati provenienti dal convento di Santa Maria della Selvetta del Colle di Camiano (Montefalco) i quali, nel 1803, furono allontanati dal sacro luogo; tornati dopo la restaurazione dello Stato Pontificio (1815) furono espulsi nel 1861 a tenore della legge riguardante la soppressione degli Enti Religiosi.
Nell’omelia mons. Boccardo, commentando le Letture della Domenica, ha sottolineato come sia scomodo mettere insieme modi di pensare, tradizioni e sensibilità diverse. «La differenza – ha detto – è una ricchezza. E Gesù ci dice: non puoi vivere da solo, devi avere delle relazioni con gli altri e sei responsabile anche di loro. Il bene di uno è il bene di tutto e il male che uno compie ferisce la vita di tutta la comunità. Il Signore – ha proseguito l’Arcivescovo – ci dice: prenditi cura di chi ti è vicino anche quando è necessario sottolineare una mancanza e se necessario riconosci il tuo errore e chiedi perdono. Quanto ci costa fare questo. Ma se non viviamo così le nostre giornate si avvelenano e ci richiudiamo sempre più in noi stessi. Ogni gesto di accoglienza e di perdono che realizzo contribuisce a costruire un clima di pace nella società. Facciamo la nostra parte vivendo come persone oneste e responsabili, anche se non andremo nelle prime pagine dei giornali».
Prima della benedizione finale don Vito Stramaccia ha ringraziato il Vescovo per la presenza, «molto costante nella nostra Pievania in questo ultimo periodo, e ne siamo davvero felici. Questa chiesa è costruita sui confini tra tre Comuni non a sottolineare un limite invalicabile ma a simboleggiare l’importanza delle relazioni e di costruire ponti. Questo luogo chiamato Selvetta non è una selva oscura, ma un bel giardino fiorito che noi dobbiamo coltivare e rendere sempre più bello». Poi don Vito ha alzato lo sguardo e ha detto: «Dinanzi ai mie occhi, là tra le colline, c’è Case Maggi, il paese di origine della famiglia di Paolo Massi, che nel pomeriggio di sabato 5 settembre è stato ordinato diacono nella nostra Cattedrale. Accompagnando Paolo con la preghiera verso il sacerdozio, ed essendo orgogliosi per le sue radici in questo territorio, non stanchiamoci di chiedere al Signore il dono di nuovi preti». A mons. Boccardo è stata donata un’icona raffigurante la Madonna della Selvetta.



















