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Ricordati di me

Mi hai fatto conoscere ad amici che non conoscevo. Mi hai fatto sedere in case che non erano la mia. Mi hai portato vicino il lontano, e reso l’estraneo un fratello. In fondo al cuore mi sento a disagio quando abbandono l’abituale rifugio; scordo che il vecchio dimora nel nuovo, e là tu stesso hai dimora. Attraverso la nascita e la morte, in questo oppure in altri mondi, ovunque mi conduci, sei Tu, lo stesso, unico compagno della mia vita senza fine, che unisci con legami di gioia il mio cuore a ciò che non è familiare. Quando uno ti conosce, nessuno è un estraneo, nessuna porta è chiusa. Oh, esaudisci la mia preghiera: che io non perda mai la carezza dell’uno nel gioco di molti”. Queste parole di Rabindranath Tagore, poeta bengalese, ben sintetizzano la vita e l’azione pastorale di don Gianfranco Formenton parroco di S. Martino in Trignano, di S. Angelo in Mercole e di Montemartano di Spoleto, nonché Pievano della Pievania di S. Giovanni, che lunedì 16 luglio 2018 ha ricordato il 30° anniversario di ordinazione sacerdotale.

Foto-gallery / Video omelie don Gianfranco e Arcivescovo / Video saluti finali don Gianfranco e Arcivescovo 

 

Alle 18.00 nella chiesa parrocchiale di S. Martino c’è stata la Messa presieduta dall’Arcivescovo e concelebrata, oltre che dallo stesso Formenton, da don Nelson Abraham parroco di Baiano, don Melchior Erram vicario parrocchiale di Baiano, don Vito Stramaccia parroco di Montefalco, don Nolberto Cardenas Rosas parroco di Sellano, don Luigi Runci parroco emerito di S. Martino in Trignano, don Mauro Lironi parroco nella diocesi di Perugia-Città della Pieve. Una celebrazione partecipata  - sono giunti anche fedeli da Villamagina e Forfi di Sellano, dove don Gianfranco era stato parroco, e diversi Scout - e familiare, animata dal coro parrocchiale. Due sono state le omelie, una di don Gianfranco e una dell’Arcivescovo. Nel video allegato c’è la versione integrale.

Don Gianfranco: «Se decidiamo di amare Cristo, va amato tutto». «Questa mattina, come ogni giorno, – ha detto commosso il festeggiato – mi sono messo in ginocchio dinanzi alla Parola di Dio per cercare di legare quanto contenuto nella Scrittura con gli atteggiamenti da tenere nel corso della giornata. Come comunità cristiana – ha poi detto - siamo chiamati non a non salvare il mondo, ma a portare il lieto messaggio, cioè la pace di Gesù, come agnelli in mezzo ai lupi. E la pace di Gesù è quella della spada a doppio taglio che mette a nudo i pensieri e le opere degli uomini. Cristo si può anche non amare, ma se decidiamo di amarlo lo si deve amare tutto. Cristo o è tutto o è nulla». Don Gianfranco ha chiesto di pregare per i defunti legati alla sua vita, in particolare: «per i miei genitori, per don Andrea Bonifazi nostro maestro, fratello e amico, per don Mario Curini compagno di seminario, per don Franco Albanesi con cui ho condiviso ideali brasiliani e coinvolto tanti giovani della Diocesi alla missionarietà e Marco che mi ha insegnato qualcosa di cristiano, lui che cristiano non era».

L’Arcivescovo: «Il prete non lascia indifferenti». Mons. Boccardo ha raccontato una simpatica storia sulla figura del prete, che riportiamo in alcuni passaggi (nel video è completa): «…se frequenta una famiglia non è mai in casa…se chiede qualcosa non pensa ad altro che ai soldi….se fa in fretta non sa ascoltare…se abbellisce la chiesa getta via i soldi inutilmente….se pensa ad altri è impiccione…se parla di giustizia sociale fa della politica…se è prudente è di destra…se ha un po’ di coraggio è di sinistra (per San Martino e Spoleto: se don Gianfranco scrive per difendere gli immigrati e gli stranieri è comunista)…se muore non c’è nessuno che lo sostituisce. Al di là della parte scherzosa, noi vediamo come il prete non lascia indifferenti. Il sacerdote – ha proseguito - è un compagno di viaggio, uno come tutti, carico delle sue miserie, che ha ricevuto una missione particolare: ripetere le parole e i gesti con cui Dio si prende cura del suo popolo. Non sempre le parole che un prete è chiamato a dire sono dolci; spesso sono forti e suscitano reazioni diversificate, che danno origine a giudizi diversi. Ma sa che la sua missione non è inventata da lui, ma è qualcosa più grande di lui, che lo precede, che ha acceso il suo cuore fin dal giorno in cui ha accettato di rispondere alla chiamata Signore».

Ai presenti “donati” alcuni pensieri di Hesse e Hammarskjöld per riflettere. Don Gianfranco per questa ricorrenza non ha chiesto regali, ma un contributo per completare la “Sagrada Familia de San Martino”, ossia la chiesa parrocchiale che si spera di poter consacrare il prossimo 11 novembre, festa di S. Martino di Tours. A tutti i partecipanti, poi, ha lasciato come ricordo un pieghevole. Nella prima facciata i riferimenti della sua ordinazione: Belvedere di Tezze sul Brenta (VI), 16 luglio 1988 – S. Martino in Trignano (Spoleto), 16 luglio 2018.  Nelle facciate centrali un passaggio del primo romanzo di Hermann Hesse “Peter Camenzind” dove, tra l’altro, c’è scritto: “…volevo che voi, essendo forse più felici e più lieti di me, scopriste questo mondo con gioia ancora maggiore. E soprattutto volevo istillarvi nel cuore il mistero dell’amore…”. Nella quarta facciata alcuni passaggi di Dag Hammarskjöld (1905-1961), Segretario Generale delle Nazioni Unite e Premio Nobel per la pace alla memoria: “…Abbi pietà di me. Abbi pietà dei miei sforzo…dammi un cuore puro per vederti, un cuore umile per udirti, un cuore d’amore per servirti, un cuore fedele per viverti”.

La serata si è conclusa con una cena all’aperto dinanzi alla chiesa: don Gianfranco ha offerto, tra l’altro, i prodotti tipici (formaggi, pro secco, speck) della sua terra di origine, Asiago, in Veneto.