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Domenica 3 giugno 2018 la Chiesa ha celebrato la solennità del Corpus Domini, la festa di Gesù che sta in mezzo al popolo, la festa del Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa. A Spoleto l’Arcivescovo ha presieduto la Messa nella chiesa di S. Filippo Neri; al termine c’è stata la processione eucaristica fino alla Basilica Cattedrale. Col Presule hanno concelebrato i sacerdoti della Città. La liturgia è stata animata nel canto dalla Cappella Musicale del Duomo. «Siamo invitati – ha detto mons. Boccardo nell’omelia - a rinnovare la professione di fede nella presenza reale di Cristo nel sacramento dell’altare, a proclamare pubblicamente (come è stato fatto nella processione per le vie del centro) la nostra fede e la nostra gratitudine a Dio per questo mistero che ci trascende e ci trasforma.

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L'Eucaristia è, infatti, la sorgente della vita della Chiesa, ne è il centro dinamico: deve perciò essere posta costantemente al cuore della vita e della missione della Chiesa, come il vero perno intorno al quale tutto gira, poiché il mistero eucaristico è centro di irradiazione, che anima, alimenta e sostiene la vita della comunità ecclesiale, rendendo i suoi membri testimoni attivi della fede che professano. E noi, che formiamo la Chiesa, non possiamo vivere da ristiani se anche la nostra vita concreta non si apre all'Eucaristia e alle sue implicazioni».

«L’Eucaristia – ha proseguito il Presule - ci invita a custodire sulla storia uno sguardo di fiducia, per proseguire nel cammino senza perdere la pace e mantenere il coraggio della testimonianza cristiana. In altre parole, dobbiamo credere veramente alla potenza dell’Eucarestia che salva il mondo, del quale è luce e anima. Essa, poi, attrae i credenti alla sublime carità di Cristo che ci strappa da noi stessi per dedicarci al compito affidatoci da Gesù, quello della conversione, della riconciliazione e della testimonianza; una carità che tutto contiene e tutto abbraccia, tutto penetra e tutto muove, rendendoci strumenti di quel misterioso rinnovamento del corpo ecclesiale e del mondo che lo Spirito del Risorto continuamente opera nel tempo». 

«È allora opportuno – ha aggiunto l’Arcivescovo -  dare particolare rilievo alla Messa domenicale e alla stessa domenica, sentita come giorno speciale della fede, giorno del Signore risorto e del dono dello Spirito, vera Pasqua della settimana. Per ogni battezzato, la partecipazione all’Eucarestia deve essere il cuore della settimana: un impegno irrinunciabile, da vivere non tanto per assolvere a un precetto quanto piuttosto come bisogno di una vita cristiana veramente consapevole e coerente. All’Eucarestia noi attingiamo infatti la gratuità che ci fa capaci di perdonare, di accogliere, di servire; una gratuità che non cerca il proprio interesse, predilige gli umili e i poveri senza escludere nessuno, vince il male con il bene e tutto sa sopportare».

Come questa comunione eucaristica si può tradurre nella vita concreta? Mons. Boccardo ha indicato tre possibili traduzioni. La prima è «l’invito ad una intensa esperienza della comunione eucaristica. Tutti noi che, facendo la comunione, riceviamo il corpo del Signore siamo chiamati a vivere con grande intensità quel momento, che corrisponde alla parola di Gesù: “Prendete e mangiate”. Proviamo a vivere oggi la comunione eucaristica con raccoglimento, nel silenzio, lasciando da parte ogni altra preoccupazione».





«In secondo luogo – ha proseguito l’Arcivescovo - riflettiamo sul fatto che la comunione eucaristica ci mette in comunione non solo con Dio, ma fra di noi, fa di noi la Chiesa. Essa è la fonte, il cuore della nostra fede, l’alimento quotidiano della nostra carità. Comunicando insieme al Pane della vita, diventiamo corpo di Cristo; non molti, ma un solo corpo. Siamo davvero consapevoli di questo effetto della comunione? Quando ci lasciamo andare al pettegolezzo superficiale e cattivo, quando siamo tentati di giudicare gli altri, la comunità, i preti, la Chiesa, ci ricordiamo che, mediante l’Eucarestia, noi siamo una cosa sola con loro e dunque, se giudichiamo gli altri, giudichiamo noi stessi, se amiamo poco gli altri mostriamo odio verso noi stessi?».
«Infine – ha concluso - la comunione eucaristica deve avere un riflesso sociale, deve concretizzarsi nell’impegno amoroso per la solidarietà, per la costruzione della società civile, per mettere insieme gli sforzi di tutte le persone di buona volontà, per operare a favore della pace nel mondo e della fratellanza tra i popoli: come ci è necessaria la comunione con Cristo, che è la sorgente di ogni nostro sforzo per il bene e per la pace!».

Al termine della Messa si è avviata la processione eucaristica fino alla Basilica Cattedrale.