Maria, Patrimonio dei Cristiani

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Maria è un patrimonio dei cristiani e dell’umanità

La Vergine riferimento esemplare di fronte alla Parola di Dio


 

Solo avendo presente l’habitat e il contesto vitale della Rivelazione cristico/trinitaria e biblica, la Chiesa può accogliere Maria quale madre, serva e megafono della Parola, che rende sapienti, familiari e prossimi di Dio e a Dio non solo i credenti, perché capaci di portare bene e bontà al mondo, opponendo una forte resistenza al pervasivo male. Osservava Benedetto XVI nella sua prima omelia sull’Assunta: «Maria vive della parola di Dio, è pervasa dalla parola di Dio. E questo essere immersa nella parola di Dio, questo essere totalmente familiare con la parola di Dio le dà poi anche la luce interiore della sapienza».

Maria, sorella nostra, rammenta cordialmente ai credenti e alla stessa Chiesa che, se ci si lascia orientare come lei dalla Parola, diventiamo, per grazia, rifrangenze della sola Luce che illumina e scalda il cuore e la vita.

Benedetto XVI ha promulgato una corposa esortazione post-sinodale dal significativo titolo Verbum Domini. Come abbiamo già rilevato, Papa Ratzinger ha proposto delle cogenti riflessioni mariologiche assai utili per comprendere e accogliere esistenzialmente nella vita della Chiesa e di ogni singolo la Parola che ha posto la sua casa fra noi. Al Papa teologo sta a cuore la vitalità della Parola di Dio, che è essenzialmente la persona del Cristo e il suo Vangelo.

Il XII Sinodo dei Vescovi (5-26 ottobre 2008) è stato un’occasione importante per sottolineare la centralità della Parola nella vita della Chiesa e di ogni credente, ma anche un momento per riflettere sulle modalità di interpretazione biblica, sugli approcci pastorali alla Scrittura, sulla lectio divina come struttura portante della preghiera cristiana. La Madre dell’Umiliato-Esaltato, nella profezia di Simeone (cfr. Luca, 2, 34-35), comprese che la sua vita e il suo stesso servizio ma- terno-messianico sarebbero stati attraversati dalla spada della Parola: ferita e gioia; ferita orientata alla gioia piena perché si vive interamente, nella forza del Pneuma divino, il mistero e la passione pro nobis del Figlio di Dio e nel contempo Figlio dell’uomo grazie a Maria. Era quindi congeniale che l’argomento del rapporto tra la Parola di Dio e la Madre di Gesù fosse presente nei lavori preparatori e celebrativi del Sinodo, sia mediante i Lineamenta, abbozzo inviato dalla segreteria del Sinodo ai padri sinodali perché lo esaminassero apportandovi emendazioni e aggiunte, sia attraverso lInstrumentum laboris, testo-base di riferimento per le discussioni in aula da parte dei partecipanti.

Il Magnificat sgorgato dal cuore e dalle labbra della Madre del Messia testimonia esemplarmente come Dio e la sua Parola sanno formare e performare il credente conformandolo alla sua volontà, senza per questo mortificare la libertà della persona ma trasfigurandola, realizzando così una mirabile osmosi e sintonia fra il Creatore e la creatura; in tal senso Maria, madre della Parola incarnata, essendo penetrata intimamente dalla Parola sino a identificarsi pienamente in essa, è l’archetipo ecclesiale e antropologico a cui la Chiesa nella sua azione apostolica e pastorale fa costante riferimento.

La vicenda storica e di fede di Maria declina la potenza e l’efficacia di Dio e della sua Parola; potenza ed efficacia che hanno realizzato ed epifanizzato nella Donna dell’Alleanza «grandi cose» (cfr. Luca, 1, 49) che la Chiesa, il credente e la stessa teologia sulla base della Rivelazione divina e biblica scoprono, meditano e studiano con animo grato, visto ch’esse hanno importanti influssi per tutti. Al credente e alla Chiesa dei nostri giorni è chiesto di ripercorrere lo stesso itinerario teologale e discepolare di Maria, immagine del sapiente esemplare che, seppur con qualche difficoltà, ha compreso come la ricerca di Dio attraverso Gesù e la sua Parola è sempre parziale ma deve sempre e comunque continuare.

La fede, e questo è molto importante, non è acquisizione pacifica di certezze; è, invece, un cammino, che, come è stato per l’ebrea-credente Maria di Nazaret, conosce la fatica della ricerca e dell’incomprensione, la gioia del ritrovamento e la soddisfazione della scoperta del Dio di Cristo, sempre imprevedibile e diverso, che diventa, per somma umiltà, se lo accogliamo, il Dio-con-noi, per noi e in noi. Maria, madre del Signore e della Chiesa, nella sua maternità spirituale-ecclesiale, sprona e indica a tutti i membri della comunità dei discepoli e delle discepole la via per divenire sempre più vere persone sinodali, cioè persone che per vocazione, missione ed entusiasmo, si industriano con umiltà, sapienza e carità pastorale a «camminare insieme» (syn-odós), nella consapevolezza che il cristianesimo è una fraternità essenzialmente sinodale ed esodale. In questa impresa sinodale, la Madre di Gesù, che sin dal Cenacolo pentecostale ha condiviso con gli Apostoli il pathos e l’amore del pellegrinaggio di fede dei discepoli e delle discepole, soprattutto per i «dispersi figli di Dio» (Giovanni, 11, 52), alla ricerca della vera meta, non può che benedire e intercedere perché esso vada a buon fine.

Santa Maria di Nazaret è patrimonio inestimabile del cristianesimo; una testimone di Cristo, un’amica sincera e cordiale che ha servito in terra e ora serve in cielo nella comunione dei santi l’intero popolo di Dio e l’umanità affidatale dal grande cuore e dall’infinito amore di Gesù (cfr. Giovanni, 19, 25- 27). Allo stesso tempo la Vergine nazaretana, madre del Verbo divino che ha «permesso» col suo fiat a Dio di entrare in modo inedito, efficace e permanente nella nostra sto- ria di individui e di persone comunitarie, è un grande patrimonio dell’umanità.

Padre Salvatore M. Perrella O.S.M., dall’Osservatore Romano del 7-8 agosto 2011

 

Didascalia foto: Roma, Piazza di Spagna, 8 dicembre 2010: Papa Benedetto XVI in preghiera dinanzi alla statua della Vergine Immacolata

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